categoria:informatica, invenzioni, curiosità
L’algoritmo è un procedimento logico che permette di risolvere un problema eseguendo una serie di istruzioni in una determinata sequenza.
Il termine algoritmo viene dall’arabo e precisamente deriva dal nome di un grande matematico chiamato Abu Ja'far Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi. A parte il nome chilometrico, questo matematico visse tra il 780 e l’850 dopo Cristo.
Per avere un esempio semplice di algoritmo pensiamo ad una ricetta di cucina. Prima di tutto vengono indicati tutti gli ingredienti, poi vengono descritti tutti i vari procedimenti per arrivare al risultato finale. I vari “passi” da eseguire devono essere seguiti secondo l’ordine indicato nella ricetta, altrimenti viene fuori un pasticcio.
L’algoritmo negli ultimi decenni è diventato soprattutto un procedimento per scrivere programmi per computer. Dal punto di vista logico esistono quattro proprietà fondamentali che tutti gli algoritmi devono rispettare:
I progettisti del sistema furono John Mauchly e J. Presper Eckert che proposero la costruzione dell'EDVAC nell'agosto del 1944 prima ancora che l'ENIAC fosse pienamente operativo. Il progetto prevedeva diversi miglioramenti all'architettura dell'ENIAC e includeva una memoria seriale ad alta velocità. Come l'ENIAC anche l'EDVAC venne sviluppato per U.S. Army Ballistics Research Laboratory dal Moore School of Electrical Engineering dell'University of Pennsylvania. Eckert, Mauchly e gli altri progettisti EDVAC vennero aiutati nello sviluppo da John von Neumann che si aggiunse al team come consulente. Von Neumann elaborò e presentò l'architettura dell'EDVAC nel rapporto del 1945 dal titolo First Draft of a Report on the EDVAC.
Il contratto per la realizzazione del sistema venne firmato nell'aprile del 1946 con un budget iniziale di 100 000 dollari statunitensi. Il contratto definì il computer con il nome di Electronic Discrete Variable Automatic Calculator. Il costo finale dell'EDVAC fu di quasi 500 000 dollari, quasi cinque volte il costo inizialmente preventivato.
Il primo worm diffuso in internet, nel lontano 1988, si chiamava Morris, come il suo creatore, Robert Tappan Morris, all'epoca studente al MIT (Massachusetts Institute of Technology).
20 anni fa, i computer connessi a internet erano una rarità, o quasi, e questo ha stimolato il giovane studente, che voleva conoscere il loro numero esatto.
Morris, per trovare la risposta che cercava, creò un piccolo programma che si copiava automaticamente su ogni computer e inviava un messaggio a tutti gli altri per segnalare la propria presenza sulla rete. Il worm sfruttava due falle dei sistemi BSD e SUN. Il 2 novembre 1988, Morris si collega da un computer del MIT e immette in rete il suo programma, che nel giro di brevissimo tempo si propaga a tutta internet.
Morris non aveva intenzione di danneggiare nessuno con il suo worm, ma dimenticò un piccolo dettaglio Un computer poteva essere infettato più volte dallo stesso worm, e quindi mandare in esecuzione più volte lo stesso programma. Viste le limitate risorse hardware dei computer dell'epoca, questi venivano bloccati dall'enorme mole di lavoro assegnata loro dal worm. che trasformò quello che doveva essere un innocuo programma in una catastrofe.
Non dimentichiamo che all'epoca gli antivirus non esistevano, e quindi i computer erano molto più esposti alle minacce provenienti dalla rete di quanto non lo siano adesso. A seguito di questo grave episodio, fu istituito il CERT (Computer Emergency Response Team), allo scopo di prevenire altri problemi simili su internet. Robert Tappan Morris fu processato e condannato a 3 anni di libertà vigilata, 400 ore di lavori socialmente utili e una multa di 10000 $. Attualmente, è professore al MIT.
da www.tomshw.it
Con l'espressione architettura di von Neumann (o macchina di von Neumann) ci si riferisce a uno schema di progettazione di calcolatori elettronici che prende nome dal matematico John von Neumann e che fu sviluppato per il sistema IAS machine e dell'Institute for Advanced Study.
Lo schema si basa su cinque componenti fondamentali:
All'interno dell'ALU è presente un registro detto accumulatore, che fa da buffer tra input e output grazie a una speciale istruzione che carica una parola dalla memoria all'accumulatore e viceversa.
È importante sottolineare che tale architettura, a differenza di altre, si distingue per la caratteristica di immagazzinare all' interno dell' unità di memoria, sia i dati dei programmi in esecuzione che il codice di questi ultimi.
Bisogna comunque precisare che questa è una schematizzazione molto sintetica, sebbene molto potente: basti pensare che i computer di uso comune sono progettati secondo l'architettura Von Neumann (ciò non è necessariamente vero, ad esempio, per un mainframe aziendale).
Inoltre, quando si parla di unità di memoria si intende la memoria principale, mentre le memorie di massa
Il motivo di ciò è innanzitutto storico, in quanto negli anni Quaranta, epoca a cui risale questa architettura, la tecnologia non lasciava neanche presupporre dispositivi come hard disk, CD-ROM, DVD-ROM o anche solo nastri magnetici, ma anche tecnico, se si considera che in effetti i dati da elaborare devono comunque essere caricati in RAM, siano essi provenienti da tastiera o da hard-disk. 
da www.wikipedia.org


Questo link vi farà vedere youtube in una versione mai vista, davvero molto bello, provatelo!!
In occasione del decimo compleanno Google ha deciso di tornare indietro nel tempo offrendo i risultati che comparivano nel 2001 effettuando una ricerca con bigG, potete utilizzare il motore di ricerca a questa pagina.
E' curioso vedere come molte cose siano cambiate, provate ad esempio a scrivere qualcosa di "moderno" come bittorrent, la ricerca non produce alcun risultato.
da www.geekissimo.com
Il motore di ricerca più usato al mondo spegne le prime dieci candeline. Google è il più grande successo del web, operando 70 ricerche su 100. A idearlo furono due studenti nella Standford University, Larry Page e Sergey Brin, che il 7 settembre del 1998 ottennero l’inserimento del loro marchio nella lista delle aziende operanti nello Stato della California.
I due intrepidi si gettarono a capofitto nel business dell’informatica più avanzata, forti di un algoritmo, il PageRank, e della cosidetta “Teoria delle Reti”, secondo la quale più link ha una pagina, più è forte e potente. Svilupparono e portarono al successo l’intuizione che stava dietro a HyperSearch, motore di ricerca messo a punto da un italiano, Massimo Marchiori, considerato uno dei 100 giovani ricercatori piu’ importanti a livello mondiale.
La quarta azienda al mondo, dopo Microsoft, Ibm e Apple, è riuscita così a superare la crisi della new economy e la bolla informatica, scoppiata a inizio decennio.
Nonostante i risultati raggiunti, Google continua a intraprendere nuove sfide per battere i suoi concorrenti, ultima delle quali Chrome, neonato browser che ha già superato Opera.
da http://tecnomagazine.it
Il post precedente sulla macchina differenziale, lascia effettivamente dubbi sull'effettivo funzionamento della macchina differenziale. Mi sono messo alla ricerca di qualcosa di interessante ed ho trovato la semplice spiegazione dello stesso Babbage.
Immaginiamo di disporre delle biglie in fila:
Collochiamo poi altre due biglie sotto ad ogni biglia partendo dalla seconda
Poi tre biglie sotto ad ogni mucchietto partendo dal terzo ...... e così via 
Alla fine si ottengono dei mucchietti triangolari, ciascuno dei quali ha un numero uguale di biglie su ognuno dei tre lati. Si nota anche che, ad ogni triangolo successivo, la lunghezza del lato aumenta di una biglia.
Osserviamo la linea dei numeri per trovarvi la disposizione dei TRIANGOLARI:
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16
|+1 | +2 | +3 | +4 | +5 |
REGOLA: i numeri triangolari sono ottenuti dalla somma dei successivi numeri naturali
A questo punto potremmo chiederci se sia possibile calcolare quante biglie troveremmo ad esempio nel ventesimo mucchietto (senza sommare tutti i numeri da 1 a 20) . Per capirlo possiamo rappresentare la situazione in una tabella:
|
Ordine dei |
Numero palline nel mucchietto |
DIFFERENZE SECONDE |
| 1 2 3 4 5 6 |
1 3 6 10 15 21 |
1 1 1 1 1 1 |
La differenza prima si calcola togliendo ad un mucchio il numero delle biglie del mucchio precedente:
nell' esempio 10 - 6 = 4 (e corrisponde al numero d' ordine del mucchietto)
La differenza seconda togliendo dalla differenza prima di un mucchietto quella del mucchietto precedente:
nell' esempio 4 - 3 = 1 (si noti che le differenze seconde sono tutte uguali ad uno)
Da questo possiamo ricavare la regola generale che permette di calcolare il numero di biglie di un mucchietto qualsiasi:
Per calcolare ad esempio il numero di biglie del quarto mucchietto (quello preso finora ad esempio) basta:
1) prendere il suo numero d' ordine: 4
2) aggiungervi 1
4 + 1 = 5
3) moltiplicarli tra di loro 4 x 5 = 20
4) dividere il risultato per due 20 : 2 = 10 ( che è il numero cercato)
Se ne ricava la seguente equazione: X= N . (N + 1) : 2
| Per vedere se la regola è valida, proviamo a calcolare quante biglie ci sono nel ventesimo mucchietto: 20 x (20 + 1) : 2 = 210 |
Si comprende come, per il calcolo dei numeri triangolari, il procedimento sia sempre lo stesso e cambino solamente i numeri di partenza.
La risoluzione di questa equazione (parliamo della equazione per il calcolo dei numeri triangolari, presa come esempio, ma il principio è valido per tutte le equazioni) necessita di eseguire una moltiplicazione e una divisione, cosa che Babbage voleva evitare.
Utilizzando il metodo delle differenze è invece possibile calcolare una tabella per i numeri triangolari (e per qualsiasi altra equazione) servendosi della sola addizione e ricordando i risultati precedenti (la sua macchina in effetti eseguiva solo addizioni e ricordava i risultati di ogni operazione per riutilizzarli nella successiva); ricordiaamo che a Babbage interessava il calcolo di tabelle e non un singolo risultato.
Ecco come procedeva il calcolo:
| numero triangolare: | 1 | 3 | 6 | 10 | 15 | |||||
| differenze prime: | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | |||||
| differenze seconde: | 1 | 1 | 1 | 1 | 1 |
1) Dalle differenze seconde (che sono costanti) si calcolano le differenze prime:
1+1=2 +1=3 +1=4 +1=5 ....
2) Dalle differenze prime si calcola il valore della funzione:
1+2=3 +3 =6 +4=10 +5=15 ....
| Risulta facile calcolare i numeri triangolari, col metodo delle differenze, usando una normale calcolatrice tascabile e risulta altrettanto facile costruire un programma in BASIC o in LOGO per svolgere la stessa funzione: SI NOTI CHE IN TUTTI I CASI VIENE USATA SOLO L' ADDIZIONE. Se non hai una calcolatrice a portata di mano usa questa
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da http://www.ulisse.bs.it/museo/storia/babbage/differenze.htm
Un paio di post fa ho parlato di Charles Babbage e del suo intuito nel creare macchine calcolatrici che nella sua epoca non entrarono mai in funzione. Gli studiosi odierni hanno tentato di ricostruirle fedelmente al progetto originale per verificarne la funzionalità, risultata pressochè perfetta. La macchina in questione è la macchina differenziale.
E' una macchina che consente il calcolo, attraverso l'uso dei polinomi, complessi logaritmi e funzioni trigonometriche approssimandole appunto con i polinomi.
L'idea di Babbage non è nuova, ma riprende l'intuizione avuta dal tedesco Muller che ipotizzò nel 1786 il funzionamento di una macchina per questi calcoli ma non potè mai dimostrarne il funzionamento per carenza di conoscenze. Così Babbage propose l'idea che venne accolta con entusiasmo dal governo britannico. Iniziò subito il lavoro per costruirla e presto arrivarono fondi per lo sviluppo. Improvvisamente si arrivò ad un punto morto e il governo non finanziò più il progetto spingendo Babbage a spostarsi su un altro tipo di macchina, quella analitica.
La macchina differenziale sarebbe stata alimentata da un movimento meccanico di una manovella che faceva girare gli ingranaggi.
Le speculazioni sul progetto furono molte, tanto che un tipo di macchina differenziale venne venduto al governo britannico nel 1859. Basandosi su questo tipo di macchina, con altri accorgimenti presenti nel progetto originale, tra il 1989 e il 1991 venne costruita una identica usando solo le tecniche e i materiali conosciuti all'epoca e si notò che era perfettamente funzionante tranne alcuni piccoli errori di progettazione che non avrebbero influito sul funzionamento. Nel 2001 si costruì anche la stampante per trascrivere su carta le operazioni della macchina.
La macchina è formata da un certo numero di colonne numerate da 1 a N. Ogni colonna è in grado di memorizzare un numero decimale. L'unica operazione che la macchina è in grado di fare è l'addizione del valore presente nella n + 1 alla colonna n immettendo il risultato nella colonna n. La colonna N poteva memorizzare solo delle costanti, la colonna 1 mostrava il risultato e se presente la stampante ne permetteva la stampa su carta.
La macchina era programmata mettendo i valor iniziali nelle colonne. La colonna 1 veniva regolata con il valore di partenza del polinomio. La colonna 2 con il valore della prima derivata del polinomio nel punto X. Le colonne successive contenevano i valori delle derivate successive sempre nello stesso punto.
Il progetto di Babbage prevedeva una somma completa con riporto ogni quattro rotazioni dei cilindri che formavano le colonne. Le colonne pari e dispari si alternavano ogni due rotazioni. Le operazioni seguivano la seguente sequenza:
Alcuni punti sono tratti da http://wikipedia.org
Dopo l’anticipazione a fumetti, il rilascio della prima beta di Google Chrome , il browser open source di Google, è avvenuto. Rilasciato in quaranta lingue, per ora Chrome è disponibile solo per Windows Xp e Windows Vista, mentre le versioni per Linux e Mac dovrebbero arrivare nei prossimi mesi. Tre gli atout evidenziati al momento del lancio e ben spiegati in un video rilasciato su YouTube , velocità, stabilità e sicurezza figurano al primo posto. I browser attuali, è l’assunto di partenza, sono stati progettati per un utilizzo diverso del Web, è l’assunto di partenza. Oggi, sul Web si utilizzano più applicazioni rispetto al passato ed è necessario che anche i browser vi si adattino. Con Chrome si è cercato di coniugare queste accresciute esigenze, garantendo nel contempo la velocità. “Con Chrome abbiamo voluto che tutto fosse il più veloce possibile, da JavaScript fino al motore di rendering”. E la scelta, per garantire velocità e leggerezza, è caduta su WebKit. Non basta, naturalmente. Un altro degli obiettivi sui quali il team di sviluppo di Chrome ha lavorato è stata la stabilità: “L’obiettivo era mantenere il browser molto veloce anche nell’accesso a siti molto pesanti e ricchi di contenuti multimediali, mantenendo nel contempo la stabilità. Per farlo, il sistema è stato sviluppato in modo tale che ogni applicazione viene eseguita nel proprio ambiente, isolata da tutte le altre”. Più concretamente, per gli sviluppatori del progetto era importante garantire che nel caso in cui si verifichi qualche problema, non vada in crash l’intero browser, ma solo la singola scheda, lasciando normalmente attive le altre. E poi c’è la sicurezza. Chrome è sviluppato su una architettura multiprocessore nella quale ciascun render viene eseguito in un processo separato: questo significa che un processo non può dunque comunicare con un altro e che ciascuna pagina web viene aperta viene trattata separatamente, come un compartimento distinto rispetto agli altri. Tutto questo, con l’obiettivo di offrire maggiore protezione ai navigatori. Importantissimo, va da sé, anche il lavoro sull’interfaccia. “Un approccio minimalista”, si dichiara. I partecipanti al gruppo di lavoro sostengono di aver discusso ciascun singolo pixel, con l’obiettivo di ridurre al minimo la presenza del browser, per consentire al navigatore un’esperienza totalmente incentrata sui contenuti. Il tutto, naturalmente,con un occhio alla facilità di utilizzo. In questa direzione va la scelta di una barra che riunisce search e address o la visualizzazione di una pagina che include snapshot dei siti più visitati, ricerche recenti e bookmark all’apertura di una nuova tab, o ancora la Sandbox che presenta dei suggerimenti in fase di inserimento di un indirizzo. Particolarmente enfatizzata, poi, è l’idea che Google Chrome sia un progetto open source. Per Google si tratta di una svolta importante e per questo non solo la società riconosce il contributo di altri progetti open source che hanno fornito significativi contributi alla tecnologia browser, ma conferma l’intenzione di renderlo disponibile in modo che gli altri possano prenderne spunto e in modo da poter a sua volta prendere spunto dalle idee degli altri.
da http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_91492,00.html?lw=24;2
Charles Babbage (Teignmouth, 26 dicembre 1791 – Londra, 18 ottobre 1871) fu un matematico, filosofo ed inventore britannico che diede un contributo fondamentale per lo sviluppo dell'informatica e dei personal computer come li conosciamo oggi.
Babbage stava studiano le macchine di calcolo progettate da Pascal, Schickard e Leibniz quando inizò a pensare di creare una macchina per agevolare relamente il lavoro dell'uomo reso faticoso dalle infinite tavole logaritmiche per calcoli complessi. Serviva un qualcosa che ovviasse alla stanchezza, noia ed impreciosione della macchina umana, che svolgesse calcoli complessi e che allo stesso tempo sia anche efficace e semplice da usare.
Progettò così la macchina differenziale che non entrò mai in funzione e venne costruita, imperfettamente, solo in parte. La seconda macchina, quella analitica rimase solo un progetto. Babbage fu molto sfortunato per questi due progetti, dato che, come dimostrato in esperimenti recenti in cui è stata assemblata una macchina differenziale con tecniche del XIX secolo, questa è risultata perfettamente funzionante.
La parte innovativa che Babbage apportò, fù l'dea di una macchina base, progettata per essere programmate per svolgere varie mansioni e non, come il pensiero di allora imponeva, una macchina che svolgesse solo un determinato lavoro.
Babbage presentò il modello di quella che lui chiamò una macchina differenziale (Difference Engine) alla Royal Astronomical Society il 14 giugno 1822 in un lavoro intitolato Note on the application of machinery to the computation of astronomical and mathematical tables (nota sull'applicazione di una macchina al calcolo delle tabelle astronomiche e matematiche) [2]. Il suo scopo era quello di creare tabelle di polinomi utilizzando un metodo numerico chiamato il "metodo delle differenze". La sua idea fu approvata, e ciò gli permise di ricevere un fondo di 1500 sterline dal governo britannico nel 1823. La Royal Astronomical Society lo premiò con la medaglia d'oro nel 1824.
La costruzione di questa macchina iniziò, ma non fu portata a termine. Due cose andarono male. Una fu che l'attrito interno e gli ingranaggi disponibili a quel tempo non erano sufficientemente buoni per realizzare i modelli – le vibrazioni rimasero un problema costante. L'altra era che egli continuò a cambiare idea riguardo al progetto della macchina. Un'ulteriore possibile questione erano le discussioni con i meccanici assunti per il lavoro. Fino al 1833 furono spese 17000 sterline senza alcun risultato soddisfacente.
Tra il 1833 e il 1842, Babbage provò di nuovo; questa volta, cercò di costruire una macchina che fosse programmabile per eseguire ogni genere di calcolo, non solo quelli relativi alle equazioni polinomiali. Questa era la macchina analitica. Il progetto era basato sul telaio di Joseph Marie Jacquard, che usava schede perforate per determinare come dovesse essere la trama del tessuto. Babbage adattò questo progetto in modo che generasse operazioni matematiche.
La Macchina Analitica aveva dispositivi di ingresso basati sulle schede perforate, come nel progetto di Jacquard, un processore aritmetico che calcolava numeri, una unità di controllo che determinava che fosse eseguito il compito corretto, un meccanismo di uscita ed una memoria dove i numeri potevano essere mantenuti in attesa del loro turno di processamento. Questo dispositivo fu il primo "computer" al mondo. Un suo progetto concreto venne alla luce nel 1837; tuttavia, in parte a causa di difficoltà simili a quelle incontrate con la Macchina Differenziale, in parte a causa dei conflitti con i meccanici che stavano costruendo i componenti (e che li tennero come merce di scambio in quella che sembra essere stata una disputa sindacale in corso), la Macchina non fu mai costruita. Nel 1842, a seguito di ripetuti tentativi a vuoto di ottenere sovvenzioni da parte del First Lord del Tesoro, Babbage si rivolse a Sir Robert Peel per richiedergli sovvenzioni. Peel rifiutò e offrì invece a Babbage un cavalierato. Babbage a sua volta rifiutò l'offerta. La questione a questo punto ebbe termine.
Babbage in effetti ricevette un sostegno non trascurabile da una fonte. Ada, Lady Lovelace venne a conoscenza degli sforzi di Babbage e vi si interessò molto. Promosse attivamente la macchina analitica e scrisse diversi programmi in quello che oggi chiameremmo il Linguaggio assembly della macchina analitica, che tuttavia non furono mai eseguiti effettivamente. Ada Lovelace è quindi considerata il primo programmatore al mondo di computer, almeno in senso teorico.
Charles Babbage è purtroppo uno tra i dimeticati dalla storia, poichè molte delle sue intuizioni sono attribuite ad Alan Turing che riprese i suoi progetti e li perfezzionò iniziando a ragionare nella sua ottica.
Non è episodio raro trovarsi davanti ad un bug navigando onlineo soprattutto videogiocando. Tutti comunemente davanti ad errori e situazioni anomale nell'informatica usano questo termine. E' un bug. Come dicevo, tutti lo usano ma pochi si fermano a pensare sul suo significato. Bug in inglese significa insetto, e cosa c'entra un insetto con il pc? Innanzitutto definiamolo meglio. Un bug informatico è un errore nel software o talvolta, situazioni non calcolate dal programmatore. Per gli appassionati di videogame, queste situazioni non sono nuove, spesso ci si ritrova a poter oltrepassare i muri con il personaggio o nei giochi di calcio spesso la palla attraversa la rete.
Ma i bug sono nati molto prima dei videogiochi, la loro storia risale al 1945, quando la programmatrice Grace Hopper scopre ad Harward che un insetto ha provocato il blocco del Mark II (un prototipo dei nostri pc) incastrandosi negli ingranaggi. Oggi sarebbe impossibile una situazione simile date le ridotte dimensioni dei nostri calcolatori, ma quando erano grandi quanto un intero appartamento questo era possibile. Da allora si è sempre abbinata una falla informatica alla parola bug.
Documento sul quale la Hopper annotò l'anomalia. Nell'immagine è riportata anche la foto della farfalla notturan ancora conservata.
Il Mark II è quell'enorme "armadio" che si trova in secondo piano.
Il gioco è tutto Italiano sviluppato da TonaZ sviluppatore flash, non chè compositore audio e grafico. La caratteristica di questo gioco è la possibilità di guidare un vero Eurostar Italia sulla tratta di Firenze - Roma, naturalmente il gioco non dura quanto la tratta vera e propria, ma i tempi e le velocità sono giustamente proporzionate. La giocabilità è semplice, e avete a disposizione solo due comandi, l’acceleratore e il freno. Ma non è tutto così semplice. Fermare l’eurostar nei tempi stabiliti, rispettare le velocità, riuscire a non stressare il viaggio dei passeggeri, sono le caratteristiche di questo flash game, molto simpatico e avvincente.
Quindi forza e coraggio, mettetevi alla guida, cercando di causare meno incidenti possibili.
Qui lancia il gioco eurostar.
da http://thepolloweb.blogspot.com
Prima di tutto…Cos’è un anagramma?
Un anagramma (dal greco ana-, “indietro”, and graphein, “scrivere”) è il risultato della trasposizione delle lettere di una o più parole in maniera tale da creare altre parole di senso compiuto. Il significato delle parole risultanti non di rado è affine al contesto originario, o ad esso completamente opposto, producendo così effetti di carattere umoristico e interessanti associazioni.
La costruzione degli anagrammi è un divertimento che vanta una sicura antichità, anche se non ne è certa l’origine. Presso il popolo ebraico, in particolare tra gli scrittori più tardi come i Kabalisti, che giocavano con i “misteri e i segreti che sono intrecciati nei versi di lettere.” Gli anagrammi erano noti agli antichi greci ed anche ai romani, anche se gli esempi noti in latino di parole polisillabiche sono quasi tutti imperfetti.
Essi furono popolari in Europa durante il Medioevo e anche in seguito, particolarmente in Francia, dove un certo Thomas Billon fu nominato “anagrammatista del re” da Luigi XIII.
Esempi molto semplici di coppie di anagrammi sono: ROMA e AMOR; storiche, ostriche.
Eccovi adesso uno strumento per creare anagrammi online di qualsiasi frase: per utilizzarlo scrivi il tuo nome e cognome (o una frase a tua scelta) nell’apposito riquadro e premi il pulsante.
Hai mai sentito parlare dei messaggi flash inviati dal cellulare? Sono messaggi che si eliminato appena l’utente clicca il tasto indietro, dopo aver finito di leggere l’sms. Questo fantastico progetto delle notizie che si autodistruggono però non si ferma ai messaggi, infatti è nato un sito che ti permetterà di fare ciò con degli appunti online.

Privnote ti permette di scrivere degli appunti, delle note ed alla fine ti fornisce un link. Questo link può essere raggiunto da chiunque ma soltanto 1 volta. Ad esempio io creo una nota personale ed ottengo il link, passo questo link al mio amico Tizio e lui la legge. Se Caio prova a connettersi a quella pagina troverà un messaggio d’errore poichè la notizia si è autodistrutta alla prima lettura.
Può essere utile per salvare dati “segreti” o per fare degli scherzi agli amici. Naturalmente il sito non necessita registrazione e non pone nessun limite alle note che volete creare. Assolutamente da provare!

Con un semplice software, una web cam e un puntatore laser, possiamo disporre di un laserscanner fatto in casa. Il tutto è stato realizzato da un gruppo di studiosi tedeschi che ha messo a punto il sofware che calibra la web cam in modo da fargli riconoscere oggetti tramite il laser.
Il software è possibile scaricarlo QUI. Divertitevi!!!
ROMA - Anche in Italia arriva l'allarme "droghe sonore online". Particolari onde tra i 3 e i 30 Hertz, frequenze che agiscono sul cervello umano, possono innescare le più diverse reazioni e sollecitare in maniera intensa l'attività cerebrale, in modo simile alle droghe. Basta collegarsi al sito giusto e scaricare speciali file per ottenere sequenze sonore dai nomi che sono tutto un programma: «marijuana», «cocaina», «alcol», «ecstasy».
ALLARME - L'allarme sulle «cyber-droghe», noto in rete con il nome di iDoser, è serio e arriva dal Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza, i cui 007 informatici stanno da tempo monitorando un fenomeno che potrebbe rapidamente dilagare - come già avvenuto in Spagna - e che già vanta migliaia di appassionati che discutono attraverso la rete, si scambiano impressioni e consigliano modalità e tecniche di somministrazione. Sono già centinaia, avverte la Guardia di Finanza, le pagine web dedicate a questo fenomeno e migliaia gli appassionati che discutono attraverso la rete, si scambiano impressioni e consigliano modalità e tecniche di «somministrazione».

Un "lettore" di dosi sonore
da scaricare in rete
COME E DOVE - Le dinamiche commerciali che stanno dietro al fenomeno ricalcano quelle del mercato tradizionale degli stupefacenti: la partenza è con file offerti gratuitamente, poi si passa alla sommistrazione a pagamento. Esiste una società che offre online, sul proprio sito, un vero e proprio lettore audio (tipo il popolare WinAmp dei file mp3) per "dosi sonore". Dosi che, per altro, oltre a essere acquistate possono anche essere reperite gratuitamente in maniera piuttosto semplice con una semplice ricerca su Google. Si arriva su siti che ospitano link ad archivi di file quali Rapidshare o simili. Pochi clic per avere sul computer un file "zippato" che, una volta decompresso, svela centinaia di "dosi", accuratamente catalogate con i nomi delle sostanze di cui dovrebbero riprodurre l'effetto: assenzio, ecstasy, cocaina, morfina, tranquillanti, eroina, peyote e così via. Su Internet si trovano poi anche pratiche guide all'uso: "Come far funzionare una dose al 100%". Mentre YouTube è piena di video che illustrano i presunti effetti su giovani (e spesso giovanissimi) consumatori.
IL PRINCIPIO: INFRASUONI - «Le onde comprese tra 3 e 30 hertz, gli infrasuoni, ovvero le frequenze su cui lavora il cervello umano, sono in grado di innescare le più diverse reazioni e sollecitare in maniera intensa l'attività cerebrale. Le onde alfa, ad esempio, che vanno da 7 a 13 hertz, hanno un potenziale effetto rilassante, ma ce ne sono altre che ottengono l'effetto opposto, cioè euforizzante o eccitante. Basta inserire questi infrasuoni - che l'orecchio umano non percepisce - dentro un brano musicale, e il gioco è fatto» ha spiegato il colonnello Umberto Rapetto della Guardia di Finanza. «L'uso di questi infrasuoni non è sconosciuto alle forze di polizia, che all'estero li usano come deterrenti, ad esempio nelle discoteche per calmare i ragazzi». «Il loro uso - ha aggiungo il colonnello è anche documentato storicamente in campo militare».
RISCHI - «Sui rischi per la salute derivanti dall'uso di queste cyber-droghe non ci sono evidenze», ha precisato il colonnello. «Attendiamo risposte dagli esperti, ma è necessario riflettere» su queste nuove disponibilità offerte dalla rete. Il potenziale di diffusione dell'iDoser è enorme, perché rispetto alle sostanze stupefacenti tradizionali sono meno invasive, più pratiche da utilizzare, e costano molto meno: un file può andare dai 5 ai 10 euro, col vantaggio rispetto alla droga che non si consuma e quindi si può riutilizzare quante volte di vuole».
POTENZIAMENTO - «Il fatto che una stimolazione sonora ad hoc possa avere particolari conseguenze sul cervello non è una sorpresa» commenta Michelangelo Iannone, ricercatore dell'Istituto di Scienze Neurologiche del Cnr di Catanzaro. «Abbiamo infatti osservato e misurato di recente l'effetto "sommatorio" del suono e dell'ecstasy sul cervello di animali da esperimento». «In particolare» chiarisce lo specialista, «abbiamo sommnistrato ad alcuni topolini una dose minima di ecstasy, incapace di produrre alcun effetto neurologico e abbiamo poi "somministrato" agli stessi anche una "dose" di suono a 95 decibel, cioè il massimo consentito, teoricamente, nelle discoteche, riscontrando un potenziamento degli effetti dell'ecstasy. Non solo, aumentando la dose iniziale di ecstasy abbiamo ottenuto col suono un potenziamento dell'effetto che è durato cinque giorni». «Questo spiega anche perché alcuni tipi di stupefacenti, come per esempio proprio l'ecstasy, siano consumate in quantità particolarmente significative in occasioni come i rave-party dove, evidentemente, la musica produce un 'amplificazione dei suoi effetti».
Ma ha senso parlare di dipendenza? «Se una stimolazione nervosa esiste è verosimile che avvenga attraverso l'azione su determinati neurostrametttitori, come per le altre droghe, quindi è sicuramente possibile ipotizzare meccanismi e conseguenze non dissimili. Senza studi in merito non si può dire di più e si possono solo fare ipotesi, ma si tratta di ipotesi molto ragionevoli».
da www.corriere.it
Oggi è ufficialmente l'ultimo giorno di vita di Windows Xp nei rivenditori. Non sono bastate le numerose petizioni indette dagli utenti per tentare di salvarlo. La Microsoft, annuncia in un comunicato stampa che dal 1 luglio 2008, Xp sarà storia e il futuro sarà Windows Vista, uno tra i più odiati e malriusciti sisstemi operativi Microsoft.
La protesta dei consumatori, non nasce a caso infatti, il nuovo sistema operativo è lento, contiene numerosi bug ed ha innumerevoli problemi di incompatibilità con i sofware per le precedenti versioni di Windows. Nono stante l'uscita del primo service pack, Vista ha continuato e sta continuando a deludere presentando sempre più problemi.
Assieme al ritiro dal mercato di Xp, la Microsoft ha anche annunciato di aver messo in "cantiere" la preparazione di un nuovo sistema chiamato per ora Windows 7, che sostituirà Windows Vista. L'uscita è pronosticate per l'inizio del 2009.
Windows Xp resta comunque il miglior sistema operativo Microsoft ideato sino ad ora.

Oggi parlerò del calcolo distribuito e della sua potenziale utilità se ben sfruttato. Innanzitutto, occorre fare un pò di precisazioni su cos'è e come funziona questa particolare tecnica.
Il calcolo distribuito consiste nell'utilizzare i computer sparsi nel globo al fine scientifico e di ricerca, il tutto avviene mediante l'utilizzo di un software che, tramite la connessione internet, elabora e invia a server dedicati le informazioni necessarie.
Il tutto si basa sul problema di costruire una macchina tanto grande e complessa in grado di elaborare una quantità enorme di dati. Questo avrebbe comportato un enorme esborso di denaro e tempo, provocando un ritardo nello sviluppo. Così con l'utilizzo del calcolo distribuito, alcune delle più grandi università americane, hanno lanciato dei programmi di ricerca basati su questa tecnica.
I sotware appositi, sono studiati in modo da lavorare ed elaborare sfrutando le "parti" del processore che l'utente non utilizza, infatti, spesso i nostri pc hanno funzionalità elevate rispetto all'uso che realmente ne facciamo, o entra in funzione come sceensaver, così l'utente non noterà alcun rallentamento nel sistema.
Dopo l'elaborazione e l'invio dei dati, il server li elabora e li "unisce" in modo d ottenere un risultato. Così sono nati laboratori per lo studio della malaria, del cancro e dell'AIDS.
Il programma più noto è quello avviato da un gruppo di astronomi denominato SETI@home, con il quale si incentiva la ricerca di vita extraterrestre sulla base di ricerche di segnali radio inviate da varie sonde. Altro importante progetto è Climate Prediction, per combattere il Global Warming e per studiare i cambiamenti climatici. Il programma Einstein si occupa dell'mpliamento della teoria della relatività e dell'astofisica e il programma Evolution@home si occupa dell'antropologia e dell'evoluzione.
Oggi non si ha nessun compenso per la partecipazione a questo programma, ma con la sua evoluzione in futuro si potrebbero avere agevolazioni fiscali o ricompense.
Qui torvate la pagina per il download del sofware in italiano.
Oggi è il giorno previsto per il Download Day. Infatti, il famoso browser Mozilla, ha stabilito di entrare nel guinness come maggior numero di download effettuati in un giorno in occasione del lancio della sua nuova versione. Ad oggi ci sono 1,455,240 adesioni e tutto sembra pronto per stabilire il record. Allora estimatori e non , correte ad iscrivervi e scaricare questo è il link: http://www.spreadfirefox.com/it/worldrecord
Siete stanchi di registrarvi in siti soltanto per curiosità o volete avere accesso ad un sito a cui non potete accedere perchè riservato?O non volete accedere con un vostro account ma non volete registrarne un altro?
La soluzione c’è !
Per Bypassare i Login dei vari siti/servizi internet vi può aiutare BugMeNot, è un servizio Online che permette tutto questo e molto di piu’.
a voi basta inserire il sito internet e se è presente all’interno del database di BugMenot i vari login vedrete spuntare le password e gli username…
Un Servizio molto utile, ed efficiente. attenzione alcune volte i login non funzionano(perchè troppo vecchi)
e ricordate se volete svolgere un buon servizio per la comunità mettete a disposizione alcuni siti effettuati da voi.
il sito è www.bugmenot.com
JigsawPlanet è un must per gli appassionati di puzzle, infatti ci permette di creare e condividere puzzle gratuitamente, semplicemente caricando un' immagine [permessi solo i file JPG] e scegliendo la difficoltà impostando il numero dei tasselli [da 10 a 120 pezzi] il risultato sarà una bella “griglia” con al sagoma dei pezzetti per ricostruire la figura, e la nostra opera potrà poi essere condivisa tramite email oppure con un codice HTML da inserire in blog/siti.
da geeksource
Nel 2006 era stato sconfitto il virus win32.gpcode.ak ma ora è tornato con la criptazione a 1024bit.
Il virus fa parte della specie ransomware ossia il virus cripta i file contenuti nel computer e poi per decriptare i file chiede di pagare un riscatto una tragedia per chi ha file importanti nel pc e c’è d atenere conto che nessuno ha la sicurezza che dopo aver pagato si riavrà i file .
Kaspersky per cercare di risolvere al più presto il problema con un articolo pubblicato sul suo blog, ha chiesto l’aiuto di chiunque sia disposto a contribuire nello scardinare l’algoritmo crittografico impiegato da una variante di Gpcode, essendo molto preoccupati per la capacità di Gpcode di criptare ben 143 diverse tipologie di estensione ma anche perchè la casistica è ancora molto contenuta.
Appena il computer verrà infettato comparirà una finestra con la scritta: “i vostri file sono stati crittografati con l’algoritmo RSA-1024. (…) Per recuperarli è necessario che acquistiate il nostro modulo di decifratura. Per comprarlo, contattateci all’indirizzo *****@yahoo.com”
Veramente terribile vero?
Fonte: tomshw
Tra un pò sarà impossibile copiare (dalla rete) e non essere scoperti, arriva infatti un nuovo software..
ROMA - “Tanto il prof non se ne accorgerà mai”. E’ questa la frase che finora ha salvato le sorti scolastiche degli studenti di tutto il mondo, certi dell’infallibilità del loro copia e incolla, utile per divincolarsi fra tesi, tesine, temi e versioni. Non serve essere “nerd”, basta un semplice “ctrl+c” seguito da “ctrl+v” e il gioco è fatto.
Stufo di ricevere compiti fatti a casa in modo perfetto, cui spesso seguivano interrogazioni così così, il geniale professore si è dato da fare e ha progettato un software in grado di riconoscere all’istante se un testo è stato copiato.
Ma all’avanzatissimo software nulla sfugge: è infatti in grado di suddividere il testo in paragrafi, periodi e parole, realizzando poi una ricerca su internet per scovare eventuali similarità sospette. Un vero e proprio shock per i “copioni” amici della rete, che in lei avevano trovato un comodo salvagente per risparmiare tempo e fatica.
da repubblica.it
Mi sto documentando sul nome e sul funzionamento, al più presto scriverò un nuovo post!
Il World Wide Web è nato al CERN nel 1989, da un'idea di Tim Berners-Lee e Robert Cailliau. Nacque come progetto marginale nel 1980 chiamato ENQUIRE basato sul concetto dell'ipertesto (anche se Berners-Lee ignorava ancora la parola ipertesto). Con lo scopo di scambiare efficientemente dati tra chi lavorava a diversi esperimenti è stato introdotto al CERN nel 1989 con il progetto WorldWideWeb, il primo browser sviluppato sempre da Berners-Lee. Inoltre Tim Berners-Lee sviluppò le infrastrutture che servono il Web e cioè il primo web server.
Il 30 aprile 1993 il CERN annunciò che il World Wide Web sarebbe stato libero per tutti. Una copia della prima pagina web, creata da Berners-Lee, è disponibile qui.
Nel 1993 la NCSA rilasciò il primo browser grafico, Mosaic. Da quel momento lo sviluppo del www fu inarrestabile.
"Scoprire qualcosa di nuovo e allo stesso tempo così importante in un settore così maturo come l'ingegneria elettrica è una bella sorpresa" commenta soddisfatto R. Stanley Williams, a capo del Quantum System Lab che ha costruito il prototipo: "Realizzando un modello matematico per la fisica del memristore, HP Labs ha reso possibile lo sviluppo di circuiti integrati che potranno migliorare drasticamente le performance e l'efficienza energetica di PC e datacenter". Da parte sua Chua, che ora ha 71 anni e ha dovuto attenderne 37 per vedere dimostrate le sue teorie, si dice entusiasta: "Non avrei mai pensato di vivere abbastanza a lungo da vedere tutto questo realizzarsi. Sono elettrizzato, perché tutto questo è la dimostrazione che non si era trattato solo di un parto della mia immaginazione".Per costruire un memristore, o meglio una batteria di memristori, Williams e il suo team si sono avvalsi della loro esperienza nel campo della nanotecnologia: una serie di nanocavi di platino vengono intersecati da un altro minuscolo filamento dello stesso materiale, ed interfacciati nella giunzione da un sottile strato di biossido di titanio. Quello mostrato in foto altro non è che un circuito formato da 17 memristori, lunghi circa 50 nanometri ciascuno.
Combinando questo tipo di dispositivi con il concetto di crossbar latch, introdotto dalla stessa HP nel 2005, i ricercatori si dicono certi di poter in pochi anni stravolgere per sempre il mercato delle memorie: DRAM, magnetiche, a stato solido, tutte potrebbero venire rimpiazzate in breve, surclassate dalle caratteristiche invitanti del memristore. Ad esempio, si potrebbe aumentare di 5 o 6 volte la capacità di immagazzinamento dati per pollice quadrato rispetto alle più avanzate tecnologie in circolazione, senza incappare in fastidiosi effetti collaterali come il decadimento rapido dell'efficienza dopo alcune centinaia di migliaia di accessi, tipico delle memorie a stato solido.
Una RAM che non ha bisogno di continui refresh per immagazzinare i dati, che non si cancella allo spegnimento del computer, sarebbe a portata di mano: niente più boot, niente più perdita di dati in caso di mancanza di alimentazione. Senza contare l'enorme risparmio energetico: quando non è utilizzato, il memristore può essere tranquillamente spento riducendo al minimo i consumi. Anche l'attuale architettura di von Neumann potrebbe venire profondamente rivista, venendo meno la necessità di una memoria di massa in cui archiviare i dati: un dispositivo a memristori potrebbe fungere contemporaneamente da memoria principale e da hard disk, diminuendo drasticamente tempi di accesso e di elaborazione.
Al momento il memristore è più lento di un ordine di grandezza in termini di velocità rispetto alle DRAM, ma il suo costo produttivo e la densità di immagazzinamento potrebbero giocare un ruolo importante nella decisione delle aziende nel passaggio alla nuova tecnologia. Le doti di questi dispositivi, inoltre, potrebbero anche riservare sorprese inaspettate: i computer potrebbero scavalcare persino la classica codifica binaria, e lanciarsi verso nuovi orizzonti di computazione.
È pensabile una memoria a memristori in grado di replicare alcune funzioni dei neuroni umani per quanto attiene l'immagazzinamento dei dati, migliorando l'efficacia della macchina in compiti quali il riconoscimento di figure o nella biometria: "Invece di scrivere programmi per computer per simulare il funzionamento del cervello - spiega Williams - potremmo invece pensare ad hardware in grado di emulare quei meccanismi". Una macchina in grado di apprendere dall'esperienza, migliaia di volte più abile dei computer attuali nello svolgere alcuni tipi di compiti, che oggi sono per forza di cose ad appannaggio esclusivo degli uomini.
Per costruire un memristore non occorre alcun tipo di modifica particolare all'attuale ciclo di produzione dei dispositivi elettronici. Le attuali infrastrutture potrebbero iniziare a sfornarne in quantità in pochi mesi, e per questo, secondo Williams, sarà solo questione di tempo prima che qualcuno decida di investire e dare vita ad una nuova generazione di memorie: "La chiave sarà realizzare tutti gli strumenti necessari al design dei circuiti, e dunque trovare un settore dove impiegarli. Ma quanto tempo ci vorrà - conclude lo studioso - è più un problema di business che di tecnologia".
Se le promesse del memristore verranno mantenute, magari non sarà possibile superare davvero la legge di Moore, ma rispettarla alla lettera sarà senz'altro possibile anche negli anni a venire.