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The Italian Blog

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martedì, 30 settembre 2008
Sul blog di Mauro Piadi, ho letto la prima parte di questo bell'articolo, qui lo riporto integralmente
Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. Respirano forte quando l’ostetrica dice «non urli, non è mica la prima». Imparano a cantare piangendo, a suonare con un braccio che pesa come un macigno per la malattia, a sciare con le ossa rotte. Portano i figli in braccio per giorni in certe traversate del deserto, dei mari sui barconi, della città a piedi su e giù per gli autobus. Le donne hanno più confidenza col dolore. Del corpo, dell’anima.
È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico, è una cosa che c’è e non c’è molto da discutere. ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. trasformare il dolore in forza. Ignorarlo, domarlo, metterlo da qualche parte perché lasci fiorire qualcosa. È una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa. (...)
«Le femmine servono ai cuccioli» dice il bambino seduto davanti alla tv, danno un documentario sugli animali. Poi ripete: «Lo sai mamma? Le femmine servono perché devono fare i cuccioli, i maschi da soli non li possono fare».
Non c’è dubbio, i maschi da soli non possono. Però le femmine non «servono» solo a fare i cuccioli, penso di rispondere. Non dico niente, invece. Ci sono cose che non si spiegano con le parole. Lo capirà, lo vedrà, lo imparerà strada facendo. Certo, bisogna sempre ricominciare da capo. A ogni generazione di nuovo. Dimostrare, convincere. A cosa servono le femmine? Sembra proprio, nelle parole di un bambino, l’origine di tutte le questioni. Non sono sicura che a fare la stessa domanda a cento adulti, uomini e donne, si otterrebbero risposte convincenti. «Servono a far più bella la vita» mi ha risposto un amico credendo di dire cosa gradita, immagino sentendosi galante.
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categoria:donne
sabato, 27 settembre 2008
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Ieri ho assistito assieme a due amici al concerto di Vasco Rossi, a Bari, si è scritto tanto sul Blasco, non c'è bisogno di scrivere altro, così pubblico un breve post della spendida giornata vissuta ieri.

Foggia, ore 7.55, saliamo sul treno che ci porterà a Bari, è il grande giorno, lo stavamo aspettando da tempo, tanto tempo, ma è arrivato! C'è Vasco che tiene il suo concerto per una doppia data dove si è registrato in entrambe il tutto esaurito. E' tra le ultime apparizioni della tourneè autunnale. Vasco è indubbiamente tra gli artisiti italiani più amati, la sua semplicità nei testi, l'immediatezza delle sue canzoni hanno fatto commuovere ed andare avanti milioni di giovani in questi lunghi anni di onoratissima carriera artistica. Questo è Vasco, interpreta la vita dei suoi fan parlando della propria*, sà coinvolgere, sà emozionare, è un trascinatore, insomma è lui, è Vasco. Quindi, continuando la nostra esperienza, arriviamo all'Arena delle vittorie attorno alle 10.30 e attendiamo in fila fino alle 16.00, ora dell'apertura dei cancelli. Dopo un pò di calca iniziale, entriamo e occupiamo un posto tra le prime file, ormai ci siamo, manca qualche ora e siamo a pochi metri dal palco. Quando si incomincia, tutto lo stadio sembra tremare, tutti attendono l'entrata del Blasco, e dopo questa, si è coinvolti da un'ondata di gioia immensa, si salta, si canta, sono momenti bellissimi che purtroppo trascorrono troppo velocemente, il concerto dura più di due ore, siamo stanchissimi, non ci reggiamo più in piedi, ma siamo contenti di quel che abbiamo fatto, con la speranza di rifarlo al più presto!

* la frase mi è stata suggerita dal professore Leo54

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categoria:vasco
lunedì, 22 settembre 2008
Da domani viaggeremo con i conti in rosso, consumeremo più risorse di quelle che la natura fornisce in modo rinnovabile. Ci stiamo mangiando il capitale biologico accumulato in oltre tre miliardi di anni di evoluzione della vita: nemmeno un super intervento come quello del governo degli Stati Uniti per tappare i buchi delle banche americane basterebbe a riequilibrare il nostro rapporto con il pianeta. Il 23 settembre è l'Earth Overshoot Day: l'ora della bancarotta ecologica.

Il giorno in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro, cioè togliendo ricchezza ai figli e ai nipoti. La data è stata calcolata dal Global Footprint Network, l'associazione che misura l'impronta ecologica, cioè il segno che ognuno di noi lascia sul pianeta prelevando ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, i rifiuti.
Il 23 settembre non è una scadenza fissa. Per millenni l'impatto dell'umanità, a livello globale, è stato trascurabile: un numero irrilevante rispetto all'azione prodotta dagli eventi naturali che hanno modellato il pianeta. Con la crescita della popolazione (il Novecento è cominciato con 1,6 miliardi di esseri umani e si è concluso con 6 miliardi di esseri umani) e con la crescita dei consumi (quelli energetici sono aumentati di 16 volte durante il secolo scorso) il quadro è cambiato in tempi che, dal punto di vista della storia geologica, rappresentano una frazione di secondo.

Nel 1961 metà della Terra era sufficiente per soddisfare le nostre necessità. Il primo anno in cui l'umanità ha utilizzato più risorse di quelle offerte dalla biocapacità del pianeta è stato il 1986, ma quella volta il cartellino rosso si alzò il 31 dicembre: il danno era ancora moderato.


Nel 1995 la fase del sovraconsumo aveva già mangiato più di un mese di calendario: a partire dal 21 novembre la quantità di legname, fibre, animali, verdure divorati andava oltre la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi; il prelievo cominciava a divorare il capitale a disposizione, in un circuito vizioso che riduce gli utili a disposizione e costringe ad anticipare sempre più il momento del debito.

Nel 2005 l'Earth Overshoot Day è caduto il 2 ottobre. Quest'anno siamo già al 23 settembre: consumiamo quasi il 40 per cento in più di quello che la natura può offrirci senza impoverirsi. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l'anno in cui - se non si prenderanno provvedimenti - il rosso scatterà il primo luglio sarà il 2050. Alla metà del secolo avremo bisogno di un secondo pianeta a disposizione.

E, visto che è difficile ipotizzare per quell'epoca un trasferimento planetario, bisognerà arginare il sovraconsumo agendo su un doppio fronte: tecnologie e stili di vita. Lo sforzo innovativo dell'industria di punta ha prodotto un primo salto tecnologico rilevante: nel campo degli elettrodomestici, dell'illuminazione, del riscaldamento delle case, della fabbricazione di alcune merci i consumi si sono notevolmente ridotti.

Ma anche gli stili di vita giocano un ruolo rilevante. Per convincersene basta confrontare il debito ecologico di paesi in cui i livelli di benessere sono simili. Se il modello degli Stati Uniti venisse esteso a tutto il pianeta ci vorrebbero 5,4 Terre. Con lo stile Regno Unito si scende a 3,1 Terre. Con la Germania a 2,5. Con l'Italia a 2,2.

"Abbiamo un debito ecologico pari a meno della metà di quello degli States anche per il nostro attaccamento alle radici della produzione tradizionale e per la leadership nel campo dell'agricoltura biologica, quella a minor impatto ambientale", spiega Roberto Brambilla, della rete Lilliput che, assieme al Wwf, cura la diffusione dei calcoli dell'impronta ecologica. "Ma anche per noi la strada verso l'obiettivo della sostenibilità è lunga: servono meno opere dannose come il Ponte sullo Stretto e più riforestazione per ridurre le emissioni serra e le frane".

da www.informazione.it


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categoria:scienza, curiosità
giovedì, 18 settembre 2008

Fridman propose una soluzione alle equazioni di campo della relatività generale riguardo all'espansione dell'universo, provata in seguito dalle osservazioni di Edwin Hubble del 1929. Alcuni scritti di Fridman, tra cui Über die Möglichkeit einer Welt mit konstanter negativer Krümmung des Raumes (Sulla possibilità di un mondo con curvatura negativa costante), pubblicati dall'Accademia delle Scienze di Bruxelles il 7 gennaio 1924, dimostravano che aveva studiato i tre modelli, che descrivevano curvatura positiva, zero e negativa, un decennio prima che Howard Percy Robertson e Arthur Geoffrey Walker pubblicassero le loro analisi.

L'idea di un universo in esapnaisone e non statico, risale al novecento inoltrato, quando questa scoperta poteva effettuarsi sin dalla fine del seicento, con le leggi sulla gravitazione che già si conoscevano. La mentalità di un universo statico era così radicata e indiscutibile che perfino Einstein modificò le sue formule per consentire i calcoli in un sistema immobile usando la costante cosmologica.

Fridman fu un precursore del suo tempo, le sue scoperte si rivelarono esatte.

Primo modello: L'universo non è infinito nello spazio, ma lo spazio non ha alcun limite. La gravità è così forte che lo spazio si incurva su se stesso, venendo ad assomigliare in qualche misura alla superficie della Terra. Se si continua a viggiare in una certa direzione sulla superficie della Terra, non ci si imbatte mai in una barriera invalicabile nè si cade giù da un margine, ma si finisce al punto di partenza. Nel primo modello di Fridman lo spazio è esattamente così.

Nel secondo modello, l'espansione dura per sempre e lo spazio è incurvato nel modo opposto, come la superficie di una stella. In questo caso lo spazio è infinito.

Nel terzo modello, l'espansione ha la velocità minima che si richiede per evitare il collasso, quindi lo spazio è piatto e anche in questo caso è infinito.

Ancora oggi è difficile dire quale dei modelli rispecchi la relatà, in virtù delle nuove scoperte in materia di teoria quantistica. Sta di fatto che Fridman ebbe un'intuizione geniale che consentì alla scienza di avazare, anche se i sui "benefici"  furono postumi.

 

Prima parte tratta da http://wikipedia.org . Spiegazione dei modelli presi dal libro "Dal Big Bang ai buchi neri" di Stephen Hawking, che il prof Leo54 mi ha gentilmente prestato.

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categoria:scienza, curiosità, grandi persone
domenica, 14 settembre 2008
Ogni minuto, al mondo, si vendono 100 iPod. Il gadget musicale cult targato Apple ha fruttato alla casa madre miliardi di dollari, eppure il suo inventore non ha visto neppure un penny. Il vero papà del popolarissimo mini lettore di file musicali è Kane Kramer, un inglese che ha lasciato la scuola a 15 anni e oggi, a 52 anni, è costretto a vivere con moglie e figli in una casa in affitto dopo aver dovuto vendere quella di proprietà per difficoltà economiche.

Il brevetto. La sua invenzione risale al 1979. La colpa? Non essere riuscito a mettere insieme nel 1988 le 60mila sterline necessarie a rinnovare il brevetto per tutelare la sua creatura. Che, quindi, divenne di proprietà pubblica.

L'idea dell'iPod, che Kramer aveva chiamato IXI, risale al 1979. Allora in un singolo chip riuscivano ad entrare tre minuti e mezzo di musica, ma Kramer era - giustamente - convinto che la capacità potesse migliorare notevolmente. Brevettò in tutto il mondo la sua scoperta e mise in piedi una società per sviluppare l'idea. Ma nel 1988, racconta il Daily Mail, dopo la rottura del board, non riuscì a racimolare la cifra necessaria a rinnovare il brevetto. Il resto è storia, a diversi zeri.

Il riconoscimento. Ora anche Apple riconosce la paternità dell'invenzione in base a nuovi documenti depositati per una causa legale, ma ill gesto non è motivato solo da onestà intellettuale.

La casa di Cupertino ha pagato la trasferta di Kramer in California perché testimoniasse durante una disputa in tribunale che la vede opposta a Burst.com, altra azienda che sostiene di possedere il brevetto per la tecnologia dell'iPod e chiede quindi ad Apple una consistente fetta dei profitti miliardari.


In questa battaglia miliardaria c'è finito di mezzo Kramer, il miglior testimone possibile per affermare la reale paternità del lettore mp3 più famoso del mondo.

Il vero papà dell'iPod, che vanta 163 milioni di pezzi venduti dal suo lancio nel 2001, si è dovuto accontentare del biglietto aereo e del soggiorno californiano pagato dalla società di Steve Jobs, in favore della quale ha fornito una testimonianza di oltre 10 ore. Ironia della sorte la Apple, con un gesto non proprio elegante, ha provveduto a regalare un iPod a Kramer: peccato che dopo solo otto mesi questo si sia rotto.

La speranza dello sfortunato inventore inglese è che la casa di Cupertino, passata la paura per la causa contro Burst.com, si dimostri un po' più generosa nei confronti di chi la ha, involontariamente, resa ancora più ricca.

da www.repubblica.it

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categoria:invenzioni, curiosità
sabato, 13 settembre 2008
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categoria:curiosità
giovedì, 11 settembre 2008

Ringrazio tantissimo aironedistelle che mi ha dedicato non solo il premio confucio ma addirittura quello speciale. Non posso fare a meno di esibire questo bel "trofeo", il primo che riceve il mio blog, e attenendomi alle regole in basso c'è la lista dei 7 blog a cui dedico il premio.

 

confucius5_www-txt2pic-com

 

Leo54

Mauro Piadi

Desy

Mirco Comico

Nereide1

Parsifal32

Thepolloweb

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categoria:
mercoledì, 10 settembre 2008

Un lancio verso l'esplorazione delle frontiere dell'infinitamente piccolo: la tensione che oggi ha accompagnato l'avvio dell'acceleratore piu' grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, e' paragonabile a quella del lancio di una navetta spaziale. L'obiettivo, in questo caso, e' ancora piu' ambizioso perche' una macchina cosi' grande e potente promette di rivoluzionare la fisica: la scommessa e' riuscire a capire quello che e' successo negli istanti che hanno immediatamente seguito il Big Bang che ha dato origine all'universo, quando molto probabilmente sono entrate in gioco leggi fisiche molto diverse da quelle note oggi. ''E' stato un lancio nel microcosmo'', ha detto il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), che ha seguito tutte le fasi dell'avvio dell'Lhc dalla sede centrale dell'istituto a Roma, in collegamento con il Cern. Un evento storico e ''importantissimo'', come lo ha definito il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ed ex direttore generale del Cern, Luciano Maiani, che ha seguito le operazioni da Ginevra. Un successo pieno, quello ottenuto oggi, e vissuto fra un grande entusiasmo. Nella notte qualche difficolta' nell'apparato che controlla le bassissime temperature della macchina aveva creato qualche momento di tensione, che questa mattina ha comportato un leggero ritardo. Ma tutto e' stato superato nel migliore dei modi. Sotto gli occhi si tutto il mondo (dal Big Bang Breakfast organizzato in Gran Bretagna al pigiama party imposto agli Stati Uniti per il fuso orario) la macchina si e' accesa e il primo fascio di protoni l'ha percorsa interamente, completando il giro dei 27 chilometri dell'anello dell'Lhc in poco meno di un'ora, alle 10,27. In realta', ha spiegato il vicepresidente dell'Infn, Umberto Dosselli, i protoni sono stati iniettati a un'alta energia (450 miliardi di elettronvolt, GeV), tale da far raggiungere il 99% della velocita' della luce e percorrere un intero giro in un decimo di secondo. Ma per verificare che la macchina riuscisse a ''vederle'' in ogni punto del percorso, le particelle sono state bloccate in almeno otto diverse tappe da schermi simili a lastre fotografiche. Di volta in volta venivanno iniettati nuovi fasci (tutti relativamente piccoli, di qualche milione di protoni), ognuno dei quali bloccato in un punto diverso e misurato. Tappa dopo tappa, i protoni sono stati ''visti'' da tutti gli apparati dei quattro esperimenti dell'acceleratore (Alice, Cms Lhcb e Atlas). Ma il primo ''lampo'' e' esploso quando i potoni hanno incontrato il gas residuo nell'esperimento Cms. E' stato un altro dei momenti emozionanti di questa lunga mattinata. Poi l'applauso e i brindisi che hanno salutato il completamento del primo giro in questo percorso a tappe. ''Adesso - ha aggiunto Dosselli - si continua a iniettare nuovi fasci di particelle, in questa fase di rodaggio della macchina. L'Lhc funzionera' a regime fra qualche mese, nel quale una delle cose principali da fare sara' imparare a capire quando fascio diventa instaile e a gestirlo''. Le prime collisioni sono attese fra circa un mese e per l'inizio del prossimo anno l' acceleratore piu' potente del mondo funzionera' a regime, alla temperatura di 7.000 miliardi di elettronvolt (TeV). Inizia l' avventura dell'Lhc, che funzionera' almeno per i prossimi 25 anni, ma forse anche di piu', visto che periodicamente sara' modificata e ''ringiovanita''.

da http://ansa.it

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categoria:scienza, invenzioni, curiosità
martedì, 09 settembre 2008

Domani mattina per la prima volta verrà messo in moto l’LHC ossia Large Hadron Collider del laboratorio europeo del CERN di Ginevra e verrà fatto girare per la prima volta un fascio di particelle facendogli fare l’intero circuito lungo 27 Km.
Per la prima volta verrà data la possibilità a 400 testate europee di seguire l’evento in diretta, è prevista anche una diretta della BBC, in Italia sarà possibile seguirla in diretta collegandosi a
http://webcast.cern.ch/ dalle 9 fino al tardo pomeriggio inoltre sembrerebbe che sarà possibile seguire la diretta anche a Roma in piazza Capretti 70 presso la presidenza dell’Infn ma di questo non ne sono sicuro magari se qualcuno di Roma può confermarlo ne sarei grato ;)

da http://geeksource.net

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categoria:invenzioni, curiosità
domenica, 07 settembre 2008

Il motore di ricerca più usato al mondo spegne le prime dieci candeline. Google è il più grande successo del web, operando 70 ricerche su 100. A idearlo furono due studenti nella Standford University, Larry Page e Sergey Brin, che il 7 settembre del 1998 ottennero l’inserimento del loro marchio nella lista delle aziende operanti nello Stato della California.

I due intrepidi si gettarono a capofitto nel business dell’informatica più avanzata, forti di un algoritmo, il PageRank, e della cosidetta “Teoria delle Reti”, secondo la quale più link ha una pagina, più è forte e potente. Svilupparono e portarono al successo l’intuizione che stava dietro a HyperSearch, motore di ricerca messo a punto da un italiano, Massimo Marchiori, considerato uno dei 100 giovani ricercatori piu’ importanti a livello mondiale.

La quarta azienda al mondo, dopo Microsoft, Ibm e Apple, è riuscita così a superare la crisi della new economy e la bolla informatica, scoppiata a inizio decennio.

Nonostante i risultati raggiunti, Google continua a intraprendere nuove sfide per battere i suoi concorrenti, ultima delle quali Chrome, neonato browser che ha già superato Opera.

da http://tecnomagazine.it

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categoria:informatica, invenzioni, curiosità
sabato, 06 settembre 2008

Il post precedente sulla macchina differenziale, lascia effettivamente dubbi sull'effettivo funzionamento della macchina differenziale. Mi sono messo alla ricerca di qualcosa di interessante ed ho trovato la semplice spiegazione dello stesso Babbage.

Immaginiamo di disporre delle biglie in fila:

sferetta.gif (215 byte) sferetta.gif (215 byte) sferetta.gif (215 byte) sferetta.gif (215 byte) sferetta.gif (215 byte)

Collochiamo poi altre due biglie sotto ad ogni biglia partendo dalla seconda

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Poi  tre biglie sotto ad ogni mucchietto partendo dal terzo ...... e così via Image Hosted by ImageShack.us

 

Alla fine si ottengono dei mucchietti triangolari, ciascuno dei quali ha un numero uguale di biglie su ognuno dei tre lati.  Si nota anche che, ad ogni triangolo successivo, la lunghezza del lato aumenta di una biglia.

Osserviamo la linea dei numeri  per trovarvi la disposizione dei TRIANGOLARI:

1  2  3  4  5  6   7  8  9  10  11  12   13  14  15  16

|+1 |  +2   |     +3      |      +4          |               +5                  |          

REGOLA:  i numeri triangolari sono ottenuti dalla somma dei successivi numeri naturali

A questo punto potremmo chiederci se sia possibile calcolare quante biglie troveremmo ad esempio nel ventesimo mucchietto (senza sommare tutti i numeri da 1 a 20) . Per capirlo possiamo rappresentare la situazione in una tabella:

Ordine dei
mucchietti
DIFFERENZE PRIME

Numero palline
nel mucchietto
DIFFERENZE
SECONDE
1
2
3
4
5
6
1
3
6
10
15
21
1
1
1
1
1
1

La differenza prima si calcola togliendo ad un mucchio il numero delle biglie del mucchio precedente:
nell' esempio 10 - 6 = 4 (e corrisponde al numero d' ordine del mucchietto)

La differenza seconda togliendo dalla differenza prima di un mucchietto quella del mucchietto precedente:
nell' esempio 4 - 3 = 1 (si noti che le differenze seconde sono tutte uguali ad uno)

Da questo possiamo ricavare la regola generale che permette di calcolare il numero di biglie di un mucchietto qualsiasi:

Per calcolare ad esempio il numero di biglie del quarto mucchietto (quello preso finora ad esempio) basta:

1) prendere il suo numero d' ordine:      4
2) aggiungervi  
1

4 + 1 = 5

3) moltiplicarli tra di loro  4  x  5  =  20
4) dividere il risultato per due 
20 :  2  =  10  ( che è il numero cercato)

Se ne ricava la seguente equazione:   X= N . (N + 1) : 2

Per vedere se la regola è valida, proviamo a calcolare quante biglie ci sono nel
ventesimo mucchietto:

20 x (20 + 1: 2 = 210

Si comprende come, per il calcolo dei numeri triangolari, il procedimento sia sempre lo stesso e cambino solamente i numeri di partenza.

La risoluzione di questa equazione (parliamo della equazione per il calcolo dei numeri triangolari, presa come esempio, ma il principio è valido per tutte le equazioni) necessita di eseguire una moltiplicazione e una divisione, cosa che Babbage voleva evitare.
Utilizzando il metodo delle differenze è invece possibile calcolare una tabella per i numeri triangolari (e per qualsiasi altra equazione) servendosi della sola addizione e ricordando i risultati precedenti (la sua macchina in effetti eseguiva solo addizioni e ricordava i risultati di ogni operazione per riutilizzarli nella successiva); ricordiaamo che a Babbage interessava il calcolo di tabelle e non un singolo risultato.

Ecco come procedeva il calcolo:

numero triangolare: 1 3 6 10 15
differenze prime: 1 2 3 4 5
differenze seconde: 1 1 1 1 1

1) Dalle differenze seconde (che sono costanti) si calcolano le differenze prime:

1+1=2 +1=3 +1=4 +1=5 ....

2) Dalle differenze prime si calcola il valore della funzione:

1+2=3 +3 =6 +4=10 +5=15 ....

Risulta facile calcolare i numeri triangolari, col metodo delle differenze, usando una normale calcolatrice tascabile e risulta altrettanto facile costruire un programma in BASIC o in LOGO per svolgere la stessa funzione:
SI NOTI CHE IN TUTTI I CASI VIENE USATA SOLO L' ADDIZIONE.

Se non hai una calcolatrice a portata di mano usa questa Fammi clik

CALCOLATRICE
TASTI VISORE
1
+
2
+
3
+
4
+
5
+
6
+
1
1
2
3
3
6
4
10
5
15
6
21

BASIC

10 N = 0 : X = 0
20 X = X + 1
30 N = N + X
40 PRINT  N
50 GOTO 20

LOGO

PER TRIANG
AS "N 0
AS "X 0
RIPETI
PER RIPETI
AS "X  :X + 1
AS "N  :X + :N
STAMPA :N
RIPETI

 

da http://www.ulisse.bs.it/museo/storia/babbage/differenze.htm

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categoria:informatica, invenzioni, curiosità
venerdì, 05 settembre 2008

Un paio di post fa ho parlato di Charles Babbage e del suo intuito nel creare macchine calcolatrici che nella sua epoca non entrarono mai in funzione. Gli studiosi odierni hanno tentato di ricostruirle fedelmente al progetto originale per verificarne la funzionalità, risultata pressochè perfetta. La macchina in questione è la macchina differenziale.

Immagine della replica esposta al London Science Museum. Il progetto prevedeva la stessa precisione di calcolo per tutte le colonne ma per via della convergenza dei polinomi la precisione delle ultime colonne poteva essere minore.

E' una macchina che consente il calcolo, attraverso l'uso dei polinomi, complessi logaritmi e funzioni trigonometriche approssimandole appunto con i polinomi.

L'idea di Babbage non è nuova, ma riprende l'intuizione avuta dal tedesco Muller che ipotizzò nel 1786 il funzionamento di una macchina per questi calcoli ma non potè mai dimostrarne il funzionamento per carenza di conoscenze. Così Babbage propose l'idea che venne accolta con entusiasmo dal governo britannico. Iniziò subito il lavoro per costruirla e presto arrivarono fondi per lo sviluppo. Improvvisamente si arrivò ad un punto morto e il governo non finanziò più il progetto spingendo Babbage a spostarsi su un altro tipo di macchina, quella analitica.

La macchina differenziale sarebbe stata alimentata da un movimento meccanico di una manovella che faceva girare gli ingranaggi.

Le speculazioni sul progetto furono molte, tanto che un tipo di macchina differenziale venne venduto al governo britannico nel 1859. Basandosi su questo tipo di macchina, con altri accorgimenti presenti nel progetto originale,  tra il 1989 e il 1991 venne costruita una identica usando solo le tecniche e i materiali conosciuti all'epoca e si notò che era perfettamente funzionante tranne alcuni piccoli errori di progettazione che non avrebbero influito sul funzionamento. Nel 2001 si costruì anche la stampante per trascrivere su carta le operazioni della macchina.

La macchina è formata da un certo numero di colonne numerate da 1 a N. Ogni colonna è in grado di memorizzare un numero decimale. L'unica operazione che la macchina è in grado di fare è l'addizione del valore presente nella n + 1 alla colonna n immettendo il risultato nella colonna n. La colonna N poteva memorizzare solo delle costanti, la colonna 1 mostrava il risultato e se presente la stampante ne permetteva la stampa su carta.

La macchina era programmata mettendo i valor iniziali nelle colonne. La colonna 1 veniva regolata con il valore di partenza del polinomio. La colonna 2 con il valore della prima derivata del polinomio nel punto X. Le colonne successive contenevano i valori delle derivate successive sempre nello stesso punto.

Il progetto di Babbage prevedeva una somma completa con riporto ogni quattro rotazioni dei cilindri che formavano le colonne. Le colonne pari e dispari si alternavano ogni due rotazioni. Le operazioni seguivano la seguente sequenza:

  1. Addizione delle colonne n+1
  2. Propagazione dei riporti
  3. Addizione delle colonne n-1
  4. Resto.

Alcuni punti sono tratti da http://wikipedia.org

postato da: T3rminator alle ore 21:30 | Permalink | commenti (3)
categoria:informatica, invenzioni, curiosità
mercoledì, 03 settembre 2008

Dopo l’anticipazione a fumetti, il rilascio della prima beta di Google Chrome , il browser open source di Google, è avvenuto. Rilasciato in quaranta lingue, per ora Chrome è disponibile solo per Windows Xp e Windows Vista, mentre le versioni per Linux e Mac dovrebbero arrivare nei prossimi mesi. Tre gli atout evidenziati al momento del lancio e ben spiegati in un video rilasciato su YouTube , velocità, stabilità e sicurezza figurano al primo posto. I browser attuali, è l’assunto di partenza, sono stati progettati per un utilizzo diverso del Web, è l’assunto di partenza. Oggi, sul Web si utilizzano più applicazioni rispetto al passato ed è necessario che anche i browser vi si adattino. Con Chrome si è cercato di coniugare queste accresciute esigenze, garantendo nel contempo la velocità. “Con Chrome abbiamo voluto che tutto fosse il più veloce possibile, da JavaScript fino al motore di rendering”. E la scelta, per garantire velocità e leggerezza, è caduta su WebKit. Non basta, naturalmente. Un altro degli obiettivi sui quali il team di sviluppo di Chrome ha lavorato è stata la stabilità: “L’obiettivo era mantenere il browser molto veloce anche nell’accesso a siti molto pesanti e ricchi di contenuti multimediali, mantenendo nel contempo la stabilità. Per farlo, il sistema è stato sviluppato in modo tale che ogni applicazione viene eseguita nel proprio ambiente, isolata da tutte le altre”. Più concretamente, per gli sviluppatori del progetto era importante garantire che nel caso in cui si verifichi qualche problema, non vada in crash l’intero browser, ma solo la singola scheda, lasciando normalmente attive le altre. E poi c’è la sicurezza. Chrome è sviluppato su una architettura multiprocessore nella quale ciascun render viene eseguito in un processo separato: questo significa che un processo non può dunque comunicare con un altro e che ciascuna pagina web viene aperta viene trattata separatamente, come un compartimento distinto rispetto agli altri. Tutto questo, con l’obiettivo di offrire maggiore protezione ai navigatori. Importantissimo, va da sé, anche il lavoro sull’interfaccia. “Un approccio minimalista”, si dichiara. I partecipanti al gruppo di lavoro sostengono di aver discusso ciascun singolo pixel, con l’obiettivo di ridurre al minimo la presenza del browser, per consentire al navigatore un’esperienza totalmente incentrata sui contenuti. Il tutto, naturalmente,con un occhio alla facilità di utilizzo. In questa direzione va la scelta di una barra che riunisce search e address o la visualizzazione di una pagina che include snapshot dei siti più visitati, ricerche recenti e bookmark all’apertura di una nuova tab, o ancora la Sandbox che presenta dei suggerimenti in fase di inserimento di un indirizzo. Particolarmente enfatizzata, poi, è l’idea che Google Chrome sia un progetto open source. Per Google si tratta di una svolta importante e per questo non solo la società riconosce il contributo di altri progetti open source che hanno fornito significativi contributi alla tecnologia browser, ma conferma l’intenzione di renderlo disponibile in modo che gli altri possano prenderne spunto e in modo da poter a sua volta prendere spunto dalle idee degli altri.

 

da http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_91492,00.html?lw=24;2

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lunedì, 01 settembre 2008

Immagine:CharlesBabbage.jpg

Charles Babbage (Teignmouth, 26 dicembre 1791 – Londra, 18 ottobre 1871)  fu un matematico, filosofo ed inventore britannico che diede un contributo fondamentale per lo sviluppo dell'informatica e dei personal computer come li conosciamo oggi.

Babbage stava studiano le macchine di calcolo progettate da Pascal, Schickard e Leibniz quando inizò a pensare di creare una macchina per agevolare relamente il lavoro dell'uomo reso faticoso dalle infinite tavole logaritmiche per calcoli complessi. Serviva un qualcosa che ovviasse alla stanchezza, noia ed impreciosione della macchina umana, che svolgesse calcoli complessi e che allo stesso tempo sia anche efficace e semplice da usare.

Progettò così la macchina differenziale che non entrò mai in funzione e venne costruita, imperfettamente, solo in parte. La seconda macchina, quella analitica rimase solo un progetto. Babbage fu molto sfortunato per questi due progetti, dato che, come dimostrato in esperimenti recenti in cui è stata assemblata una macchina differenziale con tecniche del XIX secolo, questa è risultata perfettamente funzionante.

La parte innovativa che Babbage apportò, fù l'dea di una macchina base, progettata per essere programmate per svolgere varie mansioni e non, come il pensiero di allora imponeva, una macchina che svolgesse solo un determinato lavoro.

Babbage presentò il modello di quella che lui chiamò una macchina differenziale (Difference Engine) alla Royal Astronomical Society il 14 giugno 1822 in un lavoro intitolato Note on the application of machinery to the computation of astronomical and mathematical tables (nota sull'applicazione di una macchina al calcolo delle tabelle astronomiche e matematiche) [2]. Il suo scopo era quello di creare tabelle di polinomi utilizzando un metodo numerico chiamato il "metodo delle differenze". La sua idea fu approvata, e ciò gli permise di ricevere un fondo di 1500 sterline dal governo britannico nel 1823. La Royal Astronomical Society lo premiò con la medaglia d'oro nel 1824.

La costruzione di questa macchina iniziò, ma non fu portata a termine. Due cose andarono male. Una fu che l'attrito interno e gli ingranaggi disponibili a quel tempo non erano sufficientemente buoni per realizzare i modelli – le vibrazioni rimasero un problema costante. L'altra era che egli continuò a cambiare idea riguardo al progetto della macchina. Un'ulteriore possibile questione erano le discussioni con i meccanici assunti per il lavoro. Fino al 1833 furono spese 17000 sterline senza alcun risultato soddisfacente.

Tra il 1833 e il 1842, Babbage provò di nuovo; questa volta, cercò di costruire una macchina che fosse programmabile per eseguire ogni genere di calcolo, non solo quelli relativi alle equazioni polinomiali. Questa era la macchina analitica. Il progetto era basato sul telaio di Joseph Marie Jacquard, che usava schede perforate per determinare come dovesse essere la trama del tessuto. Babbage adattò questo progetto in modo che generasse operazioni matematiche.

La Macchina Analitica aveva dispositivi di ingresso basati sulle schede perforate, come nel progetto di Jacquard, un processore aritmetico che calcolava numeri, una unità di controllo che determinava che fosse eseguito il compito corretto, un meccanismo di uscita ed una memoria dove i numeri potevano essere mantenuti in attesa del loro turno di processamento. Questo dispositivo fu il primo "computer" al mondo. Un suo progetto concreto venne alla luce nel 1837; tuttavia, in parte a causa di difficoltà simili a quelle incontrate con la Macchina Differenziale, in parte a causa dei conflitti con i meccanici che stavano costruendo i componenti (e che li tennero come merce di scambio in quella che sembra essere stata una disputa sindacale in corso), la Macchina non fu mai costruita. Nel 1842, a seguito di ripetuti tentativi a vuoto di ottenere sovvenzioni da parte del First Lord del Tesoro, Babbage si rivolse a Sir Robert Peel per richiedergli sovvenzioni. Peel rifiutò e offrì invece a Babbage un cavalierato. Babbage a sua volta rifiutò l'offerta. La questione a questo punto ebbe termine.

Babbage in effetti ricevette un sostegno non trascurabile da una fonte. Ada, Lady Lovelace venne a conoscenza degli sforzi di Babbage e vi si interessò molto. Promosse attivamente la macchina analitica e scrisse diversi programmi in quello che oggi chiameremmo il Linguaggio assembly della macchina analitica, che tuttavia non furono mai eseguiti effettivamente. Ada Lovelace è quindi considerata il primo programmatore al mondo di computer, almeno in senso teorico.

Charles Babbage è purtroppo uno tra i dimeticati dalla storia, poichè molte delle sue intuizioni sono attribuite ad Alan Turing che riprese i suoi progetti e li perfezzionò iniziando a ragionare nella sua ottica.

postato da: T3rminator alle ore 21:18 | Permalink | commenti (2)
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