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The Italian Blog

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venerdì, 08 maggio 2009
Un ronzio che si ode nello spazio.
Fisici Usa hanno visto che nasce
nelle “Fasce di Van Allen”, zone
piene di particelle d’energia finite
nel nostro campo magnetico.

Le fasce di Van Allen.

l'immagine si apre in una nuova finestra

Le particelle cariche (elettroni, protoni e particelle alfa) non sono in grado di attraversare le linee di forza di un campo magnetico, per cui l’incontro fra le particelle emesse dal Sole, che costituiscono il vento solare, e il campo magnetico terrestre produce due effetti: una distorsione del campo magnetico, sotto la pressione generata dal vento solare, e la deflessione delle particelle lungo le linee di forza del campo.

Le particelle cominciano a spiralizzare attorno alle linee di forza, con una traiettoria ad elica il cui raggio è proporzionale alla carica e inversamente proporzionale all’intensità del campo magnetico.

Quest’ultima proprietà della traiettoria ha una conseguenza interessante, la particella viene portata dalla struttura del campo bipolare verso i poli, dove il campo magnetico, richiudendosi verso terra si intensifica, quindi la spirale della particella si restringe sempre più fino, in molti casi, a zero dopo di che il moto della particella si inverte, ritornando in dietro. In questo modo le particelle vengono catturate e confinate in una zona dello spazio attorno alla Terra, andando a costituire delle vere e proprie fasce, teorizzate da Van Allen da cui prendono il nome, e poi osservate sperimentalmente dai primi veicoli spaziali che sono entrati in orbita attorno alla terra.

Queste fasce di radiazioni hanno a lungo preoccupato i responsabili delle missioni umane nello spazio, ma l’intensità è tale che risulterebbero pericolose solo se, nell'attraversarle, un uomo fosse fuori dei veicoli spaziali.

Talvolta, quando l’energia delle particelle in arrivo dal Sole aumenta, queste riescono ad arrivare in profondità nell’atmosfera e allora abbiamo il fenomeno delle aurore boreali.

da www.thepolloweb.blogspot.com

postato da: T3rminator alle ore 23:00 | Permalink | commenti (1)
categoria:spazio, curiosità, grandi persone
giovedì, 26 febbraio 2009

Nebulosa Helix

postato da: T3rminator alle ore 21:24 | Permalink | commenti (1)
categoria:spazio, curiosità
giovedì, 23 ottobre 2008
501 foto, disegni e messaggi sono stati inviati il 10 ottobre dall'Ucraina verso Gliese 581C, un pianeta distante 20 anni luce da noi, per mezzo di un radiotelescopio utilizzato solitamente per seguire le traiettorie degli asteroidi. Il pianeta , che se tutto va bene dovrebbe ricevere i messaggi nel 2029, è stato scelto in quanto si pensa, in base alle sue caratteristiche, possa ospitare la vita.
Qualsiasi risposta ai messaggi, raccolti con una gara, "Un messaggio dalla Terra", lanciata da un network chiamato Bebo, non raggiungerà la Terra prima di 40 anni. Alla gara hanno partecipato 12 milioni di utenti che sono stati invitati a scrivere messaggi su argomenti vari che hanno toccato l'ambiente, la politica, e persino la sfera personale come le relazioni familiari e il primo bacio.
I 500 messaggi selezionati, convertiti in linguaggio binario, viaggeranno nello spazio per 123 trilioni di chilometri dopo essere stati "sparati" da Evpatoria una località dell'Ucraina, via onde radio altamente energetiche, dal radiotelescopio RT-70 dell'Agenzia Spaziale nazionale.
Il "pacchetto" di messaggi, secondo Oli Madgett, direttore scientifico della missione, ha superato la Luna dopo 1.7 secondi, Marte in quattro minuti e ha lasciato da poche ore il Sistema Solare. La speranza degli organizzatori è che questo "carico utile" altamente tecnologico possa raggiungere il pianeta come previsto all'inizio del 2029.
Secondo Seth Shostak, astronomo del programma SETI, Search for Extra Terrestrial Intelligence Institute, California, se c'è qualcuno su quel pianeta che riceverà i segnali inviati, saprà, almeno, che da qualche parte,in direzione di quel sistema di stelle, esiste un pianeta che ospita forme di vita intelligenti.

MANDA IN ORBITA IL TUO NOME
Se vi piace l’idea, anche voi potete inviare il vostro nome attraverso questo link al sito della NASA:
http://polls.nasa.gov/utilities/sendtospace/jsp/sendName.jsp
inserite anche un vostro indirizzo e-mail, il vostro stato e i codici di controllo presenti nel box in basso

Verrete subito indirizzati sulla pagina contenente il vostro certificato personale,
che potete anche scaricare in formato PDF.
Riceverete inoltre una e-mail con il link che punta sul vostro certificato.

da http://gabry58.spaces.live.com
postato da: T3rminator alle ore 21:15 | Permalink | commenti (2)
categoria:scienza, spazio, curiosità, nasa
mercoledì, 30 luglio 2008

 

Esplosioni di energia magnetica tra la Terra e la Luna sono alla base degli scintillii e delle onde luminose che caratterizzano l'aurora boreale e quella australe. Lo afferma la NASA.
Cinque satelliti collegati fra loro, che erano alla base di una missione denominata THEMIS, hanno studiato per un anno il fenomeno aiutando i ricercatori a risolvere alcuni misteri dell'aurora boreale.
"Abbiamo scoperto ciò che provoca la danza di luci dell'aurora boreale", ha dichiarato Vassilis Angelopoulos dell'University of California, Los Angeles.
Il professor Angelopoulos è il principale ricercatore per la missione THEMIS. "Le esplosioni di energia che avvengono ad un terzo di strada tra la Terra e la Luna provocano gli improvvisi e rapidi movimenti di luce dell'aurora boreale".
Queste piccole tempeste magnetiche possono influenzare i sistemi elettrici presenti sulla Terra. Possono mettere KO o disattivare i satelliti ma anche interrompere la produzione di elettricità e i relativi sistemi di trasmissione.


Tempeste magnetiche su vasta scala, generate da improvvise emissioni cariche di plasma da parte del Sole, possono avere lo stesso effetto.
Le piccole tempeste magnetiche rappresentano un potenziale pericolo anche per gli astronauti presenti nello spazio in quel momento; un'ulteriore sfida per le prossime avventure spaziali che vogliono riportare l'uomo sulla luna o fargli posare i piedi sul suolo di Marte.
I risultati, pubblicati dalla rivista "Science", dovrebbero aiutare gli scienziati a prevedere queste piccole tempeste in modo più accurato.
"Abbiamo bisogno di capire questo ambiente ma anche di essere in grado di prevedere quando queste grandi emissioni di energia accadranno, in modo che gli astronauti rimangano all'interno del loro veicolo spaziale e che si possano disattivare in tempo i sistemi critici dei satelliti così che non risultino danneggiati nè gli uni nè gli altri.", ha affermato il professor Angelopoulos. "Questo è stato estremamente difficile nel passato perché le  missioni precedenti, che misuravano il plasma in un solo luogo, non erano in grado di determinare l'origine delle tempeste nello spazio"
Le piccole tempeste magnetiche sono attivate dalla riconnessione magnetica, un comune processo che si verifica in tutto l'universo quando linee di campo magnetico improvvisamente assumono una nuova forma, come una gomma eccessivamente tirata.
"La riconnessione magnetica rilascia l'energia immagazzinata all'interno di queste linee di campo magnetico eccessivamente stirate, rilasciando particelle cariche verso l'atmosfera terrestre", ha affermato David Sibeck, scienziato del Goddard Space Flight Center della NASA che prende parte al progetto THEMIS.

da http://thepolloweb.blogspot.com

 



postato da: T3rminator alle ore 12:49 | Permalink | commenti (1)
categoria:spazio, curiosità
venerdì, 18 luglio 2008

Continuando con gli argomenti astronomici, dopo il paradosso di Olbers e il bel post sulle stelle scritto dal prof. leo54 (leggetelo, non ve ne pentirete!), parlerò ancora delle stelle, ma di un loro lato particolare cioè il numero. Infatti, questa è sempre stata la domanda che tutti si fanno guardando un cielo stellato; Ma quante saranno??Come si formano?? Bene, la risposta è impossibile darla con certezza e precisione, ma nel corso dei secoli molti esperti ci hanno provato. Si è calcolato pertanto che:

Nell'universo c'è un numero di stelle pari a dieci volte i granelli di sabbia presenti sulla Terra: 70.000 miliardi di miliardi di sstelle (un 7 seguito da 22 zeri). Le stelle ci sembrano tutte uguali ma non esistono due identiche. Le stelle hanno una propria vita che dura milioni di anni e si formano in nubi di polvere a temperature elevatissime a causa della gravità che comprime il "materiale". così il gas si riscalda  a tal punto da far trasformare l'idrogeno in elio creando enormi quantità di energia. Così nasce una stella, continua  a brillare per la combustione tra idrogeno ed elio, facendo raggiungere così temperature fino a 20 milioni di gradi.

Anche il nostro Sole è una stella che brucia da 4600 milioni di anni e dopo aver esaurito il proprio idrogeno inizierà ad espandersi diventando sempre più luminoso. Si chiamerà stella gigante. quando si esaurirà completamente, diventerà una nana bianca (sarà talmente pesante che un cucchiaino della sua materia peserà migliaia di chili) e in seguito una nana nera, così sarà dichiarata ufficialmente morta.(State tranquilli,tutto questo processo avviene in miliardi di anni).

Spero di essere stato chiaro in queste poche righe a descrivere un evento che necessiterebbe di intere enciclopedie. Ovviamente la fonte è sempre il libro su Tunguska.

postato da: T3rminator alle ore 14:45 | Permalink | commenti (1)
categoria:astronomia, spazio, curiosità
martedì, 08 luglio 2008

Leggendo un libro interessante sull'esplosione di Tunguska e soprattutto sulle varie ipotesi formulate, l'autore non può fare a meno di parlaare della storia dell'astronomia e della teoria delle meteoriti e galassie. Ad un certo punto si tira in ballo un certo Olbers, formulatore della teoria del paradosso di Olbers appunto. Tutto nasce nel 1826, quando l'astronomo Heinrich Olbers, si chiese per la prima volta poichè il cielo appaia buio di notte nonostante fosse infinitamente colmo di stelle (allora si pensava che l'universo fosse pieno di stelle in numero infinito e fosse statico). Però a quei tempi non si potè considerare che la velocità della luce è finita, pertanto più una stella è lontana più la sua luce ci appare fioca e anzi coperta dalla luce di altre stelle più vicine. Secondo quella ideologia, la luce dovrebbe apparirci uniforme, a tal punto da non distinguere neanche il sole.

 Diversi sono stati i tentativi di risolvere la questione.Per molto tempo si è ritenuto che l'estensione del cosmo fosse limitata e che tra le stelle si intravedesse uno sfondo scuro. Questa ipotesi presume naturalmente di essere al centro dell'universo, ed è stata resa obsoleta dal crollo filosofico del geocentrismo.Nel seicento si è ipotizzato che nubi di polvere presenti nello spazio vuoto oscurino le stelle lontane. Questa soluzione non regge all'analisi in quanto la radiazione assorbita scalderebbe la materia fino a farle riemettere la stessa quantità di luce (Radiazione di corpo nero). Lo stesso Olbers si era orientato verso questa soluzione erronea.Un'ulteriore possibilità è che la velocità della luce sia limitata e l'universo esista da un tempo limitato. In realtà la velocità della luce era già approssimativamente nota dal XVII secolo, misurata da Ole Romer, ma questa soluzione stranamente non fu mai molto considerata.Una possibilità puramente statistica è che l'universo visibile abbia una distribuzione frattale, con dimensione frattale inferiore a 2. In questo modo, il limite per r → ∞ tenderebbe comunque ad un numero finito.

Questa la soluzione moderna:

Nel 1929 l'astronomo americano Edwin Hubble dimostrò che l'universo attuale si sta espandendo e che conseguentemente deve avere avuto una origine nel passato. Dal nostro punto di vista le galassie appaiono allontanarsi con velocità proporzionale alla distanza, fino ad un limite oltre il quale sembrerebbero allontanarsi alla velocità della luce, e non possiamo quindi vederle. In altre parole, poiché la luce ha velocità limitata, guardare lontano significa anche guardare indietro nel tempo, fino al punto in cui si osserva l'istante della nascita del cosmo, il Big Bang. In pratica l'universo visibile ci appare di dimensioni limitate nello spazio e nel tempo, per cui la luce ci giunge da un numero limitato di stelle tale che il cielo ci appare nero.

Il paradosso non è più tale in quanto il presupposto dell'eternità del cosmo è falso. Anche nel caso che fosse comunque infinito nello spazio, ma non nel tempo, secondo la cosmologia comunemente accettata, per eliminare il paradosso di Olbers basta lo spostamento verso il rosso: quando gli oggetti sono abbastanza lontani, come detto prima se superano la distanza che la luce può aver percorso dal Big Bang, la loro luce non ci arriverà per niente, se invece sono più vicini ma la velocità di recessione è maggiore di quella della luce, non ci arriverà nulla comunque. Quindi se anche l'universo fosse infinito nello spazio, non avremmo il paradosso.Secondo il cosmologo americano Edward Robert Harrison la soluzione del paradosso non si trova nell'espansione dell'Universo, anche un universo statico avrebbe un cielo notturno buio. La soluzione secondo Harrison è che le stelle brillano da troppo poco tempo per riempire tutto l'Universo con la loro radiazione.

Le due soluzioni sono tratte da http://wikipedia.org

postato da: T3rminator alle ore 22:43 | Permalink | commenti (3)
categoria:spazio, curiosità
venerdì, 30 maggio 2008

La NASA, la straordinaria agenzia governativa civile responsabile per il programma spaziale degli Stati Uniti d'America e per la ricerca aerospaziale civile e militare,ha avviato un programma chiamato Send Your Name to the Moon (Manda il tuo nome verso la luna), un nome che è tutto un programma.

In parole povere, basterà inserire nome e cognome negli appositi campi, per poi così poter essere certi che saremo fra i nomi presenti nel database della stessa NASA, che poi trascriverà in un microchip che verrà rilasciato proprio sulla Luna dalla sonda LRO.

Inoltre vi sarà "certificato" con un file *.pdf, la vostra partecipazione alla missione astronomica. Il sito potrà ricevere nomi e cognomi per la missione fino al 27 Giugno. Sembra che la NASA abbia voluto creare questo servizio per cercare di avvicinare quella fetta di utenti pionieri della rete, all'astronomia.

postato da: T3rminator alle ore 15:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:scienza, spazio, invenzioni, curiosità, nasa

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