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martedì, 07 ottobre 2008

Anno 2106, fuga dalla Terra. Non è il titolo di un film di fantascienza, bensì la profezia di Stephen Hawking, il grande astrofisico, autore del best-seller «Dal big bang ai buchi neri» e di innumerevoli studi sull' universo. Interpellato in una conferenza stampa sulla data in cui gli esseri umani potrebbero risiedere su un altro pianeta, lo scienziato britannico ha risposto che «tra vent' anni potremmo avere una base permanente sulla Luna e tra quaranta su Marte». Ma poi ha osservato che, per svariate ragioni, la Luna e Marte non sono adatti a ospitare qualcosa di più di minuscoli avamposti di umani: «Non troveremo niente di bello come la Terra, a meno che non andiamo a cercare in un altro sistema solare. Del resto, se vogliamo garantire la sopravvivenza della nostra specie, dovremo allargare la conquista dello spazio. La vita sul nostro pianeta è sempre più a rischio di estinguersi a causa di disastri naturali, surriscaldamento globale, guerre nucleari, virus geneticamente modificati o altri pericoli». Ce la faremmo a traslocare, in caso di bisogno, su un altro pianeta? Secondo Hawking sì, a una condizione: «Se riusciamo a evitare di sterminarci gli uni con gli altri nei prossimi cent' anni». In altre parole: nel giro di un secolo, avremo i primi avamposti (Luna e Marte) e probabilmente anche la tecnologia necessaria per erigere colonie spaziali su larga scala. Per cui, se intorno al 2106 un disastro minacciasse la sopravvivenza sulla terra, i terrestri potrebbero fuggire altrove. Già, ma dove esattamente? Il Guardian ha stilato una lista, chiedendo ai suoi esperti di valutare i pro e contro. La Luna, per esempio, ha il vantaggio di essere a soli tre giorni di distanza dalla Terra e di offrire una vista favolosa del nostro pianeta: ma ha un panorama piuttosto deprimente, nel lungo termine la mancanza di gravità distruggerebbe muscoli e ossa dei «coloni» terrestri e comunque non è abbastanza grande da ospitarli tutti. Marte è un po' meglio, ha il 40 per cento di gravità della Terra, un qualche tipo di atmosfera, acqua ghiacciata ai poli e probabilmente sotto terra: ma non è facile atterrarvi e occorrono sei mesi per raggiungerlo. Su Venere, per dirne una, fa troppo caldo: a 450 gradi centigradi di temperatura si scioglierebbe anche l' acciaio. Mercurio è troppo freddo ai poli e troppo caldo sul lato che guarda il Sole. E così via. L' unica soluzione, come dice Hawking, sarebbe trovare una replica della Terra in un altro sistema solare: un pianeta grande circa come il nostro, quindi con una simile forza di gravità e alla distanza giusta dalla stella che lo riscalda. Un pianeta del genere potrebbe certamente esistere, ma sulla Terra non abbiamo ancora telescopi abbastanza potenti per localizzarlo. E, se esiste, sorge un problema etico: se ha gravità, ossigeno e la temperatura giusta, su quel pianeta si è sicuramente sviluppata la vita. Potrebbe, insomma, essere già abitato. Significa che, per salvarci, dovremmo appropriarci del pianeta di un' altra specie o chiedere ospitalità. In entrambi i casi, non sarebbe semplice. venere Sulla carta, è il pianeta perfetto: stesse dimensioni rispetto alla terra, non lontano da raggiungere stesse sostanze di base. Il clima, però, è proibitivo: 450 gradi la temperatura e la pressione atmosferica è 100 volte quella della terra. Non c' è ossigeno o acqua. Mercurio rappresenta la scelta più difficile. La regione più adatta ad un' eventuale colonizzazione umana è quella dei poli, con temperature accettabili e riserve d' acqua. Ma la mancanza di campo magnetico renderebbe la vita impossibile. La luna è a soli tre giorni di viaggio ricca di minerali utili a formare ossigeno e combustibili, che potrebbero creare condizioni possibili per la vita. Ma l' assenza di gravità danneggerebbe ossa e muscoli e se la terra rischia la catastrofe, non si sarebbe al sicuro così vicini. Marte dopo la Luna, il pianeta rosso è in teoria il migliore da colonizzare. E' ricco di acqua congelata e potrebbero esserci forme di vita. E' però molto lontano dalla terra, a sei mesi di viaggio, e atterrare sulla sua superficie scoscesa è molto difficile

da www.repubblica.it

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categoria:scienza, misteri, curiosità
domenica, 05 ottobre 2008
 Viveva nel mare 570 milioni di anni fa, il più "vecchio" animale con le zampe a tutt'oggi noto.
Aveva un corpo lungo circa un centimetro e un numero imprecisato, ma sicuramente numeroso, di zampe, piuttosto lunghe e molto sottili, tanto da lasciare impronte simili a punte di spillo. Con questi arti si spostava sul tappeto di sedimenti soffici e compatti del mare poco profondo che si estendeva dove oggi si trova lo Stato americano del Nevada.

Un nome non lo ha ancora ricevuto, perché tutto quello che resta di questa strana creatura sono le impronte, scoperte dal gruppo di geologici dell'Università dell'Ohio coordinato da Loren Babcock e presentate per la prima volta oggi negli Stati Uniti, nel congresso della Società Geologica Americana in corso a Houston. La scoperta è tutt'altro che una semplice curiosità: l'evidenza che 570 milioni di anni fa sulla Terra vivessero animali in grado di camminare sposta infatti indietro di 30 milioni di anni il momento in cui sono comparsi sul nostro pianeta i primi animali dotati di zampe. A riscrivere la storia della vita animale sulla Terra sono due file parallele di minuscole impronte simili a puntini, ognuno del diametro di circa due millimetri.

Alla luce di questa scoperta, quindi, il primo animale con le zampe è vissuto nel periodo Ediacarano, il cui inizio è fissato a 635 milioni di anni fa, l'era geologica che precede il Cambriano, nel quale la vita sulla Terra è letteralmente esplosa, con la comparsa di numerose nuove specie. L'Ediacarano è da sempre considerato un periodo popolato da organismi estremamente semplici, come coralli o vermi, ma la scoperta delle impronte suggerisce che forse le cose non era così. Per la prima volta, osserva Babcock, "abbiamo l'evidenza che in quell'epoca è esistito un animale dotato di zampe e in grado di camminare". Babcock ha scoperto le tracce per caso, mentre studiava le rocce in una località del Nevada vicina a Goldfield.


"Arrivammo su un affioramento che risaliva all'epoca a cavallo fra Precambriano e Cambriano, così ci siano fermati a dare un'occhiata. Ci siamo seduti e abbiamo cominciato a cercare tra le rocce. Nemmeno un'ora dopo abbiamo visto le impronte". Il primo sospetto è stato che si trattasse di un animale simile a un millepiedi o comunque a un verme con piccole zampe.
I fossili più antichi finora scoperti risalgono a circa 520 milioni di anni fa e a 540 milioni di anni fa, in pieno Cambriano. Le impronte fossili del Nevada, invece, non solo appartiene al più antico animale con le zampe finora noto, ma sono la prova che animali complessi popolavano la Terra prima del Cambriano.

Adesso il gruppo di Babcock sta proseguendo le ricerche nella stessa regione in cui sono state scoperte le impronte, ma ci sono anche altre località nelle quali potrebbero trovarsi fossili antichissimi: per esempio, in passato, fossili di animali molto semplici che risalgono all'Ediacarano sono stati scoperti in Russia (nell'area del Mar Bianco), in Australia meridionale o in Namibia.

da http://repubblica.it

postato da: T3rminator alle ore 18:57 | Permalink | commenti
categoria:scienza, misteri, curiosità
sabato, 02 agosto 2008

Il termine OOPARTS sta a significare praticamente "reperti al di fuori di ogni logica convenzionale collocazione, tale da mettere in crisi la visione delle cose che la scienza ritiene di aver ormai acquisito".

L' argomento in questione comprende diversi oggetti "impossibili", che sono stati trovati dove non avrebbero dovuto essere.

Il più famoso, forse, è il geode ritrovato nei pressi di olancha, in California, nelle montagne di Coso, il 13 febbraio 1961, da una spedizione geologica guidata da Mike Mikesell, Wallace A. Lane e Virginia Maxey.

Questo geode, stranamente senza cavità interne, caratteristica che distingue queste pietre, presenta invece al suo interno una sezione perfettamente circolare di un materiale durissimo.
Il geode sarebbe stato datato ad almeno 500.000 anni fa.


Il "geode di Coso" tagliato in due e visto esternamente


Il geode sezionato e visto internamente

Ulteriori osservazioni sulle fotografie e sulle radiografie del reperto rivelarono che l 'oggetto sezionato presentava una parte metallica esagonale, un isolante di materiale che poteva essere ceramica o porcellana con un filo metallico centrale: i principali componenti di "una candela d' accensione" di un moderno motore a scoppio.


La radiografia del geode di Coso in visione frontale e laterale

Gli ominidi viaggiavano in motocicletta?

Un altro reperto "impossibile" è quello citato da Charles Fort e ritrovato in seguito al brillamento di un massiccio conglomerato di roccia a Dorchester, Massachusetts, nel 1851. Tra i frammenti di roccia generati dall' esplosione, venne individuato un sottile reperto concavo di metallo, accanto al quale ve ne era una ltro del tutto simile. Si scoprì che i pezzi combaciavano perfettamente tra loro a formare un recipiente a campana alto 11,4 centimetri, largo 6,3 centimetri alla sommità e 16,5 centimetri alla base, l' oggetto era spesso 3 millimetri e composto principalmente d' argento.


Il vaso di Dorchester

Presso la sommità, dove apparentemente la maniglia si era spezzata, l' oggetto presentava un orifizio di circa 4 centimetri di diametro. Presentava raffinate decorazioni eseguite con un tipo di saldatura.
La roccia nella quale fu rinvenuto era un granito formatosi almeno un miliardo di anni fa.

Un altro reperto, di cui però si hanno pochissime notizie, è il "martello di London", rinvenuto in Texas.


Il martello di London

Questo oggetto fu rinvenuto in un blocco di arenaria datato 140 milioni di anni.

Un reperto, o meglio, "l 'ombra" di un reperto è però quello che più lascia stupefatto chi ne viene a conoscenza; si tratta di un' impronta fossile di calzatura dotata di tacco rinvenuta presso Antelope Springs, nello Utah.

Apparentemente, si nota una suola di scarpa, munita di tacco, con impressa la forma di un trilobite, piccolo crostaceo vissuto fra i 300 ed i 600 milioni di anni fa.


L' impronta di calzatura rinvenuta nello Utah. Si può notare il trilobite, di forma circolare, impresso nel tacco.

La suola è lunga 36 centimetri e larga 8, con la sporgenza del tacco ben visibile.
Chi calzava scarpe prima ancora che nascessero i dinosauri?

Ed ancora:

la lente ottica molata rinvenuta in una tomba ad Helwan, in Egitto, e custodita al British Museum.


La lente rinvenuta a Helwan

Altri reperti "impossibili":

Nel 1851, nel Massachusetts, un collezionista di minerali ruppe accidentalmente un blocco di quarzo della grandezza di un pugno. Il blocco rivelò al suo interno un chiodo di ferro lungo sette centimetri, leggermente corroso ma perfettamente diritto e con la testa perfettamente distinguibile.

A Bearcreek, nel Montana, nel 1926 venne trovato in una miniera di carbone un blocco del minerale nel quale era incastrato un dente umano, per la precisione un secondo molare inferiore, interamente fossilizzato, identico al dente di un uomo della nostra epoca. Secondo le stime dei geologi, il carbone della miniera si era formato intorno ai dieci milioni di anni fa.


Il dente ritrovato nel blocco di carbone

Un FRAMMENTO DI ACCIAIO identico alla punta di un trapano è stato trovato in Scozia, nel 1852, racchiuso in un blocco di carbon fossile. Il carbone della miniera risale ad almeno undici milioni di anni fa.

la FIBBIA DA CINTURA rinvenuta in Cina nei pressi della tomba del generale Chou Chu, della dinastia Chin, vissuto dal 265 al 316 d.C. Dall' analisi compiuta dall' istituto di fisica applicata dell' Accademia delle Scienze cinese e dal politecnico di Dunbai, si è appurato che il metallo della fibbia è una lega formata dal 5% di manganese, dal 10% di rame e dall' 85% di alluminio.

La scienza ufficiale però ci dice che l' alluminio sarebbe stato scoperto solo nel 1803 e si è riusciti a produrlo in forma sufficientemente pura solo nel 1854. Attualmente, il processo di estrazione dell' alluminio dalla bauxite è molto complesso ed implica l' uso di un forno di tipo "Reverbier", di una camera di rifrazione e di un generatore di corrente, oltre all' elettrolisi ed a temperature superiori ai 950°C.

Una RADIO A GALENA rinvenuta su uno scheletro umano e risalente a circa 2500 anni fa, scoperta in una caverna nella zona di Yianghe, nella provincia sud-orientale di Yiangxi in Cina, ad opera di una équipe di archeologi guidata dal prof. Han della Nanking University.
Il reperto è costituito da due auricolari collegati ad una scatola contenente delle lamine d' argento (forse funzionanti da trasduttori di frequenze) e un cristallo di colore viola (avente forse funzione di antenna .
Indossando gli auricolari, si udrebbe un suono che si ritiene essere un canto funebre inneggiante all 'oltretomba.

Nel 1869, presso il Miner's Saloon di Treasure City, nel Nevada, venne esposto un frammento di feldspato proveniente dalla locale miniera di Abbey. Nella roccia era incassato qualcosa che rassomigliava ad una comune vite lunga 5 centimetri, così perfettamente delineata nel solco elicoidale del filetto, che i molti che ebbero modo di osservarla asserirono che si trattava senza dubbio di una vera e propria vite di ferro, rimasta misteriosamente intrappolata nella pietra.

Una curiosa scoperta fu effettuata dalla signora S.W. Culp di Morrisonville, nell' Illinois, nel 1891.
La donna stava rompendo un grosso pezzo di carbone, prima di infilarlo nella stufa. Nel romperlo, rimase sorpresa poichè al suo interno scoprì una catenina d' oro della lunghezza di 25 cm., e quando cercò di prenderla tra le mani si accorse che era saldamente attaccata al pezzo di carbone, e dovette usare una certa forza per staccarla dal blocco. Al chè si accorse che era rimasta un' impronta nitida della catenella impressa nel carbone. Sottoposta ad un esame, la catenella risultò del peso di 12 grammi e costituita di oro a 8 carati.

Come si possono classificare tutti questi oggetti, testimonianze vere di un passato ancora da scoprire o banali frodi?
Potrebbero essere frutto di scherzi di alcuni burloni, anche se alcuni ritrovamenti sarebbero stati "impossibili" da architettare, come gli oggetti ritrovati all' interno di blocchi di pietra di milioni di anni fa. Proviamo allora a pensare se anche solo uno di questi oggetti non fosse opera di qualche buontempone: sconvolgerebbe tutto quello che finora sappiamo della storia dell' evoluzione umana.
Quindi, sarà opportuno non continuare ad ignorare tutto ciò che è stato e verrà trovato.

da http://web.genie.it/utenti/m/mysteryworld/ooparts.html

postato da: T3rminator alle ore 22:34 | Permalink | commenti (3)
categoria:scienza, misteri, curiosità

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