Si trattava di una bevanda prodotta a partire dalla fermentazione controllata del malto o di simili cereali e che per questo stesso motivo gli Armeni collegavano alla dea Armalu.
Non si tratta ovviamente di un riferimento all’eventuale intervento di una donna nella sintesi della prima pinta ma della semplice constatazione che la birra nasce dalla terra di cui Armalau era appunto custode. Questo legame divino con la terra si conservò a dire il vero anche in epoca romana, quando il patrocinio di Armalu fu sostituito da quello di Cerere.
Furono proprio i latini a battezzare questo alimento con un termine affine a quello odierno: il termine “birra” discende appunto da “bibere”, latino per “bere”.
I fornai sumeri si occupavano spesso di produrre una certa quantità di nettare (per lo più aromatizzato in modo originale con spezie e cannella) da distribuire in quantità diverse ai cittadini in proporzione alla carica che questi ricoprivano. Ad un gran sacerdote erano ad esempio garantiti 5 litri al giorno che sicuramente lo avrebbero aiutato nelle sue visioni dell’aldilà. Inoltre i birrai mediorientali dovevano essere molto attenti a non rovinare la propria posizione di prestigio con manovre scorrette, considerando che il codice Hammurabi si pronunciava in modo poco simpatico riguardo a queste truffe. Chi avesse annacquato il proprio stock ci sarebbe stato affogato dentro. A quei tempi, inutile dirlo, i birrai erano gente onesta!
Ma la birra non rappresentò esclusivamente uno status symbol. Considerate che spesso la preferenza accordata a certi alimenti fermentati fu giustificata da considerazioni di carattere igienico. È noto infatti che molti batteri non sopravvivono al processo di fermentazione. Un problema, questo, meno pressante in tempi recenti ma sicuramente molto sentito in epoche remote e fino a tutto il medioevo.
A quei tempi un tale Arnoldo, vescovo santificato nel 1100, si dilettava ad emulare il miracolo della trasmutazione arrivando a conclusioni piuttosto alcoliche. Lo fece ragionevolmente per supplire ad una epidemia di colera che interdiva il consumo dell’acqua nel territorio di sua giurisdizione ma, data questa sua disposizione per i miracoli a base di birra, c’è chi lo considera ancora patrono morale degli ubriaconi. A proposito di ubriachezza molesta e medioevo, sembra che Gambrinus, birraio di Carlo Magno, consumasse 117 pinte al giorno conservando tuttavia un certo decoro al cospetto del santo sovrano. Prima dell’editto (1516) sulla purezza della Birra la sintesi della bevanda ad opera dei monaci non produsse mai un vero e proprio standard. La pubblicazione del decreto di Reinheitsgebot introdusse una ricetta minima a base di malto e luppolo su cui si innestarono tutta una serie di varianti e di procedure accessorie che condussero con il tempo alla realizzazione dei vari brand.
da www.thepolloweb.blogspot.com






















