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sabato, 16 maggio 2009

La fotografia del misterioso drone

WASHINGTON – Un’immagine sgranata. E’ la «bestia di Kandahar». Un misterioso drone, un aereo senza pilota, che gli americani starebbero provando in Afghanistan. Qualcuno è riuscito a fotografarlo durante l’atterraggio ed ha poi fatto circolare lo scatto suscitando molto interesse tra gli esperti di questioni militari. E’ quindi seguita un’elaborazione al computer che ha mostrato come potrebbe essere. Un piccolo scoop nonostante la sorveglianza messa in atto. La rivista Janes, in aprile, ha scritto che dei soldati sorpresi a fotografare il velivolo sono stati fermati dalla polizia militare e costretti a cancellare le immagini. Il profilo e le dimensioni ricordano diversi prototipi: Lockheed P157 Polecat, Northrop Grumman X47B, Bae System Corax. Gli analisti non escludono che l’Us Air Force stia testando un drone con capacità stealth, ossia un velivolo fantasma capace di sfuggire ai radar. E formulano ipotesi sulla presenza del velivolo in un settore dove già agiscono con efficacia i Predator e i Reapers armati di missili.

LE IPOTESI - Varie le ipotesi. La prima: è solo un test in una zona dal grande interesse militare. La seconda: lo useranno in futuro in altre parti dell’Afghanistan, magari vicino al confine con l’Iran e così potranno condurre operazioni di spionaggio. La terza: l’Us Air Force o l’intelligence stanno «sondando» i sistemi di avvistamento pachistani. L’impiego di droni è piuttosto delicato. Per la Cia i velivoli – controllati da equipaggi dell’agenzia - sono l’arma migliore nella caccia a militanti e terroristi nei loro rifugi in Pakistan. Ed hanno messo a segno una serie di attacchi letali. I pachistani ufficialmente si oppongono ai raid ma poi lasciano fare, anche se le incursioni provocano forti proteste popolari. Per aggirarle Islamabad avrebbe chiesto a Washington alcuni droni in modo da poterli usare direttamente. Indiscrezioni recenti – in parte smentite – sostengono che gli Usa avrebbero condiviso le informazioni con i militari pachistani. Inoltre anche l’Us Air Force che fino ad oggi aveva usato i suoi velivoli senza pilota solo in Afghanistan avrebbe iniziato a operare anche in Pakistan.

 

da corriere.it

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categoria:invenzioni, curiosità
domenica, 22 marzo 2009
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categoria:informatica, invenzioni, curiosità
domenica, 08 febbraio 2009
Noi sappiamo che la velocità della luce non è infinita, anche se è molto alta rispetto alle velocità a cui siamo abituati. Nel passato molti hanno misurato la velocità della luce e ovviamente le misure più recenti sono le più sofisticate e precise.

Ufficialmente la misura più precisa di questa velocità, che è un limite nell’Universo, è di 299792458 metri al secondo.

All'inizio del XVII secolo, molti scienziati erano convinti che la luce si propagasse in maniera istantanea, cioè che essa non impiegasse alcun tempo per andare da un luogo ad un altro. Questo equivoco era giustificato dal fatto che in effetti nell’esperienza quotidiana non si assiste ad alcun effetto dovuto a questa propagazione.

Galileo però aveva intuito che ciò non era vero, per questo ideò un esperimento per misurare la velocità della luce: insieme ad un assistente, presero una lanterna schermata e andarono sulla cima di due colline che distavano un miglio. Galileo scoprì la sua lanterna, e l'assistente, non appena vide la luce, scoprì a sua volta la lanterna. Galileo avrebbe quindi dovuto misurare il tempo necessario per vedere la luce dall'altra collina.

A quel punto era sufficiente dividere la distanza per il tempo per ottenere la velocità della luce.

Ovviamente l’esperimento non portò ad alcun risultato, questo perché la velocità della luce è troppo grande per essere misurata in questo modo. Infatti i tempi da misurare sarebbero stati di circa 0,000005 secondi, cioè intervalli di tempo troppo piccoli per essere misurati con la strumentazione a disposizione di Galileo a quel tempo.

Restò il fatto che Galileo mantenne la sua convinzione che la luce avesse una velocità finita e che si sarebbe potuta comunque misurare con strumenti più precisi o con metodi che lui non era riuscito ancora a pensare.

E aveva perfettamente ragione, tanto che questa sua intuizione può essere considerata un vero e proprio esempio di “lungimiranza scientifica”, qualità che Galileo ha dimostrato anche in altri casi. E fu nel 1676 che Rømer riuscì a misurare efficacemente la velocità della luce, notando delle anomalie nei tempi delle eclissi dei satelliti di Giove. Egli trovò una velocità di circa 210800000 m/s, che differisce significativamente dalle misure più moderne. Tuttavia fu il primo ad avere successo nel misurare questa immensa velocità.

da http://miaplacidusedaltriracconti.blogspot.com/

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categoria:scienza, invenzioni, curiosità
venerdì, 23 gennaio 2009
Provocato dal solito prof Leo54, pubblico un bell'articolo sull'effetto tunnel nella fisica quantistica.

Il cosiddetto effetto tunnel costituisce una delle più curiose manifestazioni della natura quantistica della materia. La sua fenomenologia si può racchiudere in un esempio: abbiamo di fronte a noi un muro alto diversi metri e lo dobbiamo superare. Apriamo il nostro libro di fisica classica, e dopo poco ci convinciamo che l'unico modo è arrampicarci con pazienza fino in cima, ovvero portarci a una energia potenziale gravitazionale più alta rispetto a quella del muro. L'arrampicata ci costerà un'energia pari al guadagno di energia potenziale gravitazionale. Saltando giù dalla parte opposta, riavremo indietro l'energia spesa sotto forma di energia cinetica. Se invece apriamo il libro di fisica quantistica, scopriamo che c'è un altro metodo che potrebbe funzionare: se corriamo (con fiducia...) verso il muro, c'è una certa probabilità non nulla di riuscire ad attraversarlo (senza demolirlo) e di ritrovarci a correre indisturbati dalla parte opposta. Come se avessimo attraversato un tunnel. La nostra esperienza quotidiana ci suggerisce (anche senza provare) che questo fenomeno non avviene mai per gli oggetti macroscopici; viene invece osservato sotto vari aspetti nello scenario (quantistico) delle particelle elementari.

L'interazione di una particella in moto con una barriera di energia potenziale (per esempio dovuta a un campo elettrico o alla combinazione di forze attrattive e repulsive) viene descritta solitamente sfruttando la natura ondulatoria delle particelle elementari. In tal modo è possibile calcolare la probabilità che l'incontro con l'ostacolo produca una riflessione o che la barriera sia attreversata. L'aspetto puramente quantistico sta nel fatto che la probabilità di attraversamento non si annulla nel caso in cui l'energia della particella sia inferiore all'altezza della barriera. La "trasparenza" è determinata essenzialmente dall'altezza della barriera, dalla sua larghezza e dalla massa della particella. Come risulta intuitivo, l'attraversamento è tanto più facile quanto la barriera risulta bassa (rispetto all'energia della particella) e stretta; inoltre si riduce rapidamente a zero non appena la massa della particella in esame supera i limiti del modo subatomico (ricordiamoci che la massa di un elettrone è dell'ordine di 10-30 kg).

Da un altro punto di vista possiamo inquadrare il fenomeno grazie al principio di indeterminazione di Heisenberg: il piccolissimo grado di indeterminazione esistente tra i vari livelli di energia e tempo, si traduce in rapidissime fluttuazioni dei sistemi microfisici. Per tempi che si aggirano intorno al miliardesimo di trilionesimo di secondo, un gruppo di elettroni pur prendere a prestito dal "nulla" sufficiente energia e oltrepassare una barriera di potenziale altrimenti insuperabile.

L'effetto tunnel viene sfruttato nei moderni microscopi a scansione capaci di visualizzare la superficie dei solidi con risoluzione atomica, cosa del tutto impensabile fino a pochi decenni or sono. Applicando una differenza di potenziale tra la superficie in esame e una affilatissima punta metallica posta a qualche nanometro di distanza, si creano le condizioni per il passaggio di una corrente di elettroni che saltano dalla punta al campione per effetto tunnel. La dipendenza esponenziale dell'intensità di tale corrente dalla distanza punta-superficie consente di misurare variazioni di "quota" sulla superficie stessa minori delle dimensioni degli atomi che la costituiscono. Alcuni spettacolari esempi di immagini di sistemi reali si possono vedere ad esempio visitando il sito http://www.almaden.ibm.com/vis/stm/corral.html

L'effetto tunnel gioca un ruolo decisivo anche nel campo della fisica nucleare. Ad esempio, per penetrare in un nucleo e dar luogo a una reazione nucleare, un protone deve superare la barriera di potenziale che risulta dalla combinazione della repulsione coulombiana col campo attrattivo delle forze nucleari (di intensità molto più elevata ma di raggio d'azione estremamente breve). Si osservano comunemente reazioni nucleari prodotte da protoni od altre particelle cariche di energia inferiore all'altezza della barriera suddetta. Della stessa natura è il fenomeno della radioattività alfa.

 

da http://ulisse.sissa.it/chiediAUlisse/domanda/2002/Ucau021119d001

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categoria:scienza, invenzioni, curiosità
mercoledì, 21 gennaio 2009
EDVAC (Electronic Discrete Variable Automatic Computer) fu uno dei primi computer elettronici. A differenza del predecessore ENIAC utilizzava il sistema di numerazione binario invece del sistema decimale utilizzato dall'ENIAC. Il computer era basato sull'architettura di von Neumann.

I progettisti del sistema furono John Mauchly e J. Presper Eckert che proposero la costruzione dell'EDVAC nell'agosto del 1944 prima ancora che l'ENIAC fosse pienamente operativo. Il progetto prevedeva diversi miglioramenti all'architettura dell'ENIAC e includeva una memoria seriale ad alta velocità. Come l'ENIAC anche l'EDVAC venne sviluppato per U.S. Army Ballistics Research Laboratory dal Moore School of Electrical Engineering dell'University of Pennsylvania. Eckert, Mauchly e gli altri progettisti EDVAC vennero aiutati nello sviluppo da John von Neumann che si aggiunse al team come consulente. Von Neumann elaborò e presentò l'architettura dell'EDVAC nel rapporto del 1945 dal titolo First Draft of a Report on the EDVAC.

Il contratto per la realizzazione del sistema venne firmato nell'aprile del 1946 con un budget iniziale di 100 000 dollari statunitensi. Il contratto definì il computer con il nome di Electronic Discrete Variable Automatic Calculator. Il costo finale dell'EDVAC fu di quasi 500 000 dollari, quasi cinque volte il costo inizialmente preventivato.

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categoria:informatica, invenzioni, curiosità, grandi persone
sabato, 10 gennaio 2009
In occasione dell'anno internazionale dell'astronomia, cioè il 2009, vi propongo un post sulla storia del telescopio.

Concettualmente si tratta di apparecchiature molto semplici, composte essenzialmente da due parti ben distinte: il tubo ottico e il supporto meccanico.

A sua volta il tubo ottico si compone dell'obiettivo, che forma un'immagine dell'oggetto da osservare, e dell'oculare, una specie di lente di ingrandimento per consentire all'occhio di apprezzare tutti i dettagli contenuti nell'immagine formata dall'obiettivo. Quest'ultimo, che è il pezzo d'ottica di maggiori dimensioni, è quello rivolto verso l'astro da osservare.

Il supporto meccanico, chiamato montatura, non ha soltanto il compito di sostenere e tenere fermo il tubo nella direzione voluta, ma anche quello importantissimo di consentire un movimento dolce e preciso all'altezza delle prestazioni ottiche. Per questo, una buona struttura meccanica spesso viene a costare più della parte ottica.

Il vocabolo "telescopio", che è stato coniato dal Demisiani nel 1611, deriva dal greco. In Italia, seguendo l'uso anglosassone, si indicano come telescopi tutti gli strumenti ottici destinati all'osservazione del cielo, mentre con "cannocchiali" si designano quelli riservati alla visione di panorami terrestri.

La capacità di vedere distintamente di qualsiasi telescopio è determinata dalle sue dimensioni e, più precisamente, dal diametro del suo obiettivo.

La storia del telescopio è costellata da innumerevoli tappe verso prestazioni sempre più esaltanti. L'invenzione di uno strumento ottico in grado di "avvicinare" risale al 1608 ed è opera di occhialai olandesi, ma il primo ad utilizzare la nuova scoperta per l'osservazione del cielo fu Galileo nel 1609. Il grande pisano apportò notevoli miglioramenti ai primi rozzi strumenti; la sua migliore realizzazione arrivava ad ingrandire 23 volte contro le 3-4 volte dei primi tentativi.

L'arte di lavorare le lenti migliorò lentamente ma costantemente nel diciassettesimo secolo, lo stesso che vide Newton presentare la sua invenzione: il telescopio con obiettivo a specchio o riflettore. Questo si diffuse parecchio nel diciottesimo secolo grazie a W.Hershel, che arrivò a costruirne uno di ben 1,2 metri. Un'enormità per l'epoca.

Il secolo seguente vide invece l'affermazione del telescopio a lenti o rifrattore (dello stesso tipo di quello utilizzato da Galilei), grazie soprattutto alle non comuni doti di J.Fraunhofer, che portò l'arte del telescopio rifrattore quasi ai livelli di oggi. Ma già alla fine del secolo scorso ci si accorse che costruire lenti oltre 1 metro comportava tali e tanti svantaggi da far rifiorire la soluzione a specchio. Attualmente tutti i più grandi telescopi del mondo utilizzano tali tipi di telescopio.

I telescopi si dividono in due o - meglio - tre categorie: con obiettivi a lente, con obiettivi a specchio e misti, cioè caratterizzati da entrambi gli elementi. I primi sono noti come "cannocchiali" o rifrattori, per il fatto che la formazione dell'immagine di basa sulla deviazione (rifrazione) che subiscono i raggi luminosi quando passano attraverso le lenti. Quelli a specchio prevendono l'introduzione appunto di tale elemento nello schema costruttivo, allo scopo di diminuire le dimensioni d'ingombro dello strumento a parità di lunghezza focale.

da http://astrolink.mclink.it/tele.htm
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categoria:scienza, astronomia, invenzioni, curiosità
lunedì, 05 gennaio 2009

Il primo worm diffuso in internet, nel lontano 1988, si chiamava Morris, come il suo creatore, Robert Tappan Morris, all'epoca studente al MIT (Massachusetts Institute of Technology).

20 anni fa, i computer connessi a internet erano una rarità, o quasi, e questo ha stimolato il giovane studente, che voleva conoscere il loro numero esatto.

Morris, per trovare la risposta che cercava, creò un piccolo programma che si copiava automaticamente su ogni computer e inviava un messaggio a tutti gli altri per segnalare la propria presenza sulla rete. Il worm sfruttava due falle dei sistemi BSD e SUN. Il 2 novembre 1988, Morris si collega da un computer del MIT e immette in rete il suo programma, che nel giro di brevissimo tempo si propaga a tutta internet.

Morris non aveva intenzione di danneggiare nessuno con il suo worm, ma dimenticò un piccolo dettaglio Un computer poteva essere infettato più volte dallo stesso worm, e quindi mandare in esecuzione più volte lo stesso programma. Viste le limitate risorse hardware dei computer dell'epoca, questi venivano bloccati dall'enorme mole di lavoro assegnata loro dal worm. che trasformò quello che doveva essere un innocuo programma in una catastrofe.

Non dimentichiamo che all'epoca gli antivirus non esistevano, e quindi i computer erano molto più esposti alle minacce provenienti dalla rete di quanto non lo siano adesso. A seguito di questo grave episodio, fu istituito il CERT (Computer Emergency Response Team), allo scopo di prevenire altri problemi simili su internet. Robert Tappan Morris fu processato e condannato a 3 anni di libertà vigilata, 400 ore di lavori socialmente utili e una multa di 10000 $. Attualmente, è professore al MIT.

da www.tomshw.it

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categoria:informatica, invenzioni, curiosità, grandi persone
sabato, 13 dicembre 2008

Il post precedente parla di Sarrus e delle sue scoperte in campo matematico e non solo. Qui vi propongo la regola di Sarrus.


Il determinante di una matrice  3\times 3

 A =
\begin{pmatrix}
a & b & c \\
d & e & f \\
g & h & i
\end{pmatrix}

è dato da

det(A) = aei + bfg + cdh − [ceg + afh + bdi].

La regola di Sarrus è un artificio che permette ricordare agevolmente questa formula. Si riscrivono le prime due colonne a destra della matrice:

 A =
\begin{pmatrix}
a & b & c &| a & b\\
d & e & f &| d & e\\
g & h & i &| g & h
\end{pmatrix}

quindi si sommano le 3 "diagonali" che partono dall'alto a sinistra (diagonali principali)

aei + bfg + cdh

e si sottraggono le 3 "diagonali" che partono dal basso (sempre a sinistra) (diagonali secondarie):

ceg + afh + bdi

e si ottiene la formula del determinante scritta sopra.

da www.wikipedia.org

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categoria:invenzioni, curiosità
venerdì, 12 dicembre 2008

Professore presso l'Università di Strasburgo (1826-1856) e membro dell'Accademia delle Scienze di Parigi, fu autore di numerosi trattati, tra cui uno sulla soluzione di equazioni numeriche con incognite (1842), uno sugli integrali multipli e le loro condizioni di integrabilità, uno sulla determinazione delle orbite delle comete (1842).

È noto per aver scoperto una regola mnemonica, poi denominata regola di Sarrus, per calcolare il determinante di una matrice 3x3. L'espediente fornisce un metodo facilmente memorizzabile per lavorare con determinanti di matrici quadrate del terzo ordine, ma il suo limite sta nella sua non applicabilità per matrici quadrate di ordine diverso. Sarrus dimostrò anche il lemma fondamentale del calcolo delle variazioni.

I numeri di Sarrus sono pseudoprimi* di base 2.


*Un numero pseudoprimo è un numero che si comporta come un numero primo, senza essere tale. La definizione di numero pseudoprimo dipende quindi dal contesto, e da cosa si intende per "comportarsi come un numero primo".

Il più piccolo pseudoprimo (di Fermat) in base 2 è 341. Sappiamo che 341=11*31, quindi 341 non è primo, ma esso soddisfa il Piccolo teorema di Fermat, ossia (2)340 ≡ 1 (mod 341). Un numero pseudoprimo in base 3 e non in base 2 è 91, e sappiamo che 91=7*13.
I numeri pseudoprimi in base 2 si dicono numeri di Poulet o numeri di Sarro o Fermatiani.
Data una base h, vi sono infiniti pseudoprimi in quella base, ma sappiamo anche che sono molto “rarefatti” negli interi (sono infiniti, ma se si considera un qualsiasi intervallo di un milione di interi consecutivi, ne troviamo al massimo qualche centinaia).

da www.wikipedia.org


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categoria:invenzioni, curiosità, grandi persone
sabato, 06 dicembre 2008
Liu Bolin è uno tra i più significativi artisti del Camouflage, l'arte dell'invisibilità, ecco alcune sue opere.


 Liu Bolin, Telephone booth

 Liu Bolin, No. 31 of HITC -  No.1 of full scope of democracy and carry on strictly according to the law


 Liu Bolin, Ponte di Castelvecchio

 Liu Bolin, Loggia di Fra Giocondo
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categoria:invenzioni, curiosità, grandi persone
lunedì, 01 dicembre 2008

Oggi durante la lezione di matematica tenuta dal prof Leo54, ha parlato di Lagrange e del moltiplicatore di Lagrange appunto.Incuriosito come sempre,  ho fatto una piccola ricerca su questo personaggio dal nome francese, ma piemontese.

Joseph-Louis Lagrange, nato Giuseppe Lodovico Lagrangia o ancora Giuseppe Luigi Lagrangia o Lagrange (Torino, 25 gennaio 1736 – Parigi, 10 aprile 1813), è stato un matematico e astronomo italiano, sicuramente uno tra i maggiori e più influenti matematici del XVIII secolo. La sua più importante opera è il testo Mécanique analytique, pubblicato nel 1788.

In campo matematico Lagrange è ricordato per le sue attività in teoria dei numeri, per aver sviluppato il calcolo delle variazioni, per aver delineato i fondamenti della meccanica razionale, per i risultati nel campo delle equazioni differenziali e per essere stato uno dei pionieri della teoria dei gruppi.

Nel settore della astronomia condusse ricerche sui calcoli della librazione lunare e al moto dei pianeti.


  « Quando chiediamo un consiglio, stiamo di solito cercando un complice. »

Lagrange, la cui famiglia aveva origini francesi (il bisnonno paterno era stato ufficiale dell'esercito francese prima di trasferirsi a Torino), nacque a Torino da una famiglia tutt'altro che agiata. Lagrange era il maggiore di 11 fratelli ma di questi solo lui e un altro riuscirono ad arrivare all'età adulta. Studiò all'Università di Torino.

La sua materia preferita era il latino. Si appassionò di matematica solo dopo aver letto un testo di Edmund Halley. Venne nominato professore di "matematiche" alle Scuole teoriche di Artiglieria e Fortificazione del capoluogo piemontese all'età di appena diciannove anni. Della sua attività didattica presso la scuola resta un manoscritto delle sue lezioni intitolato Principi di analisi sublime; è invece andato disperso un trattato di maccanica. Lo stesso anno, in una corrispondenza con Eulero, espose le sue idee sul calcolo delle variazioni.

Ritratto di Lagrange

Eulero rimase impressionato dalle sue doti e nel 1759 lo fece eleggere membro dell'Accademia di Berlino.

Nel 1758 partecipò alla fondazione di una società scientifica, che si sarebbe poi trasformata nell'Accademia reale delle Scienze di Torino. I nervi risentirono forse del suo incessante lavoro e divenne ipocondriaco.

Nel 1766, su proposta di Eulero e di D'Alembert, venne chiamato da Federico II di Prussia a succedere a Eulero stesso come presidente della classe di scienze dell'Accademia di Berlino. In questo anno si sposò con Vittoria Conti. Il matrimonio fu felice. Rimase a Berlino fino alla morte del sovrano. Nel 1783 Vittoria morì. Nel 1786, su invito del re Luigi XVI di Francia, si trasferì a Parigi per entrare a far parte dell'Académie des Sciences.

Nel 1787, nonostante fosse all'apice della sua fama, venne colpito da un periodo di forte depressione. Durante la Rivoluzione francese gli fu offerto di tornare a Berlino ma egli rifiutò. In questo periodo si mosse sempre con prudenza per evitare guai politici e non finire ghigliottinato.

Nel 1792 si risposò con Adelaide Le Monnier. Divenne presidente della commissione cui era stato affidato il compito di fissare un nuovo sistema di pesi e misure, il sistema metrico decimale dal quale avrà origine l'odierno Sistema Internazionale. Dal 1797 insegnò all'École polytechnique appena fondata.

Con l'affermarsi al potere di Napoleone Bonaparte la sua posizione si consolidò: ricevette la Legion d'Onore, venne eletto al Senato di Francia e nominato conte dell'impero. Si spense nel 1813 e venne sepolto nel Pantheon.

Ci sono diverse grafie del cognome di Lagrange: da giovane si firmò "De la Grangia Tournier", "Tournier de la Grangia" e anche "Tournier".

Successivamente si trova scritto come "De la Ganja", e "la Grange". Dopo essersi trasferito a Berlino e soprattutto a Parigi (dove un'origine nobile non era vista di buon occhio) si firmò sempre "Lagrange".

Lo storico della matematica Gino Loria al fondo della p.747 della sua Storia delle matematiche (1950) scrive testualmente:

« Nel registro dei nati questo è designato così: "Lagrangia Giuseppe Lodovico"; ciò giustifica il modo di scriverne il cognome adottato in parecchie occasioni, per documentare l'italianità del soggetto. »
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giovedì, 20 novembre 2008

Il 6 gennaio 1896 "l'arrivo di un treno nella stazione di La Ciotat" si rivelò un'esperienza a dir poco sorprendente per coloro che a Parigi ebbero il privilegio di assistere alla proiezione della celebre pellicola dei fratelli Lumière.
Dal fondo una locomotiva avanza, dapprima è piccola e lontana, poi, man mano che si avvicina alla stazione, la sua dimensione cresce, si allarga sempre più, finisce per occupare gran parte dello schermo. Una sequenza apparentemente semplice, capace però di mostrare una profondità d'immagine mai raggiunta sullo schermo fino a quel momento.
Gli spettatori, tuttavia, anzichè rallegrarsi per i progressi della tecnica di cui erano stati resi testimoni, pensarono bene di trovare riparo sotto le sedie nel timore che la locomotiva potesse travolgerli.
Di certo non potevano sapere che proprio quella reazione li avrebbe resi non solo testimoni ma perfino protagonisti assoluti nella nascita del cinematografo inteso come "fabbrica delle emozioni".



da www.thepolloweb.blogspot.com
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mercoledì, 12 novembre 2008
Come sottolineato da Mauro Piadi e da Giulio Stevanato  Escher fu il primo a disegnare oggetti e situazioni impossibili nella realtà.

Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 17 giugno 1898 – Laren, 27 marzo 1972) è stato un incisore e grafico olandese.

È conosciuto principalmente per le sue fantastiche incisioni su legno, litografie e mezzetinte che tendono a presentare costruzioni impossibili, esplorazioni dell'infinito, tassellature e motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme completamente differenti. Le opere di Escher sono molto amate dagli scienziati, matematici, logici e fisici che apprezzano il suo uso di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza.


Il triangolo di Penrose
Il triangolo di Penrose

Esempi famosi del suo lavoro includono le Mani che disegnano (1948), un'opera che raffigura due mani che si disegnano l'un l'altra, Cielo e acqua I (1938) nella quale giochi di luce e ombra convertono dei pesci nell'acqua in uccelli nel cielo, e Salita e discesa (1960), nel quale file di persone salgono o scendono una scala chiusa in un ciclo infinito, su una costruzione che è impossibile da costruire, ma che è possibile disegnare solo avvalendosi di stranezze della percezione e della prospettiva.

Le opere di Escher hanno una forte componente matematica, e molti dei mondi che ha disegnato sono costruiti attorno a oggetti impossibili come il Triangolo di Penrose oppure ad illusioni ottiche come il Cubo di Necker. In "Gravità", invece, dei rettili multicolori sporgono le loro teste da un possibile dodecaedrostellato.
Le implicazioni logiche, matematiche, geometriche e fisiche sono piuttosto variegate, e coinvolgono concetti quali tra gli altri:

  • l'autoreferenzialità, appunto dove due mani si disegnano vicendevolmente.
  • I processi ricorsivi, quali l'Effetto Droste, collegati a particolari rotazioni del piano, come in galleria di stampe, dove un visitatore, guardando fuori da una finestra della galleria rivede l'edificio contenente anche se stesso, in una successione potenzialmente infinita.
  • Questioni di topologia, esempio la percorrenza di una superficie bidimensionale estesa in uno spazio tridimensionale come Nastro di Möbius percorso da formiche
  • L'infinito (sia filosofico che matematico), preludio alle geometrie frattali a sviluppo infinito, ad esempio nelle opere sul tema del limite del cerchio, dove un motivo ripetitivo si espande nell'infinitamente piccolo.
  • Il moto perpetuo, dove un trucco percettivo permette il disegno di una cascata che aziona un mulino e la stessa acqua torna ad alimentare la cascata.
  • Tassellature degli spazi bi e tridimensionali, impieganti "tessere" ripetute con tutte le possibili variazioni.
  • Spazi dimensionalmente diversi che si incontrano, come in rettili, dove piccoli animali preistorici escono dal mondo bidimensionale di un libro, per poi ritornarvi.

In tutte le opere non vi è solo la fredda logica delle scienze esatte, ma mondi naturali con panorami, scorci, piante ed animali reali od immaginari intervengono ad arricchire i suoi lavori in un'ottica straordinariamente globale.

http://tdreller.officeisp.net/Privates/Cartoon%20Escher.gif
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categoria:invenzioni, curiosità, grandi persone
domenica, 09 novembre 2008
Il theremin (anche teremin) è il più antico strumento musicale elettronico conosciuto. È stato inventato dal fisico russo Leon Theremin nel 1920.

Questo strumento è composto fondamentalmente da due antenne poste sopra e a lato di un contenitore nel quale è alloggiata tutta l'elettronica. Il controllo avviene allontanando e avvicinando le mani alle antenne, mediante quella superiore (posizionata verticalmente) si controlla l'altezza del suono, quella laterale (posta orizzontalmente) permette di regolarne l'ampiezza. Il suono può variare tra quello di un violino a quello vocale. Lo strumento è considerato molto difficile da suonare proprio perché lo si suona senza toccarlo.

L'idea dello strumento venne in mente a Theremin mentre compiva alcuni esperimenti per l'esercito con amplificatori a valvole: si accorse che a volte si produceva un fischio che cambiava frequenza variando la distanza delle mani dalle valvole. Sviluppò l'idea fino a giungere alla costruzione di un vero e proprio strumento musicale battezzato eterofono.

Lo stesso Theremin era un musicista (violoncellista) e approfittò dei circoli musicali che frequentava per far conoscere la sua invenzione che riscosse un notevole interesse. Qualche tempo dopo fu contattato da Lenin che gli propose di diffondere lo strumento in Europa.

Venne organizzato un tour nelle maggiori capitali europee: Berlino, Londra e Parigi. Proprio a Parigi la curiosità fu tale da causare disordini fra le migliaia di persone che non erano riuscite ad avere un posto in teatro.

Nel 1928 Theremin sbarcò a New York dove lo strumento venne presentato a un ristretto gruppo di musicisti e magnati dell'industria (vi erano anche Arturo Toscanini e Henry Ford). In seguito fu fondata un'azienda per lo sviluppo e la costruzione dell'eterofono che per l'occasione fu ribattezzato theremin.

In seguito furono concessi i diritti di costruzione commerciale alla RCA ma, a causa della crisi economica di quegli anni, il prezzo di vendita dello strumento era talmente alto da impedirne la diffusione.

La più grande virtuosa dello strumento fu Clara Rockmore, una violinista russa che, non potendo proseguire per motivi di salute la sua attività, si dedicò al nuovo strumento.

In passato il theremin è stato usato dal chitarrista dei Led Zeppelin, Jimmy Page, in molti live e nell'intermezzo di Whole Lotta Love (1969). È utilizzato spesso, in studio e nei concerti dal vivo, anche dalla Blues Explosion di Jon Spencer.

I theremin attuali sono costruiti con tecnologia a transistor che li rende molto più economici.

Il principio di funzionamento del theremin si basa sul principio fisico del battimento di due onde.

L'intuizione del suo inventore sta nell'accoppiamento di due oscillatori elettronici che producono due onde alla medesima frequenza non udibili (maggiori di 20 kHz).

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giovedì, 06 novembre 2008

Sir Arthur Eddington (Kendall, 28 dicembre 1882 – Cambridge, 22 novembre 1944) è stato un astrofisicoinglese.

Fu uno dei più importanti astrofisici dell'inizio del XX secolo. Scoprì il limite che porta il suo nome (limite di Eddington) e che corrisponde alla luminosità massima che può avere una stella con una data massa, senza che essa inizi a perdere gli strati più alti della propria atmosfera.

È comunque conosciuto per le sue ricerche riguardanti la teoria della relatività. Fu grazie ad uno dei suoi articoli (Report on the relativity theory of gravitation), che gli studiosi di lingua inglese scoprirono la teoria della relatività generale di Albert Einstein, in quanto a causa della Prima Guerra Mondiale, gli articoli delle riviste tedesche erano pochissimo (o per niente) diffuse nel resto del mondo.

Eddington nacque a Kendal in Inghilterra da una famiglia di Quaccheri. Dimostrò molto presto le sue inclinazioni per la matematica e vinse diversi premi e borse di studio fino al 1905 quando cominciò alcune ricerche presso il laboratorio Cavendish, seguite da ricerche matematiche (che interruppe rapidamente) ed infine ricevette un posto di lavoro al Reale Osservatorio di Greenwich. Qui venne immediatamente coinvolto in un progetto di ricerca iniziato nel 1900, riguardante le immagini fotografiche dell'asteroide 433 Eros. Il primo incarico riguardò l'analisi di queste immagini per determinare con precisione il valore della parallasse solare. Nel 1906, iniziò un suo studio statistico sul movimento delle stelle che gli fruttò un premio, ricevuto l'anno seguente.

Nel dicembre 1912, George Darwin, figlio di Charles Darwin e professore a Plumian, morì ed Eddington fu designato a succedergli. Il titolare dell'altra cattedra di astronomia a Cambridge, la Lowndean chair, morì anch'egli e, nel corso dell'anno seguente Eddington divenne il direttore dell'osservatorio di Cambridge, diventando il responsabile dell'astronomia teorica e sperimentale a Cambridge.

Durante la Prima Guerra mondiale, Eddington fu richiamato per effettuare il servizio militare. Essendo quacchero e pacifista, rifiutò di andare sotto le armi e chiese di effettuare un servizio alternativo, che, a quei tempi, non era previsto. Alcuni amici scienziati intervennero in suo favore e riuscirono a farlo congedare per i suoi meriti scientifici. Nel 1915, ricevette tramite la Royal Astronomical Society gli articoli sulla relatività generale di Einstein e di de Sitter. Iniziò ad interessarsi a questo argomento in quanto la nuova teoria sembrava spiegare la precessione del perielio di Mercurio.

 

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sabato, 01 novembre 2008
E' morto in Svizzera all'età di 86 anni Jacques Piccard, esploratore dei grandali fondi marini (sceso a 10.916 metri di profondità), oceanografo, pilota, progettista di sottomarini, economista, figlio del fisico Auguste, l'inventore del batiscafo. Lo ha annunciato Solar Impulse, un progetto di aereo solare, di cui è co-fondatore il figlio Bertrand Piccard. Era nato a Bruxelles il 28 luglio 1922. "Uno degli ultimi grandi esploratori del Ventesimo secolo, l'uomo disceso negli abissi più profondi del mondo, un vero Capitano Nemo, Jacques Piccard si è spento il primo novembre a 86 anni, sulle rive del Lago di Ginevra che tanto amava", si legge in un comunicato inviato alla France Press. Piccard ha portato avanti "l'opera del padre, il celebre fisico Auguste Piccard, inventore del pallone aerostatico e del batiscafo", secondo il testo.

A bordo del batiscafo 'Trieste', Jacques Piccard diventa l'uomo 'più profondo' del mondo toccando il fondale della Fossa delle Marianne a 10.916 metri il 23 gennaio 1960, in compagnia dell'americano Don Walsh", prosegue il comunicato. Ha poi costruito quattro "mesoscafi", sottomarini per le profondità medie, tra cui il primo sottomarino turistico lanciato nelle acque del lago di Ginevra in occasione dell'esposizione nazionale svizzera del 1964.

Ma è tutta la famiglia Piccard a essere famosa per le sue numerose imprese: il padre Auguste ha superato due volte il record di altitudine con pallone aerostatico (nel 1931 e 1932), mentre il figlio Bertrand è stato il primo a volare intorno al mondo senza fermarsi con il pallone aerostatico "Orbiter 3" nel marzo del 1999.

 

da www.alice.it

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giovedì, 30 ottobre 2008

Il T9 (acronimo di "text on 9 (keys)") è un software, inventato da Tegic Communication ed utilizzato principalmente su telefoni cellulari, PDA e touch screen, che consente una composizione guidata nella digitazione di stringhe alfanumeriche. Sebbene il T9 sia il più noto software di "predictive text", sistemi con analoghe funzionalità sono stati sviluppati anche da altre aziende informatiche (come, ad esempio, l'"iTAP" utilizzato dalla Motorola e "LetterWise" dalla Eatoni).

Tale sistema (disponibile, a settembre 2005, nella versione 7.3) viene principalmente utilizzato per la composizione degli SMS, ma può essere utilizzato anche per la digitazione di note, nomi in rubrica ed altri tipi di testi.

Il sistema si basa sull'utilizzo di un dizionario integrato che associa determinate sequenze nella pressione dei tasti numerici del terminale a possibili parole (in una lingua determinata, scelta dall'utente: le lingue attualmente supportate dal sistema sono circa quaranta) proponendo per prime, in caso la sequenza digitata possa corrispondere a più di un termine, le parole statisticamente più utilizzate (da qui l'importanza di rileggere quanto automaticamente composto dal software a séguito della digitazione di una determinata sequenza di tasti: alcuni dei termini selezionati dal software potrebbero non corrispondere a quelli che erano nell'originaria intenzione dell'utente).

Su alcuni modelli di telefoni cellulari è inoltre possibile personalizzare il dizionario integrato nel sistema aggiungendo nuove parole all'interno dello stesso. In generale, comunque, i cellulari permettono di disattivare questa funzionalità e di scrivere SMS senza composizione guidata delle parole.

La prima casa produttrice di cellulari ad includere tale software nei propri terminali è stata la finlandeseNokia.

da www.wikipedia.org

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mercoledì, 29 ottobre 2008

Con l'espressione architettura di von Neumann (o macchina di von Neumann) ci si riferisce a uno schema di progettazione di calcolatori elettronici che prende nome dal matematico John von Neumann e che fu sviluppato per il sistema IAS machine e dell'Institute for Advanced Study.

Lo schema si basa su cinque componenti fondamentali:

  1. CPU o unità di lavoro che si divide a sua volta in
    1. Unità operativa, nella quale uno dei sottosistemi più rilevanti è l'ALU (Arithmetic Logic Unit)
    2. Unità di controllo
  2. Unità di memoria, intesa come memoria di lavoro o memoria principale (RAM, Random Access Memory)
  3. Unità di input, tramite la quale i dati vengono inseriti nel calcolatore per essere elaborati
  4. Unità di output, necessaria affinché i dati elaborati possano essere restituiti all'operatore
  5. Bus, un canale che collega tutti i componenti fra loro

L'immagine “http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/8/86/Schema_macchina_von_neumann.png” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.All'interno dell'ALU è presente un registro detto accumulatore, che fa da buffer tra input e output grazie a una speciale istruzione che carica una parola dalla memoria all'accumulatore e viceversa.

È importante sottolineare che tale architettura, a differenza di altre, si distingue per la caratteristica di immagazzinare all' interno dell' unità di memoria, sia i dati dei programmi in esecuzione che il codice di questi ultimi.

Bisogna comunque precisare che questa è una schematizzazione molto sintetica, sebbene molto potente: basti pensare che i computer di uso comune sono progettati secondo l'architettura Von Neumann (ciò non è necessariamente vero, ad esempio, per un mainframe aziendale).
Inoltre, quando si parla di unità di memoria si intende la memoria principale, mentre le memorie di massa
Il motivo di ciò è innanzitutto storico, in quanto negli anni Quaranta, epoca a cui risale questa architettura, la tecnologia non lasciava neanche presupporre dispositivi come hard disk, CD-ROM, DVD-ROM o anche solo nastri magnetici, ma anche tecnico, se si considera che in effetti i dati da elaborare devono comunque essere caricati in RAM, siano essi provenienti da tastiera o da hard-disk.

da www.wikipedia.org


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martedì, 28 ottobre 2008
La Storia
I raggi X furono scoperti,quasi per caso, dal tedesco Roentgen (premio Nobel per la Fisica nel 1901), una sera del Novembre 1895.
Roentgen era intento a studiare i fenomeni associati al passaggio di corrente elettrica attraverso gas a pressione bassa.Stava lavorando in una stanza oscura ed aveva avvolto il tubo di scarica in uno spesso foglio di cartone nero per eliminare interamente la luce, quando un foglio di carta ricoperto da un lato da una sostanza fosforescente, che si trovava su un tavolo vicino, divenne fluorescente.
Lui si spiegò il fenomeno come dovuto all'emissione, dal tubo di scarica, di raggi invisibili che eccitavano la fluorescenza.
Da quel momento si iniziò a parlare di raggi Roentgen che poi divennero raggi X (chiamati così dallo stesso Roentgen per indicare che si trattava di una radiazione "X", sconosciuta).

Impiego Attuale
Comune è l’impiego dei raggi X nella radiografia e nella tomografia (TAC) moderne. Quando un fascio di radiazioni X passa attraverso l'oggetto da esaminare, viene assorbito (o meglio attenuato) in modo esponenziale in funzione dello spessore e della densità della materia penetrata. Così,i raggi X passanti e attenuati impressionano una lastra fotografica posta dietro appena l'oggetto da esaminare.

Sviluppo Futuro
Alcuni ricercatori dell'Università della California hanno scoperto e pubblicato sulla rivista Nature un modo semplice ed incredibilmente economico per generare i raggi X: occorre solo srotolare del nastro adesivo nel vuoto.
Se questa scoperta fosse davvero confermata, come sembra,per fare una radiografia non serviranno più apparecchi ingombranti, costosi e pericolosi (si tratta comunque di radiazioni assorbite): basterà solo un rotolo di nastro adesivo.
Ma vediamo in dettaglio l'esperimento
Gli scienziati sono arrivati alla conclusione che srotolare dello scotch alla velocità di 1,18 pollici (quasi 3 centimetri) al secondo, in un contenitore in cui sia stato fatto il vuoto, produce delle radiazioni.
I ricercatori sono riusciti a ottenere con tale sistema addirittura la radiografia di un pollice e già stanno progettandi la realizzazione di una macchina a raggi X con tale semplice tecnologia che soppianterebbe in toto i macchinari enormi attualmente utilizzati.
Anche i rischi sarebbero praticamente azzerati: le radiazioni sarebbero generate solo se prima viene fatto il vuoto e solo se il nastro viene srotolato.Si tratta di apparecchi,quindi, completamente sicuri, da spenti.

da http://seriomanontroppo.it
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categoria:scienza, invenzioni, curiosità
sabato, 25 ottobre 2008
Gia' nel 1784 l'inventore del parafulmine Benjamin Franklin pubblico' un'idea sul quotidiano francese Journal de Paris. Le riflessioni di Franklin si basavano sulla volonta' di risparmiare energia ma non trovarono seguito.
Oltre un secolo dopo (nel 1907), l'idea venne ripresa dal britannico William Willet, e questa volta trovo' seguaci: nel 1916 la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera al British Summer Time, che implicava lo spostamento delle lancette un'ora in avanti durante l'estate. Molti paesi imitarono la Gran Bretagna in quanto in tempo di guerra il risparmio energetico era una priorita'.
In Italia l'ora legale e' stata adottata per la prima volta nel 1916 fino al 1920. Da allora fu abolita e ripristinata diverse volte tra il 1940 e il 1948.
Tuttavia, dal 1966 (in periodo di crisi energetica) e' stata utilizzata con continuita', pur con modalita' varianti negli anni: dal 1966 al 1980 venne stabilito che l'ora legale dovesse rimanere in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre; dal 1981 al 1995, invece, si stabili' di estenderla dall'ultima domenica di marzo all'ultima di settembre.
Il regime definitivo e' entrato in vigore nel 1996, quando si stabili' di prolungarne ulteriormente la durata dall'ultima domenica di marzo all'ultima di ottobre.
Nel mondo l'ora legale non segue sempre le stesse regole, e talvolta non e' neppure utilizzata.
Nell'emisfero australe, l'ora legale segue ovviamente un calendario invertito rispetto all'Europa e al Nord America: in Australia - negli Stati che l'adottano - e' in vigore dalla fine di ottobre alla fine di marzo, mentre in Brasile si va da novembre a febbraio.
In Africa e' scarsamente usata, cosi' come in Asia, dove si usa nelle Repubbliche dell'ex Unione Sovietica, ma non in molti stati in quanto i calendari non sono omogenei.

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categoria:invenzioni, curiosità
martedì, 14 ottobre 2008

L’invenzione della matita e della sua industrializzazione è argomento molto ricco ed interessante, come curioso è tutto il movimento di collezionisti che gira intorno a questo importante, quanto semplice, oggetto di tutti i giorni.

La matita è oggi senza alcun dubbio lo strumento più comune per scrivere e disegnare, ma non è il più antico. Furono infatti i sumeri alla fine del quarto millennio A.C. a inventare la più antica forma di scrittura conosciuta: la scrittura cuneiforme.
scrittura cuneiformeI sumeri e gli assiro-babilonesi utilizzavano un semplice strumento metallico per incidere solitamente tavolette in argilla (prima che seccasse) o anche in pietra. Uno strumento simile era utilizzato anche dagli antichi Romani per graffiare il papiro: ero lo stilo, il nonno della moderna matita.

La matita è invenzione relativamente recente: la grafite che ne è la base fu infatti scoperta solo nel 1564.
Dopo una fortissima tempesta fu scoperto un enorme giacimento di grafite pura in Borrowdale, in Inghilterra. Era il 10 settembre, data che è considerata il compleanno della matita.

I pastori del luogo si accorsero subito che questo nuovo misterioso minerale naturale poteva essere molto utile: cominciarono ad utilizzarlo per marchiare le loro pecore e successivamente in pezzi più minuti avvolti in lembi di tessuto o di lana per scrivere.

In poco tempo la grafite diventò molto famosa tra chi necessitava di un materiale con cui scrivere o disegnare e si cominciò ad inserirla tra i materiali più disparati per avere un supporto più stabile che consentisse anche di non sporcarsi le mani. La grafite pura è infatti un minerale molto morbido e che lascia una impronta molto decisa anche al minimo contatto.

Furono gli italiani i primi a pensare ad un contenitore in legno: Simonio e Lyndiana Bernacotti realizzarono dei progetti per la realizzazione di matite attraverso la creazione di fori in un’anima ovale di ginepro abbastanza compatta, in cui veniva poi inserita e incollata un’anima di grafite.

Poco dopo, nel 1762 a Nuremberg, in Germania, ebbe inizio la prima produzione industriale di matite. La fabbrica Faber, dal cognome del suo fondatore, ideò un processo industriale che inserisce, tra due fogli di legno di cedro poi incollati, una anima di grafite, detta poi mina. Era nata la matita moderna.

Nel 1795 Nicholas Jacques Conte, uno scienziato francese, inventò il procedimento di mescolare alla grafite pura anche dell’argilla per ottenere mine più “dure”: è infatti in base alla quantità di argilla contenuta nella mina che le matite sono più o meno dure e lasciano quindi segni più o meno evidenti. Le diverse quantità di argilla vennero studiate e inventate dall’austriaco Joseph Hardtmuth della Koh-I-Noor e sono a tutt’oggi in uso.

L’argilla era mescolata alla polvere di grafite, modellata nella forma giusta e poi fatta passare in fornace prima di essere inserita nell’adeguato astuccio di legno.

Ma come sono costruite esattamente le matite?

Costruzione di una MatitaL’immagine a sinistra illustra i vari procedimenti che vengono eseguiti in fabbrica per la costruzione industriale delle matite.

Si parte da un blocco di cedro (1) che viene poi tagliato in assi (2). Le assi di cedro vengono poi tinte (3) e vengono praticate delle incisioni (4).
In queste incisioni vengono inserite le mine (5) e viene incollata una nuova asse sopra alla precedente (6).
Il sandwitch che si ottiene viene fatto passare in un tornio (7) che divide le singole matite (8) e da la forma definitiva (esagonale, tonda, quadrata, ecc.).
Successivamente le matite vengono colorate e rifinite (9 e 10). Eventualmente viene anche inserito un supporto in ferro per la gomma (11) e la gomma stessa (12).

Hyman L. Lipman di Filadelfia ha brevettato la prima matita con gomma nel 1858. Il particolare anello di metallo che collega la gomma alla matita si chiama puntale.

Le prime matite prodotte industrialmente non venivano colorate in modo da mostrare la qualità del legno utilizzato, particolare al tempo molto ricercato e tenuto in grande considerazione da chi doveva acquistare una nuova matita.

Verso il 1890 si cominciò a colorare le matite e ad imprimere i marchi e i nomi delle aziende produttrici, fu uno delle prime forme di immagine coordinata applicata al prodotto.

Matite

I produttori americani usavano al tempo grafite cinese. Quella cinese era infatti considerata la migliore al mondo e quindi gli americani cominciarono a dipingere le loro matite di giallo.
In Cina il giallo è infatti un colore associato al rispetto e alla nobiltà, i produttori americani utilizzavano il giallo proprio per esprimere questa nobiltà e superiorità delle loro matite con grafite cinese.

Ancora oggi negli Stati Uniti (e non solo) il 75% delle matite sono gialle: la tradizione e la consuetudine sono rimaste anche se non viene quasi più utilizzata grafite cinese per le matite.

Le prime matite americane erano realizzate con Cedro dell’est, proveniente dal Tennessee e da altri stati del sud-est degli Stati Uniti, era un legno molto forte e resistente. Nel 1900 però i produttori di matite necessitavano di sempre più riserve di legno per la loro produzione e lo andarono a scovare dall’altra parte degli Stati Uniti, in California.
Il Cedro Californiano si rivelò un legno ancora migliore per la produzione di matite ed è ancora oggi il legno più utilizzato a livello mondiale.

La storia della matita è comunque alquanto complicata e nelle mie ricerche ho trovato varie versioni su chi ha inventato cosa, ho cercato di riportare in questo articolo un riassunto il più veritiero possibile.

Ma comunque sia tutta questi complicati procedimenti ed invenzioni hanno portato fino ai giorni nostri uno degli oggetti più utilizzati e prodotti in assoluto: la matita. Ogni anno vengono prodotte miliardi di matite in tutto il mondo da centinaia di diverse fabbriche, ognuna delle quali ha storia e modelli diversi: diverse matite quindi.. migliaia, milioni di diversi modelli di matita.

Matite

Tutta questa diversità e storia non poteva non fare nascere un movimento attivissimo di collezionisti di matite.

Su internet sono presenti vari siti che parlano di collezionismo di matite, con migliaia di foto accuratamente catalogate per marca, modello, uso.. insomma un universo di matite vero e proprio, dalle più antiche e rare, alle più comuni. Da quelle destinate ad usi professionali (da carpentiere, da bozzetto, ecc) a quelle più strane e assurde prodotte per scopi professionali.

da www.thepolloweb.blogspot.com

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categoria:invenzioni, curiosità, grandi persone
sabato, 11 ottobre 2008

I premi Ig Nobel sono assegnati ogni anno, alla vigilia dei veri premi Nobel, dalla rivista Annals of Improbable Research.
Questi i dieci premi assegnati:

Alimentazione - A Massimiliano Zampini e Charles Spence per aver dimostrato che il cibo ha un sapore migliore quando suona meglio.
Lo studio, in particolare, ha dimostrato che le patatine fritte sembrano più buone perchè masticandole fanno rumore.

Pace - Al Comitato etico della federazione svizzera per la biotecnologia non umana e ai cittadini della Svizzera per l'approvazione del principio legale che i vegetali hanno dignità.

Archeologia - A Astolfo Gomes de Mello Araujo e Josè Carlos Marcelino per aver dimostrato che gli armadilli sono in grado di inerpicarsi su uno scavo archeologico.

Biologia - A Marie-Christine Cadiergues, Christel Joubert e Michel Franc per aver scoperto che le pulci che vivono su un cane possono saltare in alto più di quelle che vivono su un gatto.

Medicina - A Dan Ariely per aver dimostrato che i farmaci falsi di costo elevato sono più efficaci dei farmaci falsi poco costosi.

Scienza cognitiva - A Toshiyuki Nakagaki, Hiroyasu Yamada, Rio Kobayashi, Atsushi Tero, Akio Ishiguro e Agotha Toth per aver scoperto che i tasselli di fango possono saldare i puzzle.

Economia - A Geoffrey Miller, Joshua Tyber e Brent Jordan per aver scoperto che il ciclo mestruale delle danzatrici di lap-dance condiziona i loro guadagni in mance.

Fisica - A Dorian Raymer e Douglas Smith per aver provato che i mucchi di spaghi o di capelli si aggrovigliano inevitabilmente.

Chimica - A Sheree Umpierre, Joseph Hill e Deborah Anderson per aver scoperto che la Coca Cola è un efficace spermicida e a C.Y.
Hong, C.C. Shieh, P. Wu e B.N. Chiang per aver dimostrato che non è vero.

Letteratura - A David Sims per il suo studio "Voi bastardi: una esplorazione narrativa della pratica dell'indignazione nelle organizzazioni".

da www.ilrolla.blogspot.com

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categoria:invenzioni, curiosità
domenica, 05 ottobre 2008

Questo link vi farà vedere youtube in una versione mai vista, davvero molto bello, provatelo!!

http://it.youtube.com/experiencewii

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categoria:informatica, invenzioni, curiosità
domenica, 14 settembre 2008
Ogni minuto, al mondo, si vendono 100 iPod. Il gadget musicale cult targato Apple ha fruttato alla casa madre miliardi di dollari, eppure il suo inventore non ha visto neppure un penny. Il vero papà del popolarissimo mini lettore di file musicali è Kane Kramer, un inglese che ha lasciato la scuola a 15 anni e oggi, a 52 anni, è costretto a vivere con moglie e figli in una casa in affitto dopo aver dovuto vendere quella di proprietà per difficoltà economiche.

Il brevetto. La sua invenzione risale al 1979. La colpa? Non essere riuscito a mettere insieme nel 1988 le 60mila sterline necessarie a rinnovare il brevetto per tutelare la sua creatura. Che, quindi, divenne di proprietà pubblica.

L'idea dell'iPod, che Kramer aveva chiamato IXI, risale al 1979. Allora in un singolo chip riuscivano ad entrare tre minuti e mezzo di musica, ma Kramer era - giustamente - convinto che la capacità potesse migliorare notevolmente. Brevettò in tutto il mondo la sua scoperta e mise in piedi una società per sviluppare l'idea. Ma nel 1988, racconta il Daily Mail, dopo la rottura del board, non riuscì a racimolare la cifra necessaria a rinnovare il brevetto. Il resto è storia, a diversi zeri.

Il riconoscimento. Ora anche Apple riconosce la paternità dell'invenzione in base a nuovi documenti depositati per una causa legale, ma ill gesto non è motivato solo da onestà intellettuale.

La casa di Cupertino ha pagato la trasferta di Kramer in California perché testimoniasse durante una disputa in tribunale che la vede opposta a Burst.com, altra azienda che sostiene di possedere il brevetto per la tecnologia dell'iPod e chiede quindi ad Apple una consistente fetta dei profitti miliardari.


In questa battaglia miliardaria c'è finito di mezzo Kramer, il miglior testimone possibile per affermare la reale paternità del lettore mp3 più famoso del mondo.

Il vero papà dell'iPod, che vanta 163 milioni di pezzi venduti dal suo lancio nel 2001, si è dovuto accontentare del biglietto aereo e del soggiorno californiano pagato dalla società di Steve Jobs, in favore della quale ha fornito una testimonianza di oltre 10 ore. Ironia della sorte la Apple, con un gesto non proprio elegante, ha provveduto a regalare un iPod a Kramer: peccato che dopo solo otto mesi questo si sia rotto.

La speranza dello sfortunato inventore inglese è che la casa di Cupertino, passata la paura per la causa contro Burst.com, si dimostri un po' più generosa nei confronti di chi la ha, involontariamente, resa ancora più ricca.

da www.repubblica.it

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categoria:invenzioni, curiosità
mercoledì, 10 settembre 2008

Un lancio verso l'esplorazione delle frontiere dell'infinitamente piccolo: la tensione che oggi ha accompagnato l'avvio dell'acceleratore piu' grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, e' paragonabile a quella del lancio di una navetta spaziale. L'obiettivo, in questo caso, e' ancora piu' ambizioso perche' una macchina cosi' grande e potente promette di rivoluzionare la fisica: la scommessa e' riuscire a capire quello che e' successo negli istanti che hanno immediatamente seguito il Big Bang che ha dato origine all'universo, quando molto probabilmente sono entrate in gioco leggi fisiche molto diverse da quelle note oggi. ''E' stato un lancio nel microcosmo'', ha detto il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), che ha seguito tutte le fasi dell'avvio dell'Lhc dalla sede centrale dell'istituto a Roma, in collegamento con il Cern. Un evento storico e ''importantissimo'', come lo ha definito il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ed ex direttore generale del Cern, Luciano Maiani, che ha seguito le operazioni da Ginevra. Un successo pieno, quello ottenuto oggi, e vissuto fra un grande entusiasmo. Nella notte qualche difficolta' nell'apparato che controlla le bassissime temperature della macchina aveva creato qualche momento di tensione, che questa mattina ha comportato un leggero ritardo. Ma tutto e' stato superato nel migliore dei modi. Sotto gli occhi si tutto il mondo (dal Big Bang Breakfast organizzato in Gran Bretagna al pigiama party imposto agli Stati Uniti per il fuso orario) la macchina si e' accesa e il primo fascio di protoni l'ha percorsa interamente, completando il giro dei 27 chilometri dell'anello dell'Lhc in poco meno di un'ora, alle 10,27. In realta', ha spiegato il vicepresidente dell'Infn, Umberto Dosselli, i protoni sono stati iniettati a un'alta energia (450 miliardi di elettronvolt, GeV), tale da far raggiungere il 99% della velocita' della luce e percorrere un intero giro in un decimo di secondo. Ma per verificare che la macchina riuscisse a ''vederle'' in ogni punto del percorso, le particelle sono state bloccate in almeno otto diverse tappe da schermi simili a lastre fotografiche. Di volta in volta venivanno iniettati nuovi fasci (tutti relativamente piccoli, di qualche milione di protoni), ognuno dei quali bloccato in un punto diverso e misurato. Tappa dopo tappa, i protoni sono stati ''visti'' da tutti gli apparati dei quattro esperimenti dell'acceleratore (Alice, Cms Lhcb e Atlas). Ma il primo ''lampo'' e' esploso quando i potoni hanno incontrato il gas residuo nell'esperimento Cms. E' stato un altro dei momenti emozionanti di questa lunga mattinata. Poi l'applauso e i brindisi che hanno salutato il completamento del primo giro in questo percorso a tappe. ''Adesso - ha aggiunto Dosselli - si continua a iniettare nuovi fasci di particelle, in questa fase di rodaggio della macchina. L'Lhc funzionera' a regime fra qualche mese, nel quale una delle cose principali da fare sara' imparare a capire quando fascio diventa instaile e a gestirlo''. Le prime collisioni sono attese fra circa un mese e per l'inizio del prossimo anno l' acceleratore piu' potente del mondo funzionera' a regime, alla temperatura di 7.000 miliardi di elettronvolt (TeV). Inizia l' avventura dell'Lhc, che funzionera' almeno per i prossimi 25 anni, ma forse anche di piu', visto che periodicamente sara' modificata e ''ringiovanita''.

da http://ansa.it

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martedì, 09 settembre 2008

Domani mattina per la prima volta verrà messo in moto l’LHC ossia Large Hadron Collider del laboratorio europeo del CERN di Ginevra e verrà fatto girare per la prima volta un fascio di particelle facendogli fare l’intero circuito lungo 27 Km.
Per la prima volta verrà data la possibilità a 400 testate europee di seguire l’evento in diretta, è prevista anche una diretta della BBC, in Italia sarà possibile seguirla in diretta collegandosi a
http://webcast.cern.ch/ dalle 9 fino al tardo pomeriggio inoltre sembrerebbe che sarà possibile seguire la diretta anche a Roma in piazza Capretti 70 presso la presidenza dell’Infn ma di questo non ne sono sicuro magari se qualcuno di Roma può confermarlo ne sarei grato ;)

da http://geeksource.net

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categoria:invenzioni, curiosità
domenica, 07 settembre 2008

Il motore di ricerca più usato al mondo spegne le prime dieci candeline. Google è il più grande successo del web, operando 70 ricerche su 100. A idearlo furono due studenti nella Standford University, Larry Page e Sergey Brin, che il 7 settembre del 1998 ottennero l’inserimento del loro marchio nella lista delle aziende operanti nello Stato della California.

I due intrepidi si gettarono a capofitto nel business dell’informatica più avanzata, forti di un algoritmo, il PageRank, e della cosidetta “Teoria delle Reti”, secondo la quale più link ha una pagina, più è forte e potente. Svilupparono e portarono al successo l’intuizione che stava dietro a HyperSearch, motore di ricerca messo a punto da un italiano, Massimo Marchiori, considerato uno dei 100 giovani ricercatori piu’ importanti a livello mondiale.

La quarta azienda al mondo, dopo Microsoft, Ibm e Apple, è riuscita così a superare la crisi della new economy e la bolla informatica, scoppiata a inizio decennio.

Nonostante i risultati raggiunti, Google continua a intraprendere nuove sfide per battere i suoi concorrenti, ultima delle quali Chrome, neonato browser che ha già superato Opera.

da http://tecnomagazine.it

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categoria:informatica, invenzioni, curiosità
sabato, 06 settembre 2008

Il post precedente sulla macchina differenziale, lascia effettivamente dubbi sull'effettivo funzionamento della macchina differenziale. Mi sono messo alla ricerca di qualcosa di interessante ed ho trovato la semplice spiegazione dello stesso Babbage.

Immaginiamo di disporre delle biglie in fila:

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Collochiamo poi altre due biglie sotto ad ogni biglia partendo dalla seconda

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Poi  tre biglie sotto ad ogni mucchietto partendo dal terzo ...... e così via Image Hosted by ImageShack.us

 

Alla fine si ottengono dei mucchietti triangolari, ciascuno dei quali ha un numero uguale di biglie su ognuno dei tre lati.  Si nota anche che, ad ogni triangolo successivo, la lunghezza del lato aumenta di una biglia.

Osserviamo la linea dei numeri  per trovarvi la disposizione dei TRIANGOLARI:

1  2  3  4  5  6   7  8  9  10  11  12   13  14  15  16

|+1 |  +2   |     +3      |      +4          |               +5                  |          

REGOLA:  i numeri triangolari sono ottenuti dalla somma dei successivi numeri naturali

A questo punto potremmo chiederci se sia possibile calcolare quante biglie troveremmo ad esempio nel ventesimo mucchietto (senza sommare tutti i numeri da 1 a 20) . Per capirlo possiamo rappresentare la situazione in una tabella:

Ordine dei
mucchietti
DIFFERENZE PRIME

Numero palline
nel mucchietto
DIFFERENZE
SECONDE
1
2
3
4
5
6
1
3
6
10
15
21
1
1
1
1
1
1

La differenza prima si calcola togliendo ad un mucchio il numero delle biglie del mucchio precedente:
nell' esempio 10 - 6 = 4 (e corrisponde al numero d' ordine del mucchietto)

La differenza seconda togliendo dalla differenza prima di un mucchietto quella del mucchietto precedente:
nell' esempio 4 - 3 = 1 (si noti che le differenze seconde sono tutte uguali ad uno)

Da questo possiamo ricavare la regola generale che permette di calcolare il numero di biglie di un mucchietto qualsiasi:

Per calcolare ad esempio il numero di biglie del quarto mucchietto (quello preso finora ad esempio) basta:

1) prendere il suo numero d' ordine:      4
2) aggiungervi  
1

4 + 1 = 5

3) moltiplicarli tra di loro  4  x  5  =  20
4) dividere il risultato per due 
20 :  2  =  10  ( che è il numero cercato)

Se ne ricava la seguente equazione:   X= N . (N + 1) : 2

Per vedere se la regola è valida, proviamo a calcolare quante biglie ci sono nel
ventesimo mucchietto:

20 x (20 + 1: 2 = 210

Si comprende come, per il calcolo dei numeri triangolari, il procedimento sia sempre lo stesso e cambino solamente i numeri di partenza.

La risoluzione di questa equazione (parliamo della equazione per il calcolo dei numeri triangolari, presa come esempio, ma il principio è valido per tutte le equazioni) necessita di eseguire una moltiplicazione e una divisione, cosa che Babbage voleva evitare.
Utilizzando il metodo delle differenze è invece possibile calcolare una tabella per i numeri triangolari (e per qualsiasi altra equazione) servendosi della sola addizione e ricordando i risultati precedenti (la sua macchina in effetti eseguiva solo addizioni e ricordava i risultati di ogni operazione per riutilizzarli nella successiva); ricordiaamo che a Babbage interessava il calcolo di tabelle e non un singolo risultato.

Ecco come procedeva il calcolo:

numero triangolare: 1 3 6 10 15
differenze prime: 1 2 3 4 5
differenze seconde: 1 1 1 1 1

1) Dalle differenze seconde (che sono costanti) si calcolano le differenze prime:

1+1=2 +1=3 +1=4 +1=5 ....

2) Dalle differenze prime si calcola il valore della funzione:

1+2=3 +3 =6 +4=10 +5=15 ....

Risulta facile calcolare i numeri triangolari, col metodo delle differenze, usando una normale calcolatrice tascabile e risulta altrettanto facile costruire un programma in BASIC o in LOGO per svolgere la stessa funzione:
SI NOTI CHE IN TUTTI I CASI VIENE USATA SOLO L' ADDIZIONE.

Se non hai una calcolatrice a portata di mano usa questa Fammi clik

CALCOLATRICE
TASTI VISORE
1
+
2
+
3
+
4
+
5
+
6
+
1
1
2
3
3
6
4
10
5
15
6
21

BASIC

10 N = 0 : X = 0
20 X = X + 1
30 N = N + X
40 PRINT  N
50 GOTO 20

LOGO

PER TRIANG
AS "N 0
AS "X 0
RIPETI
PER RIPETI
AS "X  :X + 1
AS "N  :X + :N
STAMPA :N
RIPETI

 

da http://www.ulisse.bs.it/museo/storia/babbage/differenze.htm

postato da: T3rminator alle ore 17:12 | Permalink | commenti (2)
categoria:informatica, invenzioni, curiosità
venerdì, 05 settembre 2008

Un paio di post fa ho parlato di Charles Babbage e del suo intuito nel creare macchine calcolatrici che nella sua epoca non entrarono mai in funzione. Gli studiosi odierni hanno tentato di ricostruirle fedelmente al progetto originale per verificarne la funzionalità, risultata pressochè perfetta. La macchina in questione è la macchina differenziale.

Immagine della replica esposta al London Science Museum. Il progetto prevedeva la stessa precisione di calcolo per tutte le colonne ma per via della convergenza dei polinomi la precisione delle ultime colonne poteva essere minore.

E' una macchina che consente il calcolo, attraverso l'uso dei polinomi, complessi logaritmi e funzioni trigonometriche approssimandole appunto con i polinomi.

L'idea di Babbage non è nuova, ma riprende l'intuizione avuta dal tedesco Muller che ipotizzò nel 1786 il funzionamento di una macchina per questi calcoli ma non potè mai dimostrarne il funzionamento per carenza di conoscenze. Così Babbage propose l'idea che venne accolta con entusiasmo dal governo britannico. Iniziò subito il lavoro per costruirla e presto arrivarono fondi per lo sviluppo. Improvvisamente si arrivò ad un punto morto e il governo non finanziò più il progetto spingendo Babbage a spostarsi su un altro tipo di macchina, quella analitica.

La macchina differenziale sarebbe stata alimentata da un movimento meccanico di una manovella che faceva girare gli ingranaggi.

Le speculazioni sul progetto furono molte, tanto che un tipo di macchina differenziale venne venduto al governo britannico nel 1859. Basandosi su questo tipo di macchina, con altri accorgimenti presenti nel progetto originale,  tra il 1989 e il 1991 venne costruita una identica usando solo le tecniche e i materiali conosciuti all'epoca e si notò che era perfettamente funzionante tranne alcuni piccoli errori di progettazione che non avrebbero influito sul funzionamento. Nel 2001 si costruì anche la stampante per trascrivere su carta le operazioni della macchina.

La macchina è formata da un certo numero di colonne numerate da 1 a N. Ogni colonna è in grado di memorizzare un numero decimale. L'unica operazione che la macchina è in grado di fare è l'addizione del valore presente nella n + 1 alla colonna n immettendo il risultato nella colonna n. La colonna N poteva memorizzare solo delle costanti, la colonna 1 mostrava il risultato e se presente la stampante ne permetteva la stampa su carta.

La macchina era programmata mettendo i valor iniziali nelle colonne. La colonna 1 veniva regolata con il valore di partenza del polinomio. La colonna 2 con il valore della prima derivata del polinomio nel punto X. Le colonne successive contenevano i valori delle derivate successive sempre nello stesso punto.

Il progetto di Babbage prevedeva una somma completa con riporto ogni quattro rotazioni dei cilindri che formavano le colonne. Le colonne pari e dispari si alternavano ogni due rotazioni. Le operazioni seguivano la seguente sequenza:

  1. Addizione delle colonne n+1
  2. Propagazione dei riporti
  3. Addizione delle colonne n-1
  4. Resto.

Alcuni punti sono tratti da http://wikipedia.org

postato da: T3rminator alle ore 21:30 | Permalink | commenti (3)
categoria:informatica, invenzioni, curiosità
mercoledì, 03 settembre 2008

Dopo l’anticipazione a fumetti, il rilascio della prima beta di Google Chrome , il browser open source di Google, è avvenuto. Rilasciato in quaranta lingue, per ora Chrome è disponibile solo per Windows Xp e Windows Vista, mentre le versioni per Linux e Mac dovrebbero arrivare nei prossimi mesi. Tre gli atout evidenziati al momento del lancio e ben spiegati in un video rilasciato su YouTube , velocità, stabilità e sicurezza figurano al primo posto. I browser attuali, è l’assunto di partenza, sono stati progettati per un utilizzo diverso del Web, è l’assunto di partenza. Oggi, sul Web si utilizzano più applicazioni rispetto al passato ed è necessario che anche i browser vi si adattino. Con Chrome si è cercato di coniugare queste accresciute esigenze, garantendo nel contempo la velocità. “Con Chrome abbiamo voluto che tutto fosse il più veloce possibile, da JavaScript fino al motore di rendering”. E la scelta, per garantire velocità e leggerezza, è caduta su WebKit. Non basta, naturalmente. Un altro degli obiettivi sui quali il team di sviluppo di Chrome ha lavorato è stata la stabilità: “L’obiettivo era mantenere il browser molto veloce anche nell’accesso a siti molto pesanti e ricchi di contenuti multimediali, mantenendo nel contempo la stabilità. Per farlo, il sistema è stato sviluppato in modo tale che ogni applicazione viene eseguita nel proprio ambiente, isolata da tutte le altre”. Più concretamente, per gli sviluppatori del progetto era importante garantire che nel caso in cui si verifichi qualche problema, non vada in crash l’intero browser, ma solo la singola scheda, lasciando normalmente attive le altre. E poi c’è la sicurezza. Chrome è sviluppato su una architettura multiprocessore nella quale ciascun render viene eseguito in un processo separato: questo significa che un processo non può dunque comunicare con un altro e che ciascuna pagina web viene aperta viene trattata separatamente, come un compartimento distinto rispetto agli altri. Tutto questo, con l’obiettivo di offrire maggiore protezione ai navigatori. Importantissimo, va da sé, anche il lavoro sull’interfaccia. “Un approccio minimalista”, si dichiara. I partecipanti al gruppo di lavoro sostengono di aver discusso ciascun singolo pixel, con l’obiettivo di ridurre al minimo la presenza del browser, per consentire al navigatore un’esperienza totalmente incentrata sui contenuti. Il tutto, naturalmente,con un occhio alla facilità di utilizzo. In questa direzione va la scelta di una barra che riunisce search e address o la visualizzazione di una pagina che include snapshot dei siti più visitati, ricerche recenti e bookmark all’apertura di una nuova tab, o ancora la Sandbox che presenta dei suggerimenti in fase di inserimento di un indirizzo. Particolarmente enfatizzata, poi, è l’idea che Google Chrome sia un progetto open source. Per Google si tratta di una svolta importante e per questo non solo la società riconosce il contributo di altri progetti open source che hanno fornito significativi contributi alla tecnologia browser, ma conferma l’intenzione di renderlo disponibile in modo che gli altri possano prenderne spunto e in modo da poter a sua volta prendere spunto dalle idee degli altri.

 

da http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_91492,00.html?lw=24;2

postato da: T3rminator alle ore 14:30 | Permalink | commenti (4)
categoria:informatica, invenzioni, curiosità

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