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The Italian Blog

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domenica, 31 agosto 2008

 Il Polo Nord si può circumnavigare: per la prima volta nella storia dell'uomo, i ghiacci che coprivano i passaggi a Nordest e Nordovest si sono sciolti in modo simultaneo, creando così nuove importanti rotte per i trasporti marittimi mondiali. La notizia arriva da un team di ricercatori dell'Università tedesca di Brema (Nord), ma affinché le navi possano utilizzare senza alcun pericolo questi percorsi si dovrà aspettare ancora qualche tempo. Intanto, nuove immagini satellitari analizzate dai ricercatori tedeschi non lasciano ombra di dubbio: mai negli ultimi 125 mila anni, il fenomeno dello scioglimento dei ghiacci alle estremità orientale e occidentale del Polo Nord si era verificato contemporaneamente.

Christian Melsheimer, dell'Università di Brema, ha confermato la scoperta al sito Internet del settimanale tedesco Der Spiegel e Mark Serreze, del Centro nazionale di statistica sulla neve e il ghiaccio di Boulder (Colorado), ha detto alla stessa testata: "Da quanto mi risulta è la prima volta che i due passaggi sono navigabili". Nel 2005 si era aperto il passaggio a Nordest, mentre quello a Nordovest continuava a rimanere bloccato. Poi, nel 2007, si era formata una lingua di ghiaccio a Nordest, di fatto chiudendo di nuovo la rotta russa. Gli scienziati di Brema hanno scoperto che nei giorni scorsi si sono sciolti i ghiacci della rotta a Nordovest, che va dal Nord dell'isola di Baffin fino al mare di Beaufort a Sud dell' isola di Vittoria. Poco dopo, si è riaperto completamente anche il passaggio a Nordest, in quanto si è sciolta la lingua di ghiaccio che si estendeva lungo la Russia attraverso il mare Laptev della Siberia.

E le compagnie di trasporti marittimi sono già impazienti. Il Gruppo Belua, di Brema, sta pensando di inviare una nave attraverso il passaggio a Nordest, una rotta notevolmente più corta rispetto al normale viaggio attraverso il Canale di Suez. Basti pensare che da Amburgo fino al porto giapponese di Yokohama, il viaggio attraverso questo passaggio è di sole 7.400 miglia nautiche, appena il 40% rispetto alle 11.500 miglia nautiche del Canale di Suez. Ma difficilmente questa rotta verrà aperta al commercio in tempi brevi. Le autorità russe, infatti, non hanno ancora dato i necessari permessi alle compagnie e, secondo alcuni esperti, le compagnie assicurative vorranno conferme ufficiali prima di dare il via libera. Intanto, gli scienziati saranno costretti a rivedere le loro previsioni. Fino a oggi, si pensava che la calotta polare artica sarebbe scomparsa nel 2070. Ma già molti prevedono che, a causa del riscaldamento del pianeta, questo succederà entro il 2030. E già un ricercatore della Naval Postgraduate School di Monterey (California), Wieslaw Maslowski, ritiene che tra metà luglio e metà settembre non ci sarà più ghiaccio dal 2013.
 

da http://ansa.it

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categoria:scienza, curiosità
domenica, 31 agosto 2008

Oggi per la quarta volta si tiene la giornata mondiale dei blogger. Le regole sono semplici, chi vuole parteciparvi deve scrivere in un post 5 link di blog fino ad ora non conosciuti che si trovano nella blogosfera. E poi segnalare al blogger che è presente nella lista per quest'iniziativa. Ecco i miei cinque link

 

http://www.carnackyweb.com/

http://costiga.net

http://geekzero.wordpress.com/

http://www.blogtecnico.com/

http://www.traffyk.com/

postato da: T3rminator alle ore 10:51 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 30 agosto 2008

31 Ottobre, vi state recando alla festa di un amico.

Non siete mai stati lì prima d’ora ma avete tutte le informazioni necessarie per raggiungere la casa.

Un tratto stradale, però, è bloccato da alcuni blocchi di cemento.. la strada è impraticabile ma invece di tornare indietro avete scelto di proseguire su una strada secondaria.

La strada si fa sempre più buia e deserta, e quando state per tornare indietro la vostra macchina decide di fermarsi e non ripartire più.

Così, armati di torcia e buona volontà vi incamminate verso quella che sembra una casa isolata… avete uno strano presentimento, ma che altra alternativa c’è a questo punto?

L’unica cosa da fare è entrare nella casa…

Gioca| qui.

 

postato da: T3rminator alle ore 23:41 | Permalink | commenti
categoria:curiosità
sabato, 30 agosto 2008

Provare i riflessi e vedere quanto siete veloci ad usare il mouse!

Tre giochini online veramente scemi per perdere tempo in questi giorni di fine estate:

Il primo viene dal Giappone e si chiama Avoider, un bambino farà di tutto per catturare e uccidere la nostra freccetta del mouse, il nostro compito è di resistere più tempo possibile alle angherie del simpatico bimbo e salvare la freccetta.

Avoider è compreso nel sito Onemorelevel ricco di giochini online veramente da stroncarsi, a confronto quelli di
Miniclip sono giochi professionali.

fly gameIl secondo è proprio uno scaccia noia, Fly Loader , il cui scopo infatti è... uccidere le mosche che ci ronzano intorno il più in fretta possibile...

Il terzo giochino è
Air Force test game, una difficile prova di riflessi in cui usando il mouse bisogna schivare gli oggetti che vanno addosso alla freccetta; pare che il gioco sia usato dai piloti dell'areonautica americana come test...io non ci credo comunque dovrete resistere circa 18 secondi, ci riuscirete?

da http://navigaweb.net

postato da: T3rminator alle ore 14:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:curiosità
venerdì, 29 agosto 2008

E' nato da poco un bellissimo blog per una bellissima iniziativa. Produrre qualcosa per i bambini di casarano, tutta la spiegazione è in questo post di aironedistelle. Vi invito a partecipare in moltissimi, chi se la sente può scrivere qualcosa e inviarla a me o a Mauro Piadi o ad aironedistelle. Intanto abbiamo già relaizzato il banner che inserisco qui sotto con correlato il codice html per chi volesse inserirlo nel proprio blog.

 

postato da: T3rminator alle ore 09:30 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 28 agosto 2008

Zeitgeist è un film documentario che ha il compito di farci aprire un pò gli occhi sul mondo. A mio parere, anche se alcune cose sono discutibili, è fatto molto bene, ben curato e con fonti e testimonianze, ci conduce nella realtà politica ed economica del nostro tempo. La prima parte riguarda la religione, probabilmente vi lascerà un pò perplessi, se sarà così, andate avanti dalla seconda parte in poi, inizia il bello...

Qui il link per vederlo online nella versione "continua" altrimenti è su youtube diviso in 14 parti. E' sottotitolato in italiano, dal sito dovete scegliere la lingua.

Buona visione   http://www.zeitgeistmovie.com/

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categoria:dibattito, curiosità, libertà violata
mercoledì, 27 agosto 2008

Non avete tempo per andare al cinema?? Bene, c'è un modo per vedere i migliori film in 30 secondi. Questo sito, attrverso delle animazioni vi farà rivivere l'intera trama di un film in soli 30 secondi. Davvero bello e divertente da provare!!

http://www.angryalien.com/

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categoria:curiosità
lunedì, 25 agosto 2008

Non è episodio raro trovarsi davanti ad un bug navigando onlineo soprattutto videogiocando. Tutti comunemente davanti ad errori e situazioni anomale nell'informatica usano questo termine. E' un bug. Come dicevo, tutti lo usano ma pochi si fermano a pensare sul suo significato. Bug in inglese significa insetto, e cosa c'entra un insetto con il pc? Innanzitutto definiamolo meglio. Un bug informatico è un errore nel software o talvolta, situazioni non calcolate dal programmatore. Per gli appassionati di videogame, queste situazioni non sono nuove, spesso ci si ritrova a poter oltrepassare i muri con il personaggio o nei giochi di calcio spesso la palla attraversa la rete.

Ma i bug sono nati molto prima dei videogiochi, la loro storia risale al 1945, quando la programmatrice Grace Hopper scopre ad Harward che un insetto ha provocato il blocco del Mark II (un prototipo dei nostri pc) incastrandosi negli ingranaggi. Oggi sarebbe impossibile una situazione simile date le ridotte dimensioni dei nostri calcolatori, ma quando erano grandi quanto un intero appartamento questo era possibile. Da allora si è sempre abbinata una falla informatica alla parola bug.

 Documento sul quale la Hopper annotò l'anomalia. Nell'immagine è riportata anche la foto della farfalla notturan ancora conservata.

 

 Il Mark II è quell'enorme "armadio" che si trova in secondo piano.

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categoria:informatica, curiosità
sabato, 23 agosto 2008

La dagherrotipia è un procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini non riproducibili.

Il dagherrotipo si ottiene utilizzando una lastra di rame su cui è stato applicato elettroliticamente uno strato d'argento, quest'ultimo viene sensibilizzato alla luce con vapori di iodio. La lastra deve quindi essere esposta entro un'ora e per un periodo variabile tra i 10 e i 15 minuti.

Louis Daguerre Louis Daguerre

Lo sviluppo avviene mediante vapori di mercurio a circa 60°C, che rendono biancastre le zone precedentemente esposte alla luce. Il fissaggio conclusivo si ottiene con una soluzione di iposolfito di sodio, che elimina gli ultimi residui di ioduro d'argento.L'immagine ottenuta, il dagherrotipo, non è riproducibile e deve essere osservata sotto un angolo particolare per riflettere la luce in modo opportuno. Inoltre, a causa del rapido annerimento dell'argento e della fragilità della lastra, il dagherrotipo veniva racchiuso sotto vetro, all'interno di un cofanetto impreziosito da eleganti intarsi in ottone, pelle e velluto, volti anche a sottolineare il valore dell'oggetto e del soggetto raffigurato.Per ridurre i tempi di sviluppo ed estendere così il campo d'applicazione della dagherrotipia anche al giornalismo, John Frederick Goddard utilizzò i vapori di bromo per aumentare la sensibilità della lastra, risultato che ottenne anche Jean Francois Antoine Claudet ma con i vapori di cloro. Comunque anche l'unione di queste due tecniche e di obiettivi più luminosi, non permise un'esposizione inferiore ai dieci secondi. L'utilizzo di vapori di mercurio rende la produzione di dagherrotipi un procedimento pericoloso per la salute.

Questo processo si divide in cinque operazioni.
Consiste la prima nel nettare e pulimentare la lamina e renderla propria a ricevere lo strato sensibile.
La seconda, nell'applicazione di questo strato.
La terza, a sottomettere nella camera oscura la lamina preparata a ricevere l'azione della luce affine di ricevervi l'immagine della natura.
La quarta, nel fare apparire questa immagine che non è visibile al suo uscire dalla camera oscura.
La quinta finalmente ha per iscopo di togliere lo strato sensibile che continuerebbe ad essere modificato dalla luce e tenderebbe necessariamente a distruggere interamente la prova.

La dagherrotipia ottenne un notevole e rapido successo, permettendo a chiunque di riprodurre fedelmente l'ambiente circostante. All'inizio erano predominanti i paesaggi e le nature morte, principalmente a causa dei lunghi tempi di esposizione necessari. Con l'affinarsi del procedimento e della realizzazione di obiettivi luminosi crebbero i ritratti e qualche timido tentativo di fotogiornalismo.

L’Atelier dell'artista: un daguerréotype del 1837, realizzato dall’inventore di questo procedimento fotografico, Louis Jacques Mandé Daguerre La prima immagine ottenuta con la dagherrotipia. (1837)

Il primo esperimento di dagherrotipia in Italia fu tenuto il 2 settembre 1839 a Firenze con attrezzatura prodotta da Giroux. In Spagna approdò il 10 novembre 1839, a Barcellona.In America la dagherrotipia, importata già nel 1839 da Samuel Morse e Francois Gourard, allievo di Daguerre, ottenne un vasto successo. Fu utilizzata per ritrarre i membri del Congresso e i territori di confine con il Canada, per mano di Edward Anthony e cinque dagherrotipi fecero conoscere le cascate del Niagara al mondo. All'Esposizione universale di Londra la qualità dei dagherrotipi americani fecero guadagnare agli Stati Uniti tre medaglie su cinque.

Nel 1850 uscì a New York il primo numero del The Daguerreian journal devoted to the Daguerreian an photographic art, giornale di fotografia.Dal 1855, con l'introduzione delle nuove tecniche al collodio umido e all'albumina, la dagherrotipia perse interesse, anche se utilizzata sino a fine secolo.

Il primo esemplare al mondo di dagherrotipo commercializzato è una Daguerreotype costruita nel 1839 dalla ditta parigina Susse Frères. Rimasta nascosta per circa 170 anni, è stata ritrovata per caso da un certo Wolfgang Haase nella soffitta di suo padre Guenther a Monaco. Di essa, fino a quel momento, si conosceva l'esistenza solo grazie alle istruzioni per l'uso ed alla pubblicità apparsa in due giornali parigini nei giorni precedenti la comparsa della prima pubblicità per l'apparecchio di Giroux.

Questo Daguerreotype è ancora più vecchio degli apparecchi concepiti lo stesso anno da Alphonse Giroux, il cognato dell'inventore Daguerre, che all'epoca costavano 400 franchi, contro i 350 del Daguerreotype dei fratelli Susse.

Esistono al mondo solo 12 esemplari di dagherrotipi Giroux custoditi in differenti collezioni e ciascuno di loro porta un'etichetta che avverte: "Aucun n'appareil n'est garanti s'il ne porte la signature de M. Daguerre et le cachet de M. Giroux".

da http://wikipedia.org

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categoria:invenzioni, curiosità
sabato, 23 agosto 2008

Come vi dicevo in qualche post precedente, io e il prof leo54, su sua idea, abbiamo aperto il sito dedicato alla memoria della tragica estate del 1943 quando sulla nostra città come in altre in tutta Italia ci furono pesanti bombardamenti. Ci teniamo molto a questa iniziativa, pertanto vi tengo aggiornati qui sull'andamento poichè il sito è ancora poco visualizzato. Nella pagina testimonianze è presente la testimonianza di mio nonno, vent'enne all'epoca dei fatti, e racconta attraverso alcune mie domande tutti i particolari che ricorda di quei giorni. Inoltre nella pagina mitragliamenti c'è un'altra breve storia e nella pagina fotografie e video, ho da poco inserito inedite foto e un filmato storico. Se siete interessati visitatelo.

http://foggiainguerra.altervista.org

 

P.S. la mail che avevo indicato, foggiasottolebombe@alice.it, era sbagliata, ora ho corretto anche lì. La mail esatta è foggiainguerra@alice.it

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giovedì, 21 agosto 2008

Oggi è un gesto comune estrarre la nostra fotocamera digitale per scattare una foto davanti ad un monumento o ad un paesaggio mozzafiato. Per arrivare alla nostra cara e piccola digitale, sono trascorsi molti anni e si sono succeduti inventori ed invenzioni (ovviamente) ;-)

A vederla è solo una piccola scatola scura. Ma la macchina fotografica ha la straordinaria capacità di catturare il mondo che ci circonda, con le sue emozioni.

 
La camera oscura.
La camera oscura
Il primo strumento utilizzato dall'uomo per avvicinare e fissare le/immagini fu la camera oscura, una specie di scatolone che aveva da un lato un foro con una lente da cui passava la luce e dal lato opposto un vetro ricoperto da un foglio su cui appariva l'immagine perfetta degli oggetti esterni situati di fronte al foro. Nota già agli astronomi arabi nel Medioevo, la camera oscura fu largamente utilizzata dai pittori, soprattutto a partire dal XVII secolo, per dipingere ritratti e paesaggi estremamente fedeli alla realtà.

 
Un'immagine ottenuta con la macchina a bitume.
La macchina a bitume
All'inizio dell'Ottocento, sì cominciò però a cercare il modo di fissare le immagini ottenute con la camera oscura senza bisogno di ridisegnarle. Il primo a riuscirci fu, nel 1816, il fisico francese Joseph Nicéphore Nìepce: egli sostituì alla carta della camera oscura una lastra di peltro ricoperta con uno strato di bitume di Giudea (una specie di asfalto) che induriva e sbiancava nei punti colpiti dalla luce, mentre restava scuro là dove era rimasto in ombra.

 
La prima macchina fotografica Kodak
La macchina a pellicola
La fotografia era nata, anche se doveva percorrere ancora una lunga strada prima di riuscire a diventare uno strumento davvero popolare. Un passo decisivo in tal senso si fece quando, nel 1888, l'americano George Eastman produsse la prima macchina fotografica Kodak,leggera e facile da usare, e che soprattutto utilizzava una pellicola fotografica flessibile; Con ogni pellicola si potevano realizzare 100 fotografie; finito il rotolo, questo andava rimosso e sviluppato, proprio come nelle macchine fotografiche moderne.

 
Macchina per dagherrotipi.

Che cos'è il dagherrotipo?
Nel 1839, il francese Louis Jacques Daguerre mise a punto un procedimento fotografico che da lui prese il nome di dagherrotipo o dagherrotipia. Le fotografìe erano fissate su una lastra di rame rivestita d'argento e trattata con vapori di iodio per renderla sensibile alla luce. Una volta impressa l'immagine, la lastra veniva sviluppata immergendola in vapori di mercurio e fissata con comune sale da cucina.

La fotografia a colori
Fino al 1903, i tentativi fatti per ottenere delle fotografie a colori erano stati piuttosto deludenti. In quell'anno però i fratelli Lumière, a cui si deve l'invenzione del cinema, misero a punto un sistema davvero funzionale, basato sull'uso di lastre di vetro rivestite da uno strato di granuli rossi, blu-e verdi che agivano da filtri della luce, permettendo di ottenere immagini a colori. Ma la vera svolta si ebbe nel 1935, quando fu messa in vendita la prima pellicola a colori, chiamata Kodachrome.

da www.sapere.it

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categoria:invenzioni, curiosità
martedì, 19 agosto 2008

IL CAIRO - Proposta choc da parte dall’Ordine dei medici del Cairo: un cristiano non può donare i suoi organi a un musulmano e viceversa. Ufficialmente la misura servirebbe per «combattere il commercio illegale di organi umani», che avrebbe ormai assunto dimensioni preoccupanti nel grande paese arabo. L'ondata di proteste tra la comunità cristiana copta, ma anche tra gli stessi musulmani, ha però convinto il governo a correre ai ripari, bloccando sul nascere la proposta.

INDIGNAZIONE - «E’ una pugnalata che colpisce il cuore dell’unità nazionale e mina la convivenza civile tra le varie fedi nel Paese», ha protestato in un comunicato l’Unione egiziana dei Diritti dell’Uomo. «Il legislatore è stato scavalcato dalla confraternita dei Fratelli Musulmani che controlla il Sindacato dei Medici e che ha imposto una norma fortemente discriminatoria, violando i diritti umani e la Costituzione e minando l'unità nazionale», accusa l'avvocato Naguib Gibrael, direttore dell'Unione egiziana per i diritti umani (Uedh), annunciando che è già stato presentato un esposto al tribunale del Cairo perchè la norma venga annullata. Contrari all'ordinanza anche gli ulema dell'Università di Al-Azhar, il più importante centro di studi islamici del mondo arabo. «Questo divieto non farà altro che peggiorare il fragile equilibrio tra le due comunità», osserva uno degli ulema, Abel Moti Bayumi. D'accordo con lui anche il vescovo Marcos, portavoce della comunità copta: «La norma non ha senso perchè il traffico d'organi può interessare anche fedeli della stessa religione. Di questo passo avremo ospedali distinti per cristiani e musulmani o il divieto di donare sangue tra persone che professano un diverso credo religioso, per non parlare dell'impossibilità per un medico di visitare un paziente di religione diversa dalla propria».

I MEDICI - Hamdi al Said, segretario dell’Ordine dei Medici, che aveva anticipato la proposta ai giornali locali, contattato dalla tv al Arabiya, ha fatto retromarcia: «è stata solo una proposta ed è stata già ritirata». «La nostra ordinanza non discrimina nessuno», sottolinea al Said, «perchè la tutela delle persone indipendentemente dalla loro fede nei confronti del fenomeno del traffico d'organi impedisce che si creino tensioni ulteriori tra le due comunità».

da www.corriere.it

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domenica, 17 agosto 2008

Un simpatico "dialogo" tra i due sistemi operativi windows e linux.

 

 

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venerdì, 15 agosto 2008

Il Professor Leo54, mi ha proposto di aprire un sito/blog per non dimenticare i bombardamenti che Foggia subì nell'estate del 1943. Prima che se ne perda la memoria diretta, raccoglieremo testimonianze e foto per far rivivere quei momenti drammatici della nostra storia, per non dimenticare che la guerrà è un'ingiusta atrcità e a pagare sono sempre gli innocenti. Seguiteci su http://foggiainguerra.altervista.org

Chiunque fosse interessato a darci una mano, proporci qualche storia o altro, può contattarci scrivendo una mail a foggiainguerra@alice.it o lasciando un commento sui nostri blog.

Qui c'è il banner del sito. Chi volesse può inserirlo nel proprio blog.
postato da: T3rminator alle ore 11:43 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 15 agosto 2008

BUON FERRAGOSTO A TUTTI!!!

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giovedì, 14 agosto 2008

Per calcolare il peso ideale di una persona, non esiste una formula matematica univoca, ma esistono diverse formule che possono dare risultati ben diversi l'una dall'altra. Alcune tendono a sottostimare il peso ideale altre tendono a sovrastimarlo. Il risultato è che con le formule in nostro possesso è abbastanza difficile calcolare il peso ideale per un singolo soggetto, perché le variabili chiamate in causa sono molte e non si possono ridurre solo all'età, altezza e al sesso.

Ecco le varie formule che ho potuto trovare in rete:

Formula di Lorenz
Questa formula non tiene conto né dell’età né della struttura scheletrica, ma è molto utilizzata.

Peso ideale Uomini = altezza in cm – 100 - (altezza in cm – 150)/4
Peso ideale Donne = altezza in cm – 100 - (altezza in cm – 150)/2

Formula di Broca
Questa formula è la più semplice ma tiene conto solo dell’altezza

Peso ideale Maschi = altezza in cm – 100
Peso ideale Femmine = altezza in cm – 104

Formula di Wan der Vael
Questa formula considera solo l’altezza

Peso ideale Uomini = (altezza in cm - 150) x 0,75 + 50
Peso ideale Donne = (altezza in cm - 150) x 0,6 + 50

Formula di Berthean

Peso ideale = 0,8 x (altezza in cm – 100) + età/2

Formula di Perrault
Questa formula tiene conto dell’età e dell’altezza

Peso ideale = Altezza in cm – 100 + età/10 x 0,9

Formula di Keys
Peso ideale Uomini = (altezza in m)² x 22,1
Peso ideale Donne = (altezza in m)² x 20,6

Formula di Travia
Peso ideale = (1,012 x altezza in cm) – 107,5

da http://miaplacidusedaltriracconti.blogspot.com/

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categoria:matematica, curiosità
giovedì, 14 agosto 2008

Il robot col cervello biologico ha le cellule nervose del topoGordon si muove in maniera autonoma e, come molti suoi simili, riconosce e schiva gli ostacoli. Ma c'è una caratteristica che lo rende unico: è il primo robot al mondo ad avere un cervello biologico. Il suo controllo non avviene attraverso chip di silicio, ma tramite vere cellule nervose di ratto coltivate in laboratorio. L'esperimento, che è stato messo a punto nell'università britannica di Reading, verrà presentato sul settimanale New Scientist. L'obiettivo è studiare i meccanismi legati alla memoria: gli studiosi sperano che da questo si possano fare nuove scoperte su malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, l'ictus o le conseguenze di lesioni cerebrali.

Il cervello di Gordon, è composto dalle 50mila alle 100mila cellule nervose prelevate da embrioni di ratto. Coltivate in vitro, sono state riprogrammate per essere adattate al robot e disposte all'interno di una matrice con 60 elettrodi in grado di registrare i segnali elettrici delle cellule. Ogni volta che l'automa si avvicina a un oggetto, partono dei segnali inviati per mezzo degli elettrodi. In risposta, il cervello guida le ruote del robot in modo da fargli schivare l'oggetto.

"E' un risultato davvero eccitante perché per la prima volta un cervello biologico controlla i movimenti del robot nel quale è installato", racconta Kevin Warwick, uno degli autori dell'esperimento. "Questa ricerca ci farà fare un passo in avanti nella comprensione del modo in cui il cervello lavora e potrà avere conseguenze importanti in molte aree della scienza e della medicina". L'attenzione degli esperti è concentrata sui meccanismi legati alla memoria; la speranza è di arrivare a studiare le malattie umane che ne provocano il deterioramento.

Il prossimo obiettivo dei ricercatori è ottenere un prototipo in grado di apprendere sulla base di segnali di tipo diverso. In modo da potere osservare, con la progressione dell'apprendimento, la maniera in cui la memoria si manifesta nel cervello ogni volta che il robot rivisita territori e situazioni che gli sono familiari.

postato da: T3rminator alle ore 14:22 | Permalink | commenti
categoria:invenzioni, curiosità, robot
lunedì, 11 agosto 2008
FINO a oggi era pura fantasia o al più qualcosa di legato alla magia. Ma ora la possibilità di rendere invisibili gli oggetti sta per concretizzarsi. Si potrebbero far sparire le mura di una casa o i vestiti di una persona, ma le applicazioni potrebbero essere ben più serie. Si potrebbero rendere trasparenti le macerie di un edificio dopo un terremoto per cercare i superstiti o guardare direttamente gli organi interni di un paziente dopo aver reso invisibile la sua pelle.

Come? Grazie a un sistema che la prossima settimana un team di ricercatori guidati da Chris Phillips e da Mark Frogley dell'Imperial College di Londra presenterà alla Royal Society. In questa fase non renderanno invisibile un tavolo o una persona, ma solo uno speciale materiale con una superficie di un millimetro quadrato per un tempo di un centomillesimo di milionesimo di secondo.

Per capire la loro tecnica, che sfrutta applicazioni quasi "magiche" della fisica, è necessario conoscere perché un oggetto è visibile. Le cose si possono osservare perché la luce che arriva dal Sole interagisce con gli atomi di cui sono composte. Quando un raggio di luce, che altro non è che un'onda elettromagnetica, colpisce un atomo dello schermo su cui state leggendo ad esempio, gli elettroni (le particelle negative che orbitano attorno ai nuclei degli atomi) che si trovano in uno stato di riposo assorbono l'energia dell'onda e passano a un livello di energia più elevato. Ma la luce che viene assorbita è solo quella che è in grado di spostare l'elettrone di quell'atomo a un livello superiore, tutte le altre onde elettromagnetiche che hanno più o meno energia passano attraverso l'oggetto senza produrre alcunché. Successivamente, l'elettrone che ha raccolto l'energia ritorna al suo stato di riposo cedendo l'energia assorbita che si manifesta con un particolare colore che colpisce il nostro occhio.

Phillips e colleghi sono riusciti a bloccare l'assorbimento dello specifico raggio di luce così che anche quello che origina il colore dell'oggetto passa attraverso l'oggetto stesso. Per realizzare l'esperimento i ricercatori hanno creato un materiale apposito. Hanno prodotto cioè fogli di atomi dello spessore di pochi milionesimi di millimetro e vi hanno sparato sopra luce laser. Qui entra in gioco quel settore della fisica che ai più sembra ancora magia: la "fisica quantistica", che è la fisica che studia e "sfrutta" particolari comportamenti della materia a livello atomico. Ebbene secondo la fisica quantistica un elettrone può evitare di assorbire l'energia proveniente dalla luce laser se un secondo fascio laser viene usato per "accoppiare" l'energia dei due livelli per trasportarla a un terzo livello energetico. Forse non a tutti riuscirà chiaro comprendere questo meccanismo, ma il concetto di base è che l'uso di due fasci laser impedisce all'energia di un elettrone di essere riemessa sotto forma di colore e dunque l'atomo a cui appartiene quell'elettrone non lo si vede, risulta invisibile.

Phillips ha utilizzato laser a luce infrarossa costruiti dalla ex Unione Sovietica per produrre semiconduttori. "Partendo da dati puramente teorici basati sulla fisica quantistica, siamo riusciti a rendere invisibile l'oggetto che abbiamo costruito per il tempo che corrisponde all'accensione dei due laser. Una volta spenti i fasci di luce il sottile foglio di atomi da noi costruito ritorna ad essere opaco come tutti gli oggetti", ha spiegato il ricercatore al London Telepraph.

Sebbene l'esperimento abbia richiesto una complessa struttura, Phillips si dice certo che è possibile costruire un sistema meno complesso che possa rendere trasparente alla luce ogni cosa. A questo punto rimarrà solo lo sforzo per inventare le applicazioni dell'invisibilità degli oggetti.
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categoria:curiosità
lunedì, 11 agosto 2008

Una recente intervitsa di Carlo Rubbia sui problemi energetici planetari.

“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

” Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie“.

Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali.”

” Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.

“C’è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma“.

“I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice, perché allora non si fa?

“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”. (30 marzo 2008)

da http://circoloprcgr.altervista.org

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categoria:ambiente, energia
domenica, 10 agosto 2008

In queste notti sarà possibile avvistare nei nostri cieli numerose stelle cadenti dette anche lacrime di San Lorenzo. Ma cosa sono?? Da dove vengono??

Le stelle cadenti, o meteore, sono le scie luminose prodotte dall'evaporazione nell'atmosfera di piccole particelle di roccia, ghiaccio o polvere. Queste si trovano in grande abbondanza nello spazio intorno alla Terra, rilasciate soprattutto dalle comete lungo la propria orbita. Quando il nostro pianeta le investe, nel suo moto orbitale attorno al Sole, esse vengono distrutte.
Si tratta di particelle veramente minuscole: le più grandi pesano appena un decimo di grammo, ma sono in grado di produrre tracce tanto luminose quanto le stelle più brillanti. Vengono rilasciate nello spazio dalle comete nel loro passaggio attorno al Sole, consumate dal suo calore e dal vento solare, un flusso di ioni molto energico emesso dalla nostra stella.

Ma come avviene in pratica il fenomeno delle meteore ?
Queste particelle cadono sulla Terra a velocità vertiginose (fino a 72 km al secondo, ben 260mila Km all'ora !). Per questo motivo risentono di un enorme attrito con la nostra atmosfera, attrito che li riscalda a temperature elevatissime. I frammenti più piccoli vaporizzano, producendo reazioni fisico chimiche che creano scie luminose di 5-20 Km di lunghezza.

Questo fenomeno avviene durante tutto l'anno, ma in alcuni periodi è più frequente perchè la Terra, nel suo moto attorno al Sole, incontra nubi di detriti più dense, quelle perdute da una cometa per esempio, così si può avvistare un maggior numero di meteore. Quest'anno l'orbita terrestre incrocerà la nube un po' più tardi del solito, quindi il massimo degli avvistamenti di meteore si avrà più tardi.
Oltre allo sciame delle Perseidi (9-14 agosto), i più famosi sono quello delle Leonidi (17- 18 novembre) e delle Orionidi (intorno al 21 ottobre).

Le stelle cadenti di uno sciame sembrano provenire dallo stesso punto del cielo, detto "radiante". Questo è solo un effetto di prospettiva: in realtà tutti i corpi dello sciame si muovono parallelamente fra loro, in direzione della superficie terrestre, ma dato che li osserviamo dal basso sotto una certa angolazione, le meteore sembrano percorrere un arco nel cielo.

Ecco la cometa che ha dato origine, molti anni fa, allo sciame delle Perseidi. Si chiama Swift-Tuttle, dal nome dei suoi scopritori. Questa cometa ha un nucleo del diametro di circa 10 Km; il suo ultimo passaggio vicino al Sole risale al 1992, ma dovremo aspettare fino al 2126 per rivederla.
Lo sciame delle Perseidi è certamente il più famoso di tutti; fu registrato dai cinesi diverse volte, a partire dal 36 d.C., e successivamente da giapponesi, coreani ed europei.

da http://www.pd.astro.it/othersites/stelle/perseidi.htm

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categoria:astronomia
domenica, 10 agosto 2008

Uno studioso, cercando documenti negli archivi del Vaticano, trovò una vecchia fattura datata 10/5/1885 rilasciata da un restauratore che aveva effettuato un lavoro nella monumentale basilica di S.Pietro

Impresa restauri e decorazioni
Via del Plebiscito, 16 Roma

fattura per i seguenti restauri:

Rinnovato il paradiso £3,50
Rifatta la barba al Padre Eterno £2,50
Rinfrescata la piaga di S.Sebastiano £4,00
Rifatto il codino al porco di S.Antonio £2,00
Ritoccato il seno a S.Eufemia £2,50
Messo un corno a Mosè £4,80
Passata una mano sul didietro a S.Anna £5,65
Restaurate le palle di S.Bartolomeo £3,00
Ottturato il buco di S.Brigida £4,40
Lucidata la cappella di S.Domenico £4,35
Allargata la nicchia di S.Lucia £5,50
Raddrizzata la verga di S.Cristoforo £4,50
Fatte diverse limature a S.Filomena £8,75
Ripulito l’uccello a S.Francesco £6,45
Tolte le ragnatele sul davanti a S.Chiara £3,25
Fatta una nuova sega a S.Giuseppe £4,00
Introdotta una nuova canna nell’organo di S.Cecilia £3,45
Rifatto il culo ad un angelo dietro l’altare £4,30

da http://thepolloweb.blogspot.com

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categoria:
venerdì, 08 agosto 2008

 Vernam

Nel corso della storia, l'uomo ha sempre sentito l'esigenza di dover scambiare messaggi con qualcuno senza che nessuno potesse scoprirne il contenuto a parte il destinatario. Questo ha portato alla nascita della crittografia, ovvero dei metodi per rendere un messaggio "offuscato" in modo da non essere comprensibile a persone non autorizzate a leggerlo. Un tale messaggio si chiama comunemente crittogramma. Le sue origini si perdonp nella notte dei tempi, infatti, già gli Spartani adottavano un loro particolare codice così come i romani.  Fu proprio sotto Giulio Cesare che nacque la crittanalisi, un concetto oggi elementare ma che introdusse un nuovo modo di pensare.

La crittoanalisi tratta dello studio e della comprensione dei testi in qualche modo occultati, sia deliberatamente che per perdita del metodo di decodifica (da questo punto di vista è crittoanalisi anche la decifrazione delle lingue morte).La crittoanalisi è la "controparte" della crittografia ed assieme formano la crittologia.Ultimamente la crittografia si basa sempre meno sulle "intuizioni di pochi" e sempre più sulla branca della matematica chiamata teoria dei numeri; di conseguenza anche la crittoanalisi si sta spostando in quella direzione. Alcune tecniche di crittoanalisi sono l'analisi delle frequenze, la crittoanalisi lineare e la crittoanalisi differenziale.

La crittografia moderna ha inizio attorno al 1500 quando Leon Battista Alberti, creò un disco cifrante che consentiva di scrivere un messaggio utilizzando un alfabeto segreto. Un ulteriore passo in avanti fu quello compiuto dall'italiano Giovan Battista Bellaso che inventò un codice composto da caratteri alfabetici segreti e alternati xhe seguivano l'andamento di un ordine prestabilito chiamato contrassegno. Tuttavia il napoletano Della Porta nel 1553 riprese e ripropose questo sistema andato nel dimenticatoio prendendone il merito anche se porta il nome del francese Vigenére che usò questo sistema per codificare le sue lettere. Il codice rimase indecifrato per tre secoli fin quando il generale tursco Kasiski scoprì la soluzione.

Il colonnello Kasiski notò che spesso in un crittogramma di Vigénère si possono notare delle sequenze di caratteri identiche poste ad una certa distanza fra di loro; questa distanza può, con una certa probabilità, corrispondere alla lunghezza della chiave, o a un suo multiplo. In genere la stessa lettera con il cifrario di Vigénère viene cifrata in modo diverso nelle sue varie occorrenze, come si confà ai cifrari polialfabetici, ma se due lettere del testo in chiaro sono poste ad una distanza pari alla lunghezza della chiave (od un suo multiplo), questo fa sì che vengano cifrate nello stesso modo. Individuando tutte le sequenze ripetute (cosa che avviene frequentemente in un testo lungo), si può dedurre quasi certamente che la lunghezza della chiave è il massimo comun divisore tra le distanze tra sequenze ripetute, o al più un suo multiplo. Conoscere la lunghezza n della chiave permette di ricondurre il messaggio cifrato ad n messaggi intercalati cifrati con un cifrario di Cesare facilmente decifrabile.

La crittografia tradizionale moderna, come enunciato da Vernam nel 1918 si deve basare su codici lunghi quanto l'intero messaggio e non più riutilizzabili. Ancora oggi questo metodo è valido, poichè nessuno farà mai in tempo a scoprire il sistema prima che venga cambiato.  La vera novità del secolo scorso è l'invenzione di una tecnica crittografica che utilizza chiavi diverse per cifrare e per decifrare un messaggio, facilitando incredibilmente il compito di distribuzione delle chiavi. Infatti in questo caso non c'è bisogno di nascondere le chiavi o le password: c'è una chiave per crittografare, che chiunque può vedere, e una per decifrare che ha solo il destinatario. In altre parole, se A vuole ricevere un messaggio segreto da B, manda a B una scatola vuota con un lucchetto aperto senza chiavi. B mette dentro il messaggio, chiude il lucchetto, e rimanda il tutto ad A, che è l'unico ad avere le chiavi. Chiunque può vedere passare la scatola, ma non gli serve a niente. A non deve correre rischi con le sue chiavi. Il funzionamento di questo sistema è basato sul fatto che è molto facile moltiplicare due numeri primi (che sono la chiave privata, quella che solo A conosce per decifrare), ma è molto difficile trovare i fattori primi di un numero poichè è un numero con diverse migliaia di cifre e persino i calcolatori moderni impiegherebbero mesi per trovare una coppia di numeri primi in grado di formarlo (la chiave pubblica, che chiunque può vedere e che si usa per crittografare). Siccome la crittografia asimmetrica è molto lenta se si devono spedire grandi quantità di dati, spesso si usa questo tipo di crittografia per scambiarsi una chiave con cui iniziare una comunicazione in crittografia simmetrica, molto più semplice, veloce e sicura.

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categoria:invenzioni, curiosità
giovedì, 07 agosto 2008

TORINO - Andrea Pininfarina, 51 anni, è stato investito da un'auto mentre era alla guida del suo scooter Piaggio. L'imprenditore è morto sul colpo. L'incidente è avvenuto questa mattina, poco dopo le 8, in via Torino, a Trofarello. Probabilmente era diretto a Cambiano, un comune distante circa tre chilometri dove ha sede la storica carrozzeria torinese. Il corpo è stato rimosso dal luogo dell’incidente pochi minuti prima delle 11, dopo l’intervento del 118.

LA DINAMICA - Stando alla ricostruzione fornita dal comandante dei vigili urbani di Trofarello, Luigi Semenzato l'imprenditore stava percorrendo via Torino provenendo da Moncalieri sulla sua Vespa GT60 di colore grigio, quando all'altezza di via Filippo Turati è stato investito da una Ford Fiesta di colore rosso guidata da un uomo di 78 anni residente a Trofarello. Dalle prime ricostruzioni l'automobilista avrebbe avuto la visuale parzialmente ostruita da un furgone cassonato che stava scaricando materiale edile parcheggiato lungo via Torino. L'automobilista non avrebbe dato la precedenza a Pininfarina. I primi ad arrivare sul luogo dell'incidente sono stati i vigili urbani e il 118. Inutili i tentativi di rianimazione. Pininfarina è morto sul colpo. La salma è stata trasferita presso la camera mortuaria del cimitero di Chieri, a pochi chilometri di distanza. L'automobilista è stato ricoverato in stato di shock presso l'ospedale di Moncalieri.

 Uno dei suoi prototipi.

 

da http://corriere.it

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categoria:grandi persone
martedì, 05 agosto 2008

Ancora un giochino flash. questa volta ci sono in ballo i totem, bisogna toglierli senza far cadere l'omino in cima. Da provare! http://armorgames.com/play/1871/totem-destroyer

 

Image

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categoria:curiosità
martedì, 05 agosto 2008
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categoria:curiosità
sabato, 02 agosto 2008

Il termine OOPARTS sta a significare praticamente "reperti al di fuori di ogni logica convenzionale collocazione, tale da mettere in crisi la visione delle cose che la scienza ritiene di aver ormai acquisito".

L' argomento in questione comprende diversi oggetti "impossibili", che sono stati trovati dove non avrebbero dovuto essere.

Il più famoso, forse, è il geode ritrovato nei pressi di olancha, in California, nelle montagne di Coso, il 13 febbraio 1961, da una spedizione geologica guidata da Mike Mikesell, Wallace A. Lane e Virginia Maxey.

Questo geode, stranamente senza cavità interne, caratteristica che distingue queste pietre, presenta invece al suo interno una sezione perfettamente circolare di un materiale durissimo.
Il geode sarebbe stato datato ad almeno 500.000 anni fa.


Il "geode di Coso" tagliato in due e visto esternamente


Il geode sezionato e visto internamente

Ulteriori osservazioni sulle fotografie e sulle radiografie del reperto rivelarono che l 'oggetto sezionato presentava una parte metallica esagonale, un isolante di materiale che poteva essere ceramica o porcellana con un filo metallico centrale: i principali componenti di "una candela d' accensione" di un moderno motore a scoppio.


La radiografia del geode di Coso in visione frontale e laterale

Gli ominidi viaggiavano in motocicletta?

Un altro reperto "impossibile" è quello citato da Charles Fort e ritrovato in seguito al brillamento di un massiccio conglomerato di roccia a Dorchester, Massachusetts, nel 1851. Tra i frammenti di roccia generati dall' esplosione, venne individuato un sottile reperto concavo di metallo, accanto al quale ve ne era una ltro del tutto simile. Si scoprì che i pezzi combaciavano perfettamente tra loro a formare un recipiente a campana alto 11,4 centimetri, largo 6,3 centimetri alla sommità e 16,5 centimetri alla base, l' oggetto era spesso 3 millimetri e composto principalmente d' argento.


Il vaso di Dorchester

Presso la sommità, dove apparentemente la maniglia si era spezzata, l' oggetto presentava un orifizio di circa 4 centimetri di diametro. Presentava raffinate decorazioni eseguite con un tipo di saldatura.
La roccia nella quale fu rinvenuto era un granito formatosi almeno un miliardo di anni fa.

Un altro reperto, di cui però si hanno pochissime notizie, è il "martello di London", rinvenuto in Texas.


Il martello di London

Questo oggetto fu rinvenuto in un blocco di arenaria datato 140 milioni di anni.

Un reperto, o meglio, "l 'ombra" di un reperto è però quello che più lascia stupefatto chi ne viene a conoscenza; si tratta di un' impronta fossile di calzatura dotata di tacco rinvenuta presso Antelope Springs, nello Utah.

Apparentemente, si nota una suola di scarpa, munita di tacco, con impressa la forma di un trilobite, piccolo crostaceo vissuto fra i 300 ed i 600 milioni di anni fa.


L' impronta di calzatura rinvenuta nello Utah. Si può notare il trilobite, di forma circolare, impresso nel tacco.

La suola è lunga 36 centimetri e larga 8, con la sporgenza del tacco ben visibile.
Chi calzava scarpe prima ancora che nascessero i dinosauri?

Ed ancora:

la lente ottica molata rinvenuta in una tomba ad Helwan, in Egitto, e custodita al British Museum.


La lente rinvenuta a Helwan

Altri reperti "impossibili":

Nel 1851, nel Massachusetts, un collezionista di minerali ruppe accidentalmente un blocco di quarzo della grandezza di un pugno. Il blocco rivelò al suo interno un chiodo di ferro lungo sette centimetri, leggermente corroso ma perfettamente diritto e con la testa perfettamente distinguibile.

A Bearcreek, nel Montana, nel 1926 venne trovato in una miniera di carbone un blocco del minerale nel quale era incastrato un dente umano, per la precisione un secondo molare inferiore, interamente fossilizzato, identico al dente di un uomo della nostra epoca. Secondo le stime dei geologi, il carbone della miniera si era formato intorno ai dieci milioni di anni fa.


Il dente ritrovato nel blocco di carbone

Un FRAMMENTO DI ACCIAIO identico alla punta di un trapano è stato trovato in Scozia, nel 1852, racchiuso in un blocco di carbon fossile. Il carbone della miniera risale ad almeno undici milioni di anni fa.

la FIBBIA DA CINTURA rinvenuta in Cina nei pressi della tomba del generale Chou Chu, della dinastia Chin, vissuto dal 265 al 316 d.C. Dall' analisi compiuta dall' istituto di fisica applicata dell' Accademia delle Scienze cinese e dal politecnico di Dunbai, si è appurato che il metallo della fibbia è una lega formata dal 5% di manganese, dal 10% di rame e dall' 85% di alluminio.

La scienza ufficiale però ci dice che l' alluminio sarebbe stato scoperto solo nel 1803 e si è riusciti a produrlo in forma sufficientemente pura solo nel 1854. Attualmente, il processo di estrazione dell' alluminio dalla bauxite è molto complesso ed implica l' uso di un forno di tipo "Reverbier", di una camera di rifrazione e di un generatore di corrente, oltre all' elettrolisi ed a temperature superiori ai 950°C.

Una RADIO A GALENA rinvenuta su uno scheletro umano e risalente a circa 2500 anni fa, scoperta in una caverna nella zona di Yianghe, nella provincia sud-orientale di Yiangxi in Cina, ad opera di una équipe di archeologi guidata dal prof. Han della Nanking University.
Il reperto è costituito da due auricolari collegati ad una scatola contenente delle lamine d' argento (forse funzionanti da trasduttori di frequenze) e un cristallo di colore viola (avente forse funzione di antenna .
Indossando gli auricolari, si udrebbe un suono che si ritiene essere un canto funebre inneggiante all 'oltretomba.

Nel 1869, presso il Miner's Saloon di Treasure City, nel Nevada, venne esposto un frammento di feldspato proveniente dalla locale miniera di Abbey. Nella roccia era incassato qualcosa che rassomigliava ad una comune vite lunga 5 centimetri, così perfettamente delineata nel solco elicoidale del filetto, che i molti che ebbero modo di osservarla asserirono che si trattava senza dubbio di una vera e propria vite di ferro, rimasta misteriosamente intrappolata nella pietra.

Una curiosa scoperta fu effettuata dalla signora S.W. Culp di Morrisonville, nell' Illinois, nel 1891.
La donna stava rompendo un grosso pezzo di carbone, prima di infilarlo nella stufa. Nel romperlo, rimase sorpresa poichè al suo interno scoprì una catenina d' oro della lunghezza di 25 cm., e quando cercò di prenderla tra le mani si accorse che era saldamente attaccata al pezzo di carbone, e dovette usare una certa forza per staccarla dal blocco. Al chè si accorse che era rimasta un' impronta nitida della catenella impressa nel carbone. Sottoposta ad un esame, la catenella risultò del peso di 12 grammi e costituita di oro a 8 carati.

Come si possono classificare tutti questi oggetti, testimonianze vere di un passato ancora da scoprire o banali frodi?
Potrebbero essere frutto di scherzi di alcuni burloni, anche se alcuni ritrovamenti sarebbero stati "impossibili" da architettare, come gli oggetti ritrovati all' interno di blocchi di pietra di milioni di anni fa. Proviamo allora a pensare se anche solo uno di questi oggetti non fosse opera di qualche buontempone: sconvolgerebbe tutto quello che finora sappiamo della storia dell' evoluzione umana.
Quindi, sarà opportuno non continuare ad ignorare tutto ciò che è stato e verrà trovato.

da http://web.genie.it/utenti/m/mysteryworld/ooparts.html

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categoria:scienza, misteri, curiosità
venerdì, 01 agosto 2008

 Abbiamo sempre attribuito la paternità dei computer, o meglio delle macchine da calcolo a Blaise Pascal  (Clermont-Ferrand, Puy-de-Dôme19 giugno 1623 – Parigi19 agosto 1662) e più tardi ad Alan Turing (Londra23 giugno 1912 – Manchester7 giugno 1954), ma recenti scoperte hanno dimostrato che la prima vera macchina ad ingranaggi capace di seguire complicato calcoli, risale ad un periodo compreso tra il 100 e il 150 a.C.

Frammento principale del meccanismoIngranaggio principale.

Si chiama macchina di Anticitera, nome del luogo in cui venne rinvenuta nel 1900,  era delle dimensioni di circa 30 cm per 15 cm, dello spessore di un libro, costruita in bronzo e originariamente montata in una cornice in legno. Era ricoperta da oltre 2.000 caratteri di scrittura, dei quali circa il 95% è stato decifrato (il testo completo dell'iscrizione non è ancora stato pubblicato).Alcuni archeologi sostennero che il meccanismo era troppo complesso per appartenere al relitto ed alcuni esperti dissero che i resti del meccanismo potevano essere fatti risalire ad un planetario o a un astrolabio. Le polemiche si susseguirono per lungo tempo ma la questione rimase irrisolta.

Inizialmente era apparsa ai ricercatori come una grossa pietra, ma nel 1902, si capì che quelli erano i resti di antichi ingranaggi ormai fortemente corrosi e quasi irriconoscibili. La svolta avvenne nel 1951, quando accurate ricerche spinìsero i ricercatori ad approfondire il caso esaminadola ai raggi X, si comprese che all'interno erano presenti alcuni ingranaggi e solo più tradi, con le ricostruzioni al computer, si è scoperta la sua vera utiità.

Schema del meccanismo di Anticiteraricostruzione della Macchina.

Il meccanismo risultò essere un antichissimo calcolatore per il calendario solare e lunare, le cui ruote dentate potevano riprodurre il rapporto di 254:19 necessario a ricostruire il moto della Luna in rapporto al Sole (la Luna compie 254 rivoluzioni siderali ogni 19 anni solari).

L'estrema complessità del congegno era inoltre dovuta al fatto che tale rapporto veniva riprodotto tramite l'utilizzo di una ventina di ruote dentate e di un differenziale, un meccanismo che permetteva di ottenere una rotazione di velocità pari alla somma o alla differenza di due rotazioni date. Il suo scopo era quello di mostrare, oltre ai mesi lunari siderali, anche le lunazioni, ottenute dalla sottrazione del moto solare al moto lunare siderale.

Sulla base della sua ricerca, si concluse che, contrariamente a quanto si era creduto in precedenza, nella Grecia del II secolo a.C. esisteva effettivamente una tradizione di altissima tecnologia.

 Alcuni punti e le immagini sono tratti da http://wikipedia.org

postato da: T3rminator alle ore 09:49 | Permalink | commenti (1)
categoria:curiosità

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